Pinete litoranee di Arborea: interventi Forestas su più fronti

26 Giugno 2019
Tomicus, effetti su chioma (Foto Uni.PD)

LAVORI FORESTALI

In queste settimane sono stati abbattuti circa 200 alberi nella pineta litoranea di Arborea attaccata da un parassita (Tomicus destruens). La squadra di FoReSTAS, coordinata dal responsabile territoriale con 13 operai, è riuscita a intervenire in un primo perimetro, e continuerà i lavori in autunno. I lavori sono ora sospesi per l'avvio della campagna antincendio che rende certe operazioni inattuabili.
Inoltre in questa stagione, il parassita sfarfalla, per cui non si riesce ad intervenire nel modo più adeguato.

Si tratta principalmente di interventi necessari a salvaguardia delle piante restanti. Eliminare completamente questo parassita sarà molto difficile: la pineta è in sofferenza, anche per l'età, e questo genere di attacchi parassitari sono molto comuni in tali casi.  È possibile riconoscere una pianta malata dall’ingiallimento della chioma. Le piante attaccate dal parassita, vengono segnate, numerate e tagliate dalla base. La legna recuperata viene macinata, ed è proprio la macinatura a garantire la distruzione del parassita.

LAVORI DI MIGLIORAMENTO DELLA FRUIZIONE DELL'AREA

Contemporaneamente, una squadra di operai Forestas ha lavorato sulla ripulitura dei percorsi e sulla messa a dimora di cartelli per chiarire i divieti.  Dopo la ripulitura, sono stati conferiti all'eco-centro di Arborea 177 bustoni da 90 litri: 24 con rifiuti vetro-alluminio, 7 con materiali ferrosi e 146 con materiali plastici. 

Ci sono volute 64 giornate lavorative per prenderci cura di questo prezioso ecosistema, che soffre sia l'attacco dei parassiti, sia quello dei visitatori incivili che abbandonano quintali di rifiuti nell'Ambiente. Trenta ulteriori bustoni sono stati conferiti con rifiuti raccolti anche sul litorale. Ci sono voluti altri 28 viaggi con pick-up per trasportare il carico di rifiuti lontano dalla pineta e per il corretto smaltimento.

Certamente, come già fatto dall'amministrazione Comunale, è necessario un invito, specie in questa stagione, al corretto uso del compendio da parte dei fruitori: all’interno della pineta di Arborea è presente un modesto rinnovamento (nuove piantine di piccole dimensioni). Proteggere la pineta, e permettere che le nuove piante sostituiscano quelle attaccate dal Tomicus, non dipende solo dall’attività di tutela attiva ma anche dal rispetto che ogni visitatore deve all'ambiente. Resta vietato entrare in pineta con qualsiasi veicolo a motore, anche per non ulteriormente danneggiare la rigenerazione.

Estirpazione manuale di specie aliene

Il Carpobrotus è un altro problema: genere di piante, volgarmente indicato come Fico degli Ottentotti, assai infestante in ambiente costiero. L'area nord della pineta è stata ripulita con l'asportazione di queste piante in grande quantità (pari a una superfice di circa 300 mq, 30 viaggi per prelevare e conferire in discarica il materiale). 

Un temibile parassita per le pinete, in particolare ad Arborea

La pineta di Arborea, impiantata negli anni ’30 per proteggere le coltivazioni dal maestrale, è proprietà quasi interamente della Regione Sardegna, attualmente affidata alla tutela, gestione e manutenzione dell’Agenzia FoReSTAS. Questa pineta è intanto minacciata da un parassita: è stato perciò necessario abbattere, in collaborazione con il CFVA, circa duecento alberi.

Una malattia assai dannosa per i Pini tanto che questo insetto è noto anche come Blastofago distruttore dei pini:  si tratta di un coleottero che è in grado di far seccare e cadere gli apici vegetativi delle piante aggredite (prevalentemente Pinus pinea, Pinus pinaster, Pinus nigra) di tutte le età, specie se indebolite da altre cause (ad esempio la siccità).

Il Tomicus destruens, altro nome del parassita, danneggia le piante insediandosi tra il legno e la corteccia.

Un ruolo determinante nei fenomeni di deperimento delle pinete litoranee. Il CIclo Biologico

Si tratta di uno dei più temuti insetti forestali: la conoscenza del suo ciclo biologico chiarisce quanto la sua presenza sia dannosa.
Tra la fine di febbraio e il mese di marzo, gli adulti sfarfallano e vanno alla ricerca di pini deperenti cioè in condizioni vegetative non buone, forano la corteccia (tronco e grosse branche) e vi penetrano. 
In corrispondenza del foro di entrata circolare l’insetto scava la camera nuziale dove avviene l’accoppiamento. La femmina allora scava, sempre nel tronco, la “galleria materna”, e vi depone un centinaio di uova da cui nasceranno, nel giro di qualche settimana, altrettante larve. 

Le larve si nutrono di tessuto corticale scavando anch’esse gallerie per circa due mesi, sino a raggiungere la maturità quando, realizzata una camera pupale, a seguito della metamorfosi si trasformano in adulti. 
A fine giugno i neo adulti abbandonano il tronco e fuoriescono per andare su giovani rametti di pini non ancora infestati dove si nutrono del midollo dei germogli dell’anno e, anche nei germogli, vengono scavate gallerie di alimentazione. Questo tipo di alimentazione permette loro di raggiungere la maturazione sessuale.  Alla fine dell’estate parte degli adulti resta nei germogli che, orami secchi, cadono per azione del vento, parte si sposta nella lettiera per trascorrervi l’inverno

Dopo un tale attacco il deperimento dei pini è piuttosto rapido: la chioma delle piante ingiallisce rapidamente e il tronco assume presto una colorazione rossiccia a causa del distacco della corteccia.
La morte della pianta spinge gli insetti a spostarsi su alberi ancora in buone condizioni. 

L’unico efficace ed ecologico sistema di lotta contro il Tomicus è l’utilizzo di esche, costituite da pezzi di tronco di pini vitali, lunghi 2-3 metri, distribuiti in pineta a poche centinaia di metri gli uni dagli altri. 
Questa operazione deve essere effettuata nel mese di ottobre e ha lo scopo di attrarre il maggior numero di adulti pronti per l’accoppiamento.
Entro il successivo mese di marzo, cioè prima che l’adulto svernante sfarfalli, tutte le esche devono essere rimosse e bruciate. 

La prevenzione, cioè il mantenimento della pineta in condizioni ottimali, che si consegue con l’adozione di buone prassi selvicolturali, è la migliore forma di salvaguardia delle pinete litoranee. 
Quando invece si dovessero rilevare segnali che facciano temere la presenza del parassita sarebbe molto importante darne comunicazione, con la massima tempestività agli Organi competenti (CFVA e Forestas).

Le Pinete litoranee

Come in altre pinete litoranee della provincia di Oristano (Is Arenas e Torregrande) si tratta di impianti sorti a partire dalla prima metà del 1900 come opere di sistemazione idraulico-forestale per migliorare le condizioni igieniche locali e proteggere i terreni dal surrenamento e dalla furia dei venti. L’impianto avvenne nel contesto delle grandi opere di bonifica funzionali all’utilizzo agricolo del territorio retrostante che, ancora oggi, conserva tale prevalente indirizzo produttivo. 

Le pinete litoranee, essendo soprassuoli realizzati dall’uomo, costituiti ordinariamente da un’unica specie, sono molto più vulnerabili dei soprassuoli naturali e plurispecifici.

Per questa ragione tali pinete necessitano di continue cure selvicolturali che le accompagnino in tutte le fasi di vita.

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