Usinavà Su Lidone

Usinavà, punta Coloredda (foto M.Cara)

L’acquisizione della foresta di Usinavà (anno 1964-1965) al patrimonio demaniale è avvenuta ai sensi della legge 11 giugno 1962, n. 588 (meglio nota come Piano di Rinascita della Sardegna) con la quale venivano conferiti all’Azienda, tra gli altri, anche i compiti dell’ampliamento del territorio aziendale.
La macchia presenta differenze di composizione. A volte raggiunge altezze anche di sei o sette metri formando una fitta macchia-foresta, più spesso è bassa. Le differenze sono determinate da fattori naturali come l’acclività del terreno, l’aridità e la natura dei suoli, ma anche, e soprattutto da fattori antropici (incendi frequenti, sovrapascolo, tagli) che hanno determinato la comparsa di fisionomie di degradazione.
Molto frequenti nel territorio sono i graniti, e morfologicamente l’aspetto più significativo di questo rilievo è dato dalle “serre”: un susseguirsi caratteristico di creste coniche che ricordano i denti di una sega.
Particolari e caratteristiche sono le concavità e gli incavi (piccoli e grandi) aperti nella roccia o nei massi staccati, detti Tafoni: risultato di un'azione combinata del vento, che favorisce il ristagno verso l'alto delle acque di scorrimento superficiale nelle rocce e nel substrato. Questi incavi di forme e dimensioni diverse a volte si modellano a guisa di gigantesche sculture, altre volte assumono forme bizzarre che in qualche modo richiamano spesso sagome di animali o di uccelli rapaci.
Le pendici dei monti e le vallette spesso presentano boschi di lecci, a volte associati alle sughere.

Superficie: 1146 ha circa   

Dal silenzio, dallo stentare della vegetazione e dalla purezza dell’aria derivano degli elementi… una sensazione della rarefazione della vita, come la si coglie in ambienti montani”.
(Carlo Forteleoni)

