Si tratta di un endemismo sardo-corso-tirrenico: vegeta in Sardegna (e relative isole minori), Corsica e isola di Capraia.
Nomi comuni alternativi sono: Betonica fetida - Betonica glutinosa - Betonica spinosa - Stregona spinosa.
Piana perenne, Camefita fruticosa, della famiglia delle Labiatae (o Lamiaceae), alta mediamente mezzo metro: presenta il portamento di cespuglio tondeggiante, molto ramificato, con i vecchi rami secchi che tendono a divenire spinosi o pungenti, pur senza spine propriamente dette.
Le foglie inferiori sono di maggiori dimensioni e di forma lanceolata con il margine crenato. Le foglie superiori sono più piccole, lineari-lanceolate e con il margine tipicamente senza la dentatura di quelle inferiori.
I fiori generalmente bianchi sono spesso disposti in coppie e con infiorescenze allungate e irregolari all'apice dei rami. Calice campanulato suddiviso in cinque denti lanceolati asimmetrici. Corolla dal un caratteristico labbro inferiore trilobato, molto più sviluppato e appariscente di quello superiore. Il colore dei fiori può variare presentando sfumature rosate o violacee o (più raramente) con il lobo superiore dotato di particolari striature violacee.
Habitat:
Si adatta a suoli degradati, aridi e soleggiati, anche battuti dal forte vento. Non tollera l'ombreggiamento quindi non cresce nella macchia alta e nel bosco; vegeta nelle garighe, e in pendii rocciosi, dal livello del mare fino alle garighe montane alte.
Somiglianze e varietà:
Secondo il Pignatti (Flora d'Italia. Volume secondo. Edagricole, Bologna 1982) farebbe parte di un raggruppamento di dieci specie, nell'ambito della famiglia delle Lamiaceae, accomunate dal portamento arbustivo-spinoso. Le altre specie, di cui altre due appartenenti al genere Stachys, sono presenti rispettivamente nell'isola di Creta, in Grecia, nella regione del Caucaso e nell'Asia occidentale (dall'Iran alla Turchia). La betonica fetida sarebbe pertanto l'unica specie di questo raggruppamento presente nel bacino centrale e occidentale del Mediterraneo.
Un'altra singolarità, citata dallo stesso autore, è la frequente associazione, nei crinali battuti dal vento, della betonica fetida con l'Astragalus sirinicus, che presenta analogie con altri astragali orientali. Secondo l'autore questa fitocenosi sarebbe da considerare come una flora relitta originatasi prima delle glaciazioni e, quindi, anteriormente al Pleistocene. La sopravvivenza di questa flora nell'attuale areale sarebbe da attribuirsi alle condizioni climatiche e di isolamento instauratesi con il ritiro delle glaciazioni.
Curiosità:
Utilizzata in passato quale repellente, appesa in mazzi nei pollai per allontanare i "pidocchi delle galline". Inoltre nella tradizione popolare la betonica fetida era usata, con altre specie aromatiche della macchia, per abbrustolire i maiali dopo la macellazione (s'abbruschiadura) per bruciare le setole aromatizzando, al contempo, la cotenna.