Biancospino

Ramo di Biancospino (foto C.Mascia)

Arbusto o alberello di 5-6 metri molto spinoso e ramificato.

Corteccia liscia color cenere.

Foglie caduche, alterne, profondamente lobate, con tre o cinque lobi dentellati, lunghe 3-6 cm. Picciuolo di 1-3 cm.
 

Fiori ermafroditi bianchi, numerosissimi in corimbi eretti semplici o composti; 5 petali, stami numerosi e 1 stilo.

Il frutto è una drupa di 6-9 mm., globosa, ovoidea, carnosa, rossa e contiene un unico seme.

Extra:

Pianta molto longeva, utilizzata sia come ornamentale che per la formazione di siepi autoctone di delimitazione anche frammista ad altre essenze.
Il legno è duro, compatto e pesante si presta bene per lavori al tornio. I fiori ed i frutti hanno proprietà cardiotoniche e vasodilatatrici.
La corteccia contiene una sostanza colorante gialla.  Il biancospino è utilizzato come astringente e rinormalizzante cutaneo sulle pelli grasse. Risulta essere, poi, un antiseborroico e antiacneico giovanile.

Corologia:
Il biancospino è diffuso in gran parte dell'Europa, Asia minore, Caucaso e Nord Africa. Tipo corologico: Paleo-temp.
Fenologia:
La fioritura avviene ad aprile maggio, ed è preceduta dall'emissione delle foglie. I frutti maturano
Habitat:
E' una specie eliofila, indifferente al substrato. Vegeta ai limiti dei boschi e nelle radure, si ritrova anche nel sottobosco ma è poco vitale ed in genere non fiorisce.
Forma biologica:
Nano o microfanerofita: si tratta cioè di una specie legnosa con gemme e germogli che si trovano, rispettivamente, tra 25 cm e 2 m (nanof.) oppure tra 2 e 8 m da terra (microf.).
Curiosità:
Si può propagare per seme, anche se ha un periodo di dormienza di circa 18 mesi per cui è preferibile riprodurlo per talea o e per polloni radicali. In Barbagia, come "fattura" si preparava un pupazzo di sughero annerito alla fiamma, il quale veniva trafitto da aculei di biancospino. A Sadali, per scongiurare il malocchio nei confronti del bestiame, nel recinto adibito alla mungitura, "sa korti", venivano messi tre rami di biacospino. A Tonara, per evitare la mortalità del bestiame il pastore, aderendo ad una credenza superstiziosa, evitava di portare in casa legna di biancospino.
Allegati: 
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Scheda
Nome latino:
Crataegus monogyna
Nome sardo:
Kalabrike, Kalavrike, Kalabrigu, Kalàrvizu, Koarviu, Carariggiu, Calarittu, Pirixedda burda o Mela pasthora
Flora:
Divisione:
Classe:
Ordine:
Famiglia:
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