La storia dell'Eucalyptus e delle Bonifiche Sarde

05 Maggio 2022
irrigazione piantine eucaliptus SDL (foto E.Poddighe, ETFAS 1946

Un piccolo ma importante segmento della storia "agro-forestale" della nostra Isola ha a che fare con una straordinaria pianta non autoctona: l'Eucalipto (o Eucaliptus).  Un albero sempreverde che può raggiungere i 30 metri di altezza. La pianta è originaria dell’Australia (e delle regioni tropicali) e si è diffusa in Europa, circa un secolo fa: si adatta bene ad ogni tipo di substrato, tollera bene la siccità e resiste agli inquinanti atmosferici. Soprattutto in Sardegna l'eucalipto fu introdotto nel XIX secolo, e nel XX secolo venne estensivamente utilizzato, specie nelle aree da bonificare e a ridosso dei canali (attualmente, grazie alla velocità di accrescimento, viene ancora coltivato per ricavare legna da ardere e cellulosa).

Tra paesaggio e storia

Oggi gli eucaliptus rappresentano un elemento caratteristico del paesaggio, soprattutto nella Sardegna sud-occidentale e lungo tutta la fascia costiera. Sono citati anche nel piano paesaggistico regionale come eucalitteti, e sono di tre tipologie: 

  1. Formazioni boschive a Eucalyptus
  2. Formazioni miste di Eucalyptus con arbusti della macchia mediterranea
  3. Fasce frangivento.

PIANTAGIONI DI EUCALIPTI

Le specie del genere Eucalyptus maggiormente coltivate in Sardegna sono due: E. camaldulensis ed E. globulus. Tuttavia negli ultimi anni sono state introdotte numerose altre varietà, a scopo ornamentale lungo tutta la fascia litoranea, tra i villaggi turistici e le ville al mare. Nelle aree con buona riuscita il sottobosco in genere scompare, lasciando il suolo molto povero di specie, mentre ove si verificano incendi o le piantagioni hanno una scarsa riuscita, forma consorzi misti con le specie della macchia mediterranea. Dal punto di vista paesaggistico e forestale, gli eucalipti hanno mostrato difficoltà ad espandersi in modo spontaneo: ciononostante occupano vaste superfici e caratterizzano il paesaggio di molte aree a vocazione agraria. Questo è legato alla storia delle bonifiche in Sardegna che qui si cerca di riassumere.

Le origini

In Italia l'eucaluptus è stato introdotto a partire dal XIX e soprattutto nel XX secolo, e si è largamente diffuso nelle regioni mediterranee - specie in Sardegna - perchè predilige terreni sciolti e profondi, anche sabbiosi, ed è pianta molto resistente all'aridità nel periodo estivo; è una specie a rapido accrescimento, sfruttata nei rimboschimenti delle dune sabbiose, nella realizzazione di fasce frangivento, nelle alberature stradale e nell'arboricoltura da legno. Veniva in passato associata alla lotta contro le zanzare (vettori della malaria) anche per i i terpeni contenuti nelle foglie: in pratica però l'effetto antimalarico era dovuto piuttosto al prosciugamento del terreno effettuato dai rimboschimenti con eucalipto. Dalle foglie è possibile estrarre l'eucaliptolo, olio etereo di uso medicinale. La storia dell'eucalitto in Sardegna è strettamente legata a quella delle bonifiche sarde.

