Leccio

foglie leccio (foto Alessio Saba)

IL GIGANTE DEL MEDITERRANEO

Pianta molto longeva, da non confondersi con la quercia propriamente detta (quella da sughero) emblematica dell'area del Mediterraneo: senza dubbio tra le più rappresentative delle nostre latitudini, dove trova il suo clima ideale, specie sulle colline, dove spicca per la folta chioma.    Chiamato anche Elce (Quercus ilex) è una quercia sempreverde e latifoglia, assai longeva (può raggiungere 1000 anni), colore cupo e portamento arboreo, con fusto raramente dritto.

Albero alto fino a 30 m, con chioma densa e globosa, di colore verde scuro; tronco robusto, che può raggiungere e superare i due metri di diametro; rami del primo e secondo anno pubescenti.

La corteccia è grigia e quasi liscia negli esemplari giovani, grigio scuro-brunastra, con lievi screpolature in scaglie quadrangolari, negli esemplari adulti.

Le foglie sono persistenti, coriacee, sempreverdi e di forma piuttosto variabile, da ovale ad ovale lanceolata; quelle più giovani sono dentate e spinose ai margini, quelle più vecchie sono strette a margine intero, entrambe presentano la pagina superiore verde scura e quella inferiore verde più chiaro, glabra o con una lieve peluria.

I fiori maschili sono piccoli e riuniti in amenti penduli ed i femminili riuniti in infiorescenze erette a spiga.

Le ghiande sono ellissoidali, avvolte per 1/3 dalla cupola, che è ricoperta da squame brevi e chiare; maturano tra maggio e settembre.

MOLTEPLICI FORME

Oltre che nella configurazione prostrata a cespuglio ("pulvino") e facile incontrarlo, specie nei parchi, coltivato come siepe alta e - soprattutto nei boschi un tempo destinati alla produzione di legna da ardere (o da carbone)  - nella formazione "a ceppaia" (ceppo o tronco tagliato alla base, da cui ricrescono due o più polloni).
Comune, nei boschi di una certa età e non sfruttati dall'uomo, anche la formazione di individui di grandi dimensioni (fustaia o bosco di piante d'alto fusto).

Curiosità forestali: le strategie di sopravvivenza 

Incredibile come la Natura sappia adattarsi alle avversità: il leccio può crescere anche su un terreno sottoposto a pascolo intensivo, organizzandosi per difendersi: in questi casi, la rinnovazione del bosco (crescita di nuovi individui dal seme) passa attraverso un meccanismo di estrema difesa in cui la ramificazione e le foglie della piantina del leccio si riducono ad un arbusto (cespuglio o pulvino con foglie spinose, per tenere lontano gli animali che ne brucherebbero tutte le giovani foglioline)... solo quando poi la pianta riesce ad allargarsi, e tener lontano i "predatori", una gemma tipica dell'albero inizia a far partire la crescita verso l'alto.

Diverso è il caso in cui la pianta del leccio cresca da un seme caduto sotto la protezione di un Ginepro che agisce quasi come una "balia" preparando il terreno e creandogli quella componente organica data dalle sue stesse foglie che si depositano a terra, creando un ambiente favorevole per la germinazione della ghianda...poi copre la piantina e la protegge dall'eccessivo irraggiamento solare: così la piantina di leccio si sviluppa sotto l'ala protettrice del Ginepro, mantenendo anche la giusta umidità e schermando come una gabbia spinosa la giovane piantina dal morso degli erbivori...

Extra:

"Quel giorno Cosima imparò più cose che in dieci lezioni del professore di belle lettere. Imparò a distinguere la foglia dentellata della quercia da quella lanceolata del leccio, e il fiore aromatico del tasso barbasso da quello del vilucchio."
[da Cosima di Grazia Deledda]

Corologia:
Pianta tipicamente mediterranea, diffusa soprattutto nella parte occidentale del bacino e più rara in quella orientale; è presente anche sulle coste atlantiche del Marocco e della Francia occidentale. In Italia è presente nelle isole e nelle regioni costiere, con larghe penetrazioni verso l’interno nel centro -sud.
Fenologia:
Fiorisce da giugno ad agosto e fruttifica in settembre-ottobre. La produzione di ghiande inizia intorno ai 10-15 anni di età ed è abbondante ogni 2-3 anni.
Habitat:
E’ una specie poco esigente, in grado di sopportare condizioni di siccità prolungate e si adatta a tutti i substrati geologici, rifuggendo solamente i terreni troppo compatti ed argillosi o umidi. Di lenta crescita ma longeva, può arrivare fino a oltre 1000 anni di età. Vegeta dal livello del mare fino a 1000 metri nelle zone montane, dove forma associazioni miste con tasso, agrifoglio e roverella, tipiche delle stazioni più fresche ed umide.
Forma biologica:
Mesofanerofita. Il leccio è una pianta arborea che può assumere, soprattutto nella fascia costiera e/o in situazioni di degrado una forma arbustivo-arborescente.
Curiosità:
Il suo legno molto duro e pesante, ma difficile da stagionare e da lavorare, oggi è ancora apprezzato come combustibile per legna da ardere e da carbone. Le ghiande sono ampiamente usate come mangime per i suini. Il leccio viene anche usato a scopo ornamentale nelle alberature cittadine ed è particolarmente resistente ai danni da inquinamento.
Allegati: 
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Scheda
Nome latino:
Quercus ilex L.
Nome sardo:
Elike, Elighe, Erighi, Eriza, Ilixi, Igili, Gianda
Flora:
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Classe:
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Famiglia:
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