Aspetti climatici:
Le caratteristiche climatiche della zona, non disponendo di rilevamenti idonei a fornire un quadro completo, vengono dedotte dall’esame della vegetazione e di alcune osservazioni effettuate nella stazione termopluviometrica presso la diga del Rio Posada. L’inverno è piuttosto mite: la temperatura media minima del mese più freddo, con valori intorno a 3-4 °C, fornisce un’idea significativa del fenomeno. La stagione fredda si protrae per circa due mesi, superandoli raramente. Le precipitazioni annue, eccezionalmente nevose, facendo riferimento ai dati della stazione di Rio Posada, posta a mt. 24 s.l.d.m., sono notevoli nel periodo autunno-invernale, vanno poi diminuendo in primavera per diventare scarsissime nel periodo estivo, rispecchiando il carattere tipico dell’aridità estiva del clima sardo. Il clima può essere definito di tipo semiarido, con scarso surplus idrico invernale ed elevato deficit nel periodo estivo.
Aspetti fitoclimatici:
Lauretum II tipo, sottozona calda e media.
Aspetti geopedologici:
Il substrato litologico appartenente all’epoca ercinica del Paleozoico è costituito dai graniti, pur non rappresentati da un unico tipo litoide. Infatti sono presenti sia dei graniti rosa, sia delle rocce più dure costituite da graniti grigio-chiari o biancastri che emergono particolarmente nelle cime più alte. Dal punto di vista pedologico, su tale matrice litologica, si originano ranger bruni, e suoli bruni più o meno lisciviati, a profilo A (B) C, e ABC, spesso tronco e con manifesti segni di degradazione progressiva, associati a litosuoli e ad una notevole presenza di roccia affiorante. Infatti prendendo come termine di riferimento la situazione più evoluta, rappresentata dal suolo bruno forestale, per effetto di decespugliamento o incendio seguito da erosione o da mineralizzazione rapida della sostanza organica, l’orizzonte umifero si assottiglia notevolmente o scompare molto rapidamente, il suolo perde così uno dei fattori principali che determinano la fertilità, dando luogo a quella fase di degradazione in cui si inseriscono da dominatori il Cistus monspeliensis e l’Heliantheum halimifolium che hanno scarsa spinta pedogenetica e non riescono ad influenzare, se non lentamente l’evoluzione del vecchio orizzonte A.. Pertanto l’orizzonte umifero rimane tale, notevolmente esposto all’azione dell’erosione diffusa e canalizzata che per via del particolare regime idrico di questa zona (forti piogge concentrate in tempi brevi), e delle caratteristiche fisiche del suolo (terreni sciolti a tessitura prevalentemente sabbiosa) che in concomitanza con l’azione del vento e delle forti temperature estive, accentuano ed accelerano il processo di disgregazione. Alla scomparsa dell’orizzonte umifero con conseguente perdita di fertilità da parte del suolo, segue parallelamente il degradarsi della vegetazione.
Aspetti vegetazionali:
Il paesaggio vegetale è senza dubbio assai alterato dalla continua e presente azione dell’uomo e mostra preoccupanti fenomeni di degradazione, pur conservando qua e là, lembi della vegetazione forestale pregressa. Da un punto di vista fisionomico-strutturale il tipo di vegetazione forestale più rappresentativo è il bosco di leccio, diffuso in località “Badde e Capras”, costituito da una fustaia stravecchia, il cui sottobosco non ospita che poche specie tolleranti all’ombra, quali Arbutus Unedo, Phillyrea latifolia, Crataegus monogyna, Ruscus aculeatus, Cyclamen repandum, Geraniu sp., Asplenium adiantum-nigrum. Là dove il bosco si dirada per motivi topografico-edafici compaiono specie più eliofile, quali Juniperus oxycedrus, Phillyrea angustifolia, Pistacia lentiscus, Erica arborea, Lonicera implexa, Smilax aspera, Genista aetnensis. Su vaste zone (in località Su Cuccu Aiu, Su Linnamine, S’Astore, Solianu Mannu, Su Sarmentu, Su Ludragu, Sa Suelzedda, Su Tassu, Turrione e Crabas), l’intervento antropico (come dimostrano le aie carbonili che ancora si incontrano nel percorrere alcune zone) sul preesistente bosco di leccio spesso misto a sughera, gli incendi ricorrenti, il progressivo depauperarsi del suolo, il pascolo caprino esercitato, per lungo tempo nel passato, secondo criteri di utilizzazione irrazionali, hanno determinato la comparsa di stadi di vegetazione secondaria rispetto a quella che era la fase climax della foresta originaria, aprendo la strada alla degradazione e all’insediarsi di specie vegetali ecologicamente più marcatamente xerofile. La concomitanza di tutte queste cause sulla gran parte del territorio ha determinato la scomparsa del manto vegetale arboreo a favore di formazioni a macchia-mediterranea, attraverso un succedersi di formazioni che vanno dalla macchia-foresta, alla macchia alta e alla macchia bassa. Le specie vegetali più rappresentative di queste formazioni sono: Arbutus Unedo, Pistacia Lentiscus, Juniperus Oxycedrus, Rhamnus Alaternus, Erica Arborea, Mirtus comunis, sporadici esemplari di Genista aetnensis, Phillyrea angustifolia, Olea olaster, Lavandula stoechas, Genista corsica, Cistus monspeliensis e salvifolius, Heliantheum halimifolium, Stachys glutinosa ed erbacee quali Odontites lutea, Asphodelus microcarpus, Urginea marittima, Brachypodium ramosus. La vegetazione riparia e dei luoghi umidi è invece costituita da: Salix pedicellata, Salix purpurea, Tamarix africana, Alnus glutinosa, Nerium oleander, Erica terminalis, Digitalis purpurea, Mentha aquatica e specie diverse del genere Carex, mentre in vicinanza di sorgenti (“Su Tassu”) si può rinvenire la rara Osmunda regalis che può raggiungere un’altezza di oltre 2 metri. Questa bellissima felce è una specie tipica di altri climi caldo-umidi che vegeta in quelle stazioni che ancora si confanno alle sue esigenze ecologiche.La morfologia accidentata, la presenza di rigagnoli e sorgenti, del bosco naturale, di formazioni a macchia mediterranea e rupestri, un notevole alternarsi di ambienti eterogenei, nonché il regime protezionistico hanno impedito l’estinzione di molte specie animali di rilevante interesse naturalistico e ambientale, oltre a favorire la reintroduzione di specie ormai scomparse come il muflone (Ovis ammon musimon). Tuttavia la distribuzione della fauna e la sua densità non è comunque uniforme in relazione al variare della disponibilità di risorse idriche e alimentari.
Aspetti faunistici:
Il territorio, che a seguito della sua acquisizione all’A..F.D.R.S. risulta ormai da tempo costituito in “oasi permanente di protezione faunistica” , ha potuto assicura la tutela del patrimonio venatorio e della selvaggina in genere, e un suo sensibile incremento col crearsi di migliori condizioni ambientali per i selvatici. Quest’Oasi faunistica che funge da rifugio a allo stesso tempo da “serbatoio” dal quale la selvaggina si irradia nel territorio circostante, ospita diverse specie di interesse venatico: la Pernice sarda (Alectoris barbara), il Cinghiale (Sus scrofas meridionalis), la Lepre (Lepus capensis mediterraneus), il Coniglio selvatico (Oryctolagus cunicolus), il Colombaccio (Colomba palumbus), il Merlo (Turdus merula), o anatidi come il Germano reale (Anas platyrinchos), la Folaga (Fulica atra), la Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus). Tra i mammiferi sono da annoverare: la Martora (Martes martes), la Donnola (Mustela nivalis), il Gatto selvatico (Felis lybica sarda), la Volpe (Vulpes vulpes ichnusae), il Riccio (Erinaceus europaeus). L’avifauna è rappresentata da Rapaci diurni e notturni, quali: l’Aquila reale (Aquila chrysaetos), la Poiana (Buteo buteo), lo Sparviero (Accipiter nisus), il Falco (Falco peregrinus), il Gheppio (Falco Tinnunculus), la Civetta (Athene noctua sarda), il Barbagianni (Thyto alba), l’Assiolo (Otus scops) ect. e ancora il raro Airone cenerino (Ardea cinerea) e il bellissimo Pollo sultano (Porphyrio porphyrio) che nidifica nelle sponde dell’invaso del Rio Posada e sulle rive dei suoi affluenti ricoperte da giuncaglie.
Come si raggiunge:
La Foresta di Usinavà è raggiungibile attraverso la strada asfaltata che si diparte dall’orientale sarda all’altezza della periferia Nord dell’abitato di Budoni, proseguendo quindi per le Frazioni di Brunella, Talavà, Su Cossu e Sos Rios e ancora per Km 1,5 oltre fino a raggiungere il fabbricato di servizio della Foresta Demaniale. La Foresta è raggiungibile anche dall’abitato di Torpè, attraverso la strada che porta al Lago artificiale sul Rio Posada, proseguendo poi per la Frazione di Talavà e, da qui, seguendo il percorso indicato precedentemente.
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