Eucaliptus, Società Bonifiche Sarde, ETFAS

SBS

Agli inizi del Novecento in Sardegna, ad eccezione della zona mineraria nel Sulcis, prevaleva un'economia agro-pastorale arcaica basata su micro-aziende contadine o pascolo vagante; del tutto assenti le attività manifatturiere. L'inversione di tendenza venne dalla Legge speciale del 02.08.1897, promossa dall’ on.Cocco Ortu, allora Ministro dell’ Agricoltura: prevedeva la regolamentazione delle acque con la costruzione di sbarramenti sui principali fiumi della Sardegna, con il preciso obiettivo di regolarne le piene e sfruttarli per irrigare aziende agricole moderne, con colture intensive. Nel contempo attraverso questi invasi si avviò la produzione dell'elettricità per fondare una prima strategia economico-industriale. Si iniziava a parlare dei bacini del Tirso, Flumendosa e Coghinas, anche grazie agli studi compiuti (per il Tirso) dall’ ing. Angelo Omodeo [...]. Nel 1918, con la direzione dell’Ing. Giulio Dolcetta, prese avvio una terza linea di intervento volta ad utilizzare, attraverso una nuova società, la SBS, le dighe e l’energia elettrica anche per le bonifiche idrauliche ed agrarie dando cosi corpo allo studio degli eminenti tecnici agrari - Vittorio Alpe ed Arrigo Serpieri - circa la possibilità che il Campidano oristanese potesse essere trasformato con l’irrigazione. 
Il 23 dicembre 1918 si costituiva la Società Anonima Bonifiche Sarde, con un capitale iniziale di un milione di lire (una cifra enorme, a quei tempi). Principale scopo della Società, secondo lo statuto, era la bonifica idraulica ed agraria di terreni in Sardegna.  Nel 1923 la Società avviava gli interventi di bonifica, interessando 18.000 ettari (per il 50% di proprietà della SBS). Si delinearono gli assetti organizzativi e tecnici con lo studio dell’Ing. Omodeo, dei fratelli Ingg. Scano di Cagliari, e dell’Ing. Sequi di Terralba che cedette 3.000 ettari di suoi terreni nella piana di Terralba, individuando ed acquistando, per conto della Società, le aree che sarebbero state oggetto di bonifica. La Società Bonifiche Sarde avviò i progetti di bonifica integrale redatti da Scano e Omodeo, stipulando con i proprietari della piana di Terralba (scarsamente popolata e poco sviluppata economicamente, per la presenza della zanzara anopheles, causa principale della malaria) un contratto di cessione in enfiteusi.  Nel 1927, sotto lo stimolo del Commissario per la Migrazione interna e la Colonizzazione venne avviato il programma di insediamento di 82 famiglie di coloni veneti e 9 famiglie sarde.  Nel territorio bonificato vennero fondati diversi centri agricoli: Alabirdis 920 ha, Pompongias 1130 ettari; Tanca Marchese 780 ettari; Linnas 700 ettari; S’Ungroni 920 ettari; Torrevecchia 650 ettari, per una superficie totale di 5500 ettari. Ulteriori 950 erano occupati della fascia litorale e 2300 ettari dalle acquee dello Stagno del Sassu
Nel 1928 venne inaugurato il Villaggio Mussolini, che divenne Comune nel 1931 col nome di Mussolinia di Sardegna (diventerà nel ARBOREA nel 1944). Sempre in quel periodo videro la luce Fertilia ad Alghero e Carbonia nel Sulcis-Iglesiente: insostituibile fu l’influenza ed il decisivo apporto della Società Bonifiche Sarde per la nascita dell’attuale Arborea, contrariamente a Fertilia e Carbonia che videro la partecipazione di altri due distinti attori: l’Ente Ferrarese e l’Azienda Carboni Italiani.

La politica forestale nazionale

Parallelamente alle opere di bonifica vi fu una intensa attività di rimboschimento dettata da considerazioni di ordine ambientale, sociale ed economico: i  primi interventi in Sardegna risalgono alle prime decadi ed hanno prioritariamente interessato bacini montani (Settimo S.Pietro, Monte Lerno e Isola La Maddalena). Con la successiva legislazione sulla Bonifica integrale (RDL 215 del 13 febbraio 1933) il rimboschimento assunse anche il carattere  di opera connessa con la bonifica con interventi attuati nei vari perimetri nell’ambito di “Piani Regolatori dei Bacini Idrografici”. Dalle vaste opere di bonifica attuate in Sardegna dagli anni ’30 oggi trovano la loro espressione i tipici paesaggi rurali delle bonifiche fondiarie (tra le principali la Piana di Terralba– Arborea e la Nurra).  A mostrare ancor più l’importanza riconosciuta ai rimboschimenti litoranei, nel 1960 a fronte di una superficie totale rimboschita di circa 25.124 ha, il 32% era rappresentato da impianti realizzati lungo i litorali, spesso funzionali agli interventi di bonifica integrale.

La riforma fondiaria

Nel 1933, il realizzatore della Bonifica ing. Dolcetta lascia la direzione della Società: segue il disimpegno della Banca Commerciale Italiana, la cui quota azionaria venne trasferita all’IRI, che gestirà la Società dal 1933 al 1950 - anno in cui arriva la Legge Segni sulla formazione della proprietà coltivatrice e viene dato corpo alla Riforma Fondiaria Nel 1954 con il trasferimento del pacchetto azionario della Società Bonifiche Sarde S.p.A. da IRI a ETFAS, i mezzadri ottennero l’assegnazione dei rispettivi poderi con i benefici della Legge istitutiva della riforma agraria, pur con notevoli difficoltà amministrative.   Così 8.000 ettari del territorio bonificato passarono ai mezzadri, ed una superficie di minor misura ad alcuni residenti nei Comuni di Terralba e Marrubiu denominati “ quotisti Sassu”;  circa 680 ettari rimasero nella proprietà della S.B.S. e costituiscono l’Azienda agricola delle Bonifiche Sarde spa che resta per decenni in liquidazione. Parte del patrimonio SBS (pinete di Arborea e di Alghero e Punta Giglio-Punta Negra, Castiadas) è stato rilevato dalla Regione Sardegna (che già deteneva una quota) e restante parte dalla Società Bonifiche Ferraresi, con finalità di produzione agricola, che ha rilevato anche il personale.  Si tratta dei terreni ottenuti col prosciugamento dello stagno del Sassu.  Con l’approvazione della Legge Regionale n.40 del 2013 i dipendenti della S.B.S. sono anche stati inseriti in un programma triennale, in continuità contrattuale con l’S.B.S., di utilizzo da parte dell’Ente Foreste della Sardegna.  Le parti dei terreni acquisiti dalla Regione, in particolare Pinete litoranee e Frangivento di eucalipto, sono attualmente nel patrimonio RAS e le parti rievanti dal punto di vista forestale sono in gestione proprio ad Agenzia Forestas, che opera soprattutto interventi di recupero delle Pinete Litoranee.  

