Cenni storici sui rimboschimenti litoranei
La politica forestale nazionale del secolo scorso è stata caratterizzata da intensa attività di rimboschimento dettata da considerazioni di ordine fisico – ambientale, sociale ed economico.
Una sintesi di questa politica è fornita dal Camiati (1961), che al I Congresso sui Rimboschimenti e sulla Ricostituzione dei Boschi degradati evidenziava l’importanza dei rimboschimenti nella:
“difesa del suolo dalle erosioni delle acque e dei venti, di protezione delle colture, di regimazione dei corsi d’acqua, di risanamento e di arricchimento del suolo in humus, di influenza … sul clima locale”.
Ancora il Camiati, evidenziava la portata sociale dell’attività di rimboschimento e del ripristino delle coperture forestali nell’immediato dopoguerra in quanto:
“… consentiva di assorbire aliquote notevolissime di manodopera disoccupata o sottoccupata”, con positive ricadute nell’arresto del ”… progressivo esodo dalle montagne” delle popolazioni locali.
Nel sostenere l’efficacia della politica dei rimboschimenti perseguita energicamente nel secondo dopoguerra l’autore, inoltre, ne evidenziava anche i positivi effetti economici, in termini di recupero del deficit di approvvigionamento di materie prime legnose nazionale.
Una delle regioni più interessanti per valutare l’efficacia della politica forestale dei rimboschimenti è sicuramente la Sardegna, per la discreta documentazione degli interventi.
I primi rimboschimenti in Sardegna
risalgono all’inizio del secolo scorso e hanno interessato preliminarmente bacini montani (Settimo S. Pietro, Monte Lerno e Isola della Maddalena) poi classificati a norma di legge ai sensi del RDL 3267 del 1923. Con la successiva legislazione sulla Bonifica integrale (RDL 215 del 13 febbraio 1933) si nota come il rimboschimento assunse anche il carattere “.. di opera connessa con la bonifica”, con interventi attuati nei “… vari perimetri” nell’ambito di “ ... Piani Regolatori dei Bacini Idrografici”, l’attuazione dei quali veniva assicurato “ … dal Sottosegretario Generale per la Bonifica Integrale a mezzo del Provveditorato alle Opere Pubbliche dalla Sardegna”.
Rimboschimento dei litorali
Proprio in questo contesto presero avvio le prime azioni di rimboschimento dei litorali, che durante il secolo scorso hanno rappresentato “uno degli aspetti più significativi dell’attività forestale”, per “ difendere abitati, vie di comunicazione, coltivi dalla minaccia del sorrenamento ad opera delle sabbie mobili”, per “.. costituire una efficace barriera frangivento a protezione delle colture agrarie” e per “… valorizzare economicamente terreni non altrimenti utilizzabili” (Bosetto, 1961).
Tra le opere di rinsaldamento delle sabbie litoranee vengono citate “la straordinaria importanza che il consolidamento delle dune e la difesa delle colture dai venti marini [...] ora che vaste superfici sono state acquisite ad una intensa ed attiva agricoltura [...].
Principali esempi di rinsaldamento delle sabbie litoranee in Sardegna
- Litorale di Arborea (Estensione: 450 ettari, interessando una fascia litoranea di circa 20 km, inizio lavori 1933)
- Litorale Foci del Tirso – Is Arenas (Estensione: 997 ettari, interessando una fascia litoranea di circa 7 km, inizio lavori 1951)
- Litorale Gonnesa - Portoscuso (Estensione: 445 ettari, Inizio lavori: Bugerru 1958 – Funtanammare 1938. Semina di Pino domestico e piantagione di Acacia saligna)
- Litorale della Nurra di Alghero (Estensione parziale: 97 ettari)
- Litorale Porto Torres – Foci del Coghinas (Estensione: 595 ettari nizio lavori: 1928)
- Litorale di Vignola (Estensione: 227 ettari, interessando una fascia di litorale di circa 17 km, Inizio lavori: 1911)
- Litorale Orosei - Posada - Siniscola (Estensione parziale: 95 ettari)
Quanto sono importanti ?
Nel 1960 a fronte di una superficie totale rimboschita di circa 25.124 ha, il 32% erano impianti realizzati lungo i litorali, spesso funzionali agli interventi di bonifica integrale (tabella 2 nell'allegato pdf).
Da questa breve analisi si desume che i rimboschimenti litoranei hanno svolto - e svolgono - un importante ruolo protettivo nei confronti dell’erosione costiera e che sono costituiti per la maggior parte da soprassuoli di origine artificiale a prevalenza di conifere in fase di invecchiamento (i primi interventi risalgono agli anni ’30). Come per i rimboschimenti realizzati in ambito montano, anche per gli impianti litoranei la bibliografia di settore sottolinea una progressiva perdita di vitalità imputabile alla mancata realizzazione di interventi selvicolturali e alla pressione esercitata su questi sistemi forestali da fattori antropici di diversa natura.
Le pinete litoranee della Sardegna oggi
Interessano circa 8.500 ettari e sono quasi tutte di origine artificiale se si escludono i nuclei di Portixeddu di Buggerru (per il Pinus pinea) e di Porto Pino (per il Pinus halepensis), con un’età variabile dai 50 ai 90 anni. Come per tutte le pinete litoranee del nostro paese, anche nella nostra regione rivestono una importanza dal punto di vista paesaggistico, turistico-ricreativo e storico-culturale, senza tuttavia sottovalutare la rilevanza naturalistica essendo ricomprese molto spesso all’interno della Rete Ecologica Regionale.
SISTEMI FORESTALI FRAGILI
La forte eterogeneità dei sistemi forestali litoranei condiziona notevolmente la gestione, imponendo forme di trattamento non inquadrabili negli schemi semplificati della selvicoltura classica. Il ricorso ai cosiddetti tagli modulari, accompagnati da una serie di interventi complementari e accessori e da un attento monitoraggio delle dinamiche evolutive costituisce il “modello colturale di riferimento” per questi sistemi forestali fragili ma di elevato interesse per la quantità e qualità di servizi ecosistemici erogati.
GLI AMBITI DUNALI INTERESSATI DAL PROGRAMMA REGIONALE DI RECUPERO
Per quanto riguarda gli ambiti dunali, particolarmente significativi sono stati gli interventi realizzati sui litorali di Sorso, di Aglientu - Santa Teresa, di Arborea – Terralba, di Buggerru, di Gonnesa e quelli ogliastrini.
L’obiettivo prioritario delle azioni implementate nei diversi contesti territoriali è stato la conservazione delle pinete, soprattutto nei Siti Natura 2000 dove le formazioni a prevalenza di Pino domestico costituiscono habitat prioritari.
Situazioni critiche sono riscontrate nel litorale di Sorso, dove gli interventi sono stati modulati con estrema cautela, tