Trota Sarda

Trota presso Donna-pruna

La trota mediterranea nativa (Salmo macrostigma o Salmo cettii) è un salmonide endemico dell’area mediterranea che, attualmente, nel territorio italiano si trova in uno stato di conservazione:
“sfavorevole, tendente al declino”.

In molte zone d’Italia, infatti, le popolazioni di trota nativa sono considerate estinte, sostituite da popolazioni alloctone, spesso di origine atlantica.

Quel che ad oggi rimane in Italia delle popolazioni di Salmo cettii autoctone, stimato in qualche migliaia di individui, si trova per lo più frammentato e/o isolato in piccoli bacini idrici di montagna.

 

Dove si trova

Sul territorio italiano si trova nei tratti alti dei bacini idrografici insulari (inclusa Sardegna) e peninsulari appenninici, e nei torrenti montani delle Alpi occidentali.
In generale la trota mediterranea nativa predilige le acque limpide e moderatamente correnti, con temperature comprese tra 10 e 17 °C, a fondo ciottoloso e ghiaioso e con una discreta presenza di flora macrofitica.  In realtà riesce a sopravvivere e a riprodursi anche in condizioni poco ottimali, come per esempio in aree prestagnali.

Cosa Mangia

La dieta della Salmo cettii è costituita prevalentemente da larve e insetti adulti e – in misura minore – da elementi vegetali, crostacei, molluschi. Anche i macroinvertebrati, avannotti e piccoli pesci, oltre ad essere competitori di cibo, rappresentano una valida fonte di nutrimento negli stadi vitali della trota nativa mediterranea.

Areale di distribuzione:
sul territorio italiano si trova nei tratti alti dei bacini idrografici insulari e peninsulari appenninici e nei torrenti montani delle Alpi occidentali.
Identificazione:
Appare molto simile alla trota fario, rispetto alla quale le principali differenze sono: macchie ovali scure sui fianchi, piuttosto indistinte, simili a quelle che altri salmonidi presentano nelle fasi giovanili (macchie Parr); assenza di macchie rosse sui fianchi; vistosa macchia scura sull'opercolo branchiale. Raggiunge DIMENSIONI RIDOTTE, minori della congenere fario (max 2–3 kg ma solo in via eccezionale, mentre in genere è assai più piccola).
Habitat:
Salmo cettii è una specie migratrice all’interno di acque dolci che, secondo la propria fase di sviluppo, si sposta verso l’habitat con il ruolo ecologico-funzionale più adatto: - habitat di FREGA, utilizzato per la deposizione e la riproduzione, può coincidere con l’habitat di accrescimento o di foraggiamento; - habitat delle LARVE, nel quale le larve si spostano dopo la schiusa. Si tratta di una zona maggiormente protetta e adatta alla loro alimentazione; - habitat dei GIOVANI, dove gli individui rimangono fino intorno al 6° mese di età; - habitat di ACCRESCIMENTO o di foraggiamento: tra i 6 e i 15 mesi dalla schiusa, le trote mediterranee native si spostano ulteriormente verso valle, dove permangono fino alla maturità sessuale, ovvero quando riprendono a migrare verso monte in direzione delle aree di frega. - habitat di SVERNAMENTO, dove le trote trascorrono la stagione invernale.
Riproduzione:
La riproduzione della Salmo cettii avviene in acque basse e correnti, in un fondo ghiaioso che la femmina ripulisce dalla vegetazione acquatica. Generalmente il periodo va da novembre e gennaio, ma può protrarsi anche fino a marzo. La femmina depone le uova in più riprese e, una volta fecondate, le ricopre con la ghiaia e piccoli ciottoli per proteggerle dai predatori.
Status di conservazione:
La trota mediterranea è classificata come specie vulnerabile in Europa e il suo stato di conservazione è considerato “cattivo e sfavorevole” in Italia.
Fattori di minaccia:
In Sardegna si lavora da tempo (già l'Ente Foreste, sin dal 2010) alla tutela di questa specie endemica minacciata dalle continue immissioni di ceppi alloctoni di Salmo trutta di origine atlantica. Tra le numerose minacce che mettono in pericolo la sopravvivenza delle popolazioni di trota mediterranea nativa ricordiamo: le alterazioni subìte dagli habitat, legate a numerosi fattori quali il cambiamento climatico, l’inquinamento delle acque dolci, la frammentazione dei corpi idrici dovuta alle dighe (barriere fisiche) ma anche la captazione eccessiva delle acque per usi diversi (barriere idrologiche), le pratiche diffuse del bracconaggio e dei rilasci illegali, purtroppo ancora poco contrastabili in maniera sistematica, la mancanza di una strategia diffusa e condivisa per contrastare in modo incisivo il fenomeno dell’introgressione con il GENOMA atlantico.
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