Carlina raggio d'oro

Carlina corimbosa, Santa Vittoria di Esterzili (foto A.Boi)

La carlina raggio d'oro è una specie diffusa in molte regioni d'Italia centro-meridionali, rara o assente al nord.

Emicriptofita scaposa (pianta a ciclo biologico biennale con gemme svernanti al livello del suolo) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Asteraceae. Può raggiungere l'altezza minima di 20 e massima di 90 cm.

Il fusto è ben sviluppato, tenace ed eretto con striature; la parte alta è ramosa, mentre la base è poco fogliosa.

Le foglie in genere hanno una forma ovato/triangolare e lanceolata, con margine dentato come nei cardi e spine terminali (che sono il proseguimento della nervatura centrale) piuttosto robuste.  Le foglie possono dividersi in tre forme distinguendo quelle inferiori (più lanceolate) mediane (triangolari e pennate, spinose e più lunghe che larghe) mentre le superiori sono arcuate sotto l'infiorescenza.

Fiore stellato circondato da squame brillanti, giallo, di forma cilindrica (o campanulata) e terminante con 5 dentini

Nota con una varietà (regionale) di nomi comuni alternativi: Carlina corimbosa, serrone o cardogna o spinello. 

Extra:

Questa specie di carlina o "cardina" (forse derivante da “piccolo cardo”) è quasi glabra e comunque poco pelosa. In passato il fiore era considerato come un barometro naturale: quando il tempo è secco le brattee sono aperte mentre con l’aumento dell’umidità tendono a coprire il capolino.

Fenologia:
Periodo di fioritura: da luglio a settembre/ottobre
Habitat:
Cresce in pascoli, campi e prati semiaridi e incolti, garighe, dal livello del mare a circa 1200 m. Le carline vegetano in luoghi aridi e sassosi o ai margini dei boschi. Alcune specie diventano infestanti essendo sgradevoli per gli animali e molto resistenti agli incendi.
Etimologia:
Il nome generico deriva dal latino 'cardulina', che significa 'piccolo cardo', quello specifico si riferisce ai numerosi capolini disposti in infiorescenze simili a un corimbo. Secondo altre tesi, il nome generico "carlina" deriverebbe da Carlo Magno che si illuse di usarla come medicinale durante una pestilenza dei suoi soldati nei pressi di Roma.
Somiglianze e varietà:
Le specie più comuni nel nostro paese sono: Carlina acaulis, Carlina corymbosa e Carlina vulgaris. Presenti in Sardegna alcune varietà tra cui Carlina sardo-corsa (C. macrocephala) raro endemita sardo-corso che vegeta nel Gennargentu e Limbara.
Curiosità:
Il genere Carlina comprende una decina di specie di piante erbacee o perenni presenti in Italia, caratterizzate da un’infiorescenza stellata. A molte specie sono riconosciute proprietà medicinali agevolando la sudorazione e la digestione e alcune sono anche adatte all’alimentazione: infatti il ricettacolo del capolino veniva consumato, crudo o cotto, come per i carciofi.
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Scheda
Nome latino:
Carlina corymbosa
Nome sardo:
Spinarba, Aldu nanu.
Flora:
Ordine:
Famiglia:
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