Trifoglio dei prati o violetto

Trifolium pratense  (ph: G. Lai)

Pianta erbacea perenne, alta 10-40 cm., con rizoma strisciante, legnoso, avvolto da guaine scure e fusti cespugliosi, ascendenti o striscianti, più o meno ramificati. Le foglie trifogliate, sono composte da foglioline ovato-ellittiche, quasi sempre con una caratteristica macchia biancastra a forma di "V" sulla pagina superiore. Alla base delle foglie sono presenti due stipole lanceolate, bianco-mambranacee, rigonfie, terminanti in una

Extra:

"...Ho anche scoperto che le visite delle api sono necessarie alla fecondazione di alcune specie di trifoglio; per esempio, venti capi di trifoglio ladino (Trifolium repens) produssero 2290 semi, mentre altrettante pianticelle tenute lontane da tali insetti non ne produssero alcuno. E ancora, cento capi di trifoglio violetto (Trifolium pratense) produssero 2700 semi, ma altrettante pianticelle tenute lontane dalle api non ne produssero neanche uno. Solo i bombi visitano il trifoglio violetto.(....) Possiamo quindi dedurre che se tutto il genere dei bombi dovesse estinguersi o diventare molto raro in Inghilterra, anche il trifoglio violetto diventerebbe raro o sparirebbe completamente.”
Charles Darwin “L’ origine della specie” 1869

Corologia:
La specie è distribuita principalmente nelle regioni temperate e subtropicali dell'emisfero boreale del globo, rifuggendo solo l'eccessiva umidità o aridità del suolo. Tipo corologico Eurosiberiano divenuto Subcosmopolita. In Italia il trifoglio dei prati è molto comune e diffuso.
Fenologia:
Fiorisce da maggio a settembre
Habitat:
Il trifoglio si può trovare ovunque, dal livello del mare fino ai 2600 metri d'altezza, nei prati, lungo i sentieri, nelle radure, nei pascoli di pianura e montagna, nei coltivi. È molto resistente al freddo e predilige di norma i terreni argillosi.
Forma biologica:
Emicriptofita scaposa.
Curiosità:
Puramente consumato come fieno fresco è talmente apprezzato dal bestiame da essersi meritato il nome di "pane del latte". Oltre che importante pianta foraggera, il trifoglio rosso è utilizzato anche nella rotazione agraria per l'arricchimento del suolo e l'incremento delle proprietà nutritive dell'erba. I trifogli, infatti, presentano sulle radici, dei piccoli tubercoli, di forma cilindrica e lunghi qualche millimetro, contenenti batteri (Rhizobium trifali) in grado di trasformare l'abbondante azoto presente nell'aria in sali minerali essenziali alla crescita delle piante stesse. Il trifoglio pratense è anche un'importante pianta mellifera, essendo in alcune località l'unica fonte di nettare e di polline per le api nei mesi estivi, anche se il suo più affezionato impollinatore ad ogni modo sembra essere il bombo, i cui nidi si trovano nella terra, lungo i campi, nei boschetti e nei prati incolti. Dai fiori essiccati si ottiene un olio volatile ed un colorante giallo. Dioscoride, i cui scritti in campo botanico e farmaceutico rimasero validi fino al XVIII secolo, riferiva di un certo trifoglio acuto, dall'odore intenso e dalle foglioline lanose, assai diffuso in Sicilia e di grande utilità contro i morsi dei serpenti, oltre ciò ne consigliava ulteriori utilizzi. Semi, foglie e radici della pianta erano indicati per "il mal caduco" (epilessia), l'idropisia e i dolori al costato, per agevolare minzioni e mestrui e per guarire febbri terzane e quartane.
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Scheda
Nome latino:
Trifolium pratense
Nome sardo:
Trivòdzu rùyui, trivòdzu gonkirùyu
Flora:
Famiglia:

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