Carota selvatica

carota selvatica

Pianta erbacea biennale con fusto eretto, ispido per la presenza di peli rigidi, ramoso nella parte finale; radice fittonante, carnosa e abbastanza grossa; durante il primo anno di vegetazione compaiono le foglie basali mentre nel secondo anno compare il fusto alto fino a 70 cm.

Foglie a contorno lanceolato munite di picciolo, con superficie che varia da glabra e lucida a tomentosa e grigiastra; le foglie del fusto sono pennatosette con segmenti lineari.

I fiori sono raccolti in ombrelle a 20-40 raggi di colore bianco o roseo. La colorazione del fiore centrale di ogni ombrella è rosea o più spesso porporino scuro ed è sterile, ciò permette di riconoscere la carota da altre specie simili.

Frutto ovoide composto da due acheni addossati circondati da una fila di aculei più piccoli.

Extra:

Nell’antichità si riteneva che un fiore di carota raccolto nelle notti di luna piena, servisse a curare l’epilessia, o che aiutasse il concepimento, e che per favorirlo fosse necessario bere un bicchiere di vino, nel quale fossero stati bolliti i fiori della pianta.
 

Corologia:
Di provenienza eurasiatica successivamente si è diffusa in tutte le zone del mondo. Tipo corologico: Paleotemperata divenuta Cosmopolita
Fenologia:
Fioritura aprile-ottobre
Habitat:
Specie diffusa dal livello del mare fino ai 1400 metri di altitudine nelle zone aperte e soleggiate, lungo gli incolti e prati aridi.
Forma biologica:
Emicriptofita bienne (o terofita scaposa)
Etimologia:
Il termine Daucus deriverebbe dal termine greco “dakkos” che significa pianta selvatica; carota deriva sempre dal greco, ”Karotón” e dal latino tardo "carota".
Curiosità:
Specie disponibile in commercio con un grande numero di varietà. Pianta utilizzata in fitoterapia per combattere alcuni disturbi dell’apparato dirigente, apparato urinario, apparato respiratorio, apparato vascolare ecc. In veterinaria viene utilizzata per curare la costipazione e la bolsaggine del cavallo. In passato si utilizzavano gli steli per legare i covoni di grano. La pianta non ha particolari utilizzi alimentari, benchè si possano usare le foglie tenere in insalata e le radici tagliate a pezzi e fatte bollire, poi condite. Dai semi si estrae un olio, utilizzato nella fabbricazione di liquori e nella preparazione di composti aromatici. L’olio dal delicato profumo di iris, viene impiegato in profumeria e nelle creme antirughe miscelato e combinato con altri oli di origine vegetale. Le radici vengono impiegate nell’industria per l’estrazione di carotene e di coloranti. Utilizzata anche per la preparazione delle più note maschere di bellezza, la cui ricetta prodigiosa sembrerebbe essere una miscela perfetta della polpa di questa pianta, con avocado e cetriolo.
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Scheda
Nome latino:
Daucus carota
Nome sardo:
Restinacia, Frustinaga, Nugedda
Flora:
Famiglia:

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