Da SBS ai consorzi di bonifica, e la gestione "forestale" delle pinete litoranee

La lunga storia della SBS - protagonista di una parte della storia di sviluppo industriale e agricolo della Sardegna nei primi del ‘900 - giunge così al termine: con la costituzione del Consorzio di Bonifica del Campidano di Terralba ed Arborea le principali opere di bonifica, irrigue, di sollevamento e distribuzione sono state affidate allo stesso Consorzio. Con una serie di permute intervenute nel 1964, tra l’E.T.F.A.S. e la Società Bonifiche Sarde, la stessa ha ceduto cospicue superfici di terreni per completare l’appoderamento (frazionamento dei terreni agricoli in poderi) e quasi tutti i fabbricati costituenti - sia il nucleo urbano di Arborea che delle borgate periferiche - ricevendo in permuta aree di notevolissimo valore naturalistico-ambientale in diversi comuni della Sardegna: per lo più fasce costiere litoranee nei comuni di Alghero, Buggerru, Castiadas, Pula e nei comuni di Marrubiu, Laconi, Siamaggiore, Siniscola.   L’Ente di riforma, dopo l'assegnazione dei terreni, ha promosso la costituzione di Società Cooperative, oggi autonomamente gestite e sviluppate dagli ex mezzadri divenuti imprenditori agricoli: 

  • Cooperativa Assegnatari ETFAS, in maggioranza ex mezzadri SBS, nella zona di origine dunale appoderata su circa 4.700 ettari con 275 soci; 
  • Cooperativa Assegnatari Associati Arborea (3A) che provvede alla commercializzazione e trasformazione del latte conferito dai circa 273 soci di Arborea e da altra raccolta esterna al territorio di Bonifica;
  • Cooperativa Quotisti Sassu, sui terreni nella zona ex alveo dello stagno del Sassu originariamente con 80 soci, su di una superficie di 700 ettari.

Il quaderno "Le aree costiere di particolare rilevanza paesaggistica ed ambientale della Società delle Bonifiche Sarde S.p.A. Allegato DGR aree SBS"  è una interessante sintesi dell’analisi effettuata sui beni che la Regione Autonoma della Sardegna ha recepito dalla SBS.

ETFAS

Nel 1946, col secondo governo De Gasperi, mentre Antonio Segni era Ministro dell'Agricoltura, fu emanato un insieme di leggi sintetizzabile sotto il nome di Riforma Agraria.  In tale quadro d’intenti nacque, nel maggio del 1951, l'ETFAS - Ente per la trasformazione fondiaria e agraria in Sardegna.  Il progetto prese forma, innanzitutto, con l'esproprio delle terre incolte, la messa in atto di vasti piani di colonizzazione, di trasformazione, unitamente alla creazione d’importanti infrastrutture. Vennero bonificate le zone paludose e realizzate dighe, canali, acquedotti e strade.  Ai contadini vennero assegnati i poderi derivanti dagli espropri. Ogni assegnatario aveva l'obbligo di coltivare il proprio fondo, producendo quantità di raccolto tali da garantire per almeno il sostentamento del relativo nucleo familiare. All'ETFAS vennero assegnati tutti i compiti di espropriazione, bonifica, trasformazione e assegnazione dei terreni ai contadini, al fine di risvegliare e rivitalizzare l'agricoltura sarda segnata da millenni di abbandono. L'ETFAS venne progressivamente modificato fino a diventare nel 1984 Ente Regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in Agricoltura (ERSAT), la cui attività si è chiusa il 31 luglio 2007 e parte del personale è confluito nell'agenzia Laore Sardegna Nel Centro di Colonizzazione di Oristano un gran numero di Filari di eucaliptus venivano predisposti sin dagli anni Cinquanta, da utilizzare per barriere frangivento nel vivaio di San Quirico.

L'eredità di questa lunga storia di bonifiche e politiche agro-forestali del secolo scorso è quindi il mosaico di pinete litoranee e lembi di eucalitteti o frangivento costituiti da schiere di eucaliptus, che contribuiscono a rendere "unica" la nostra isola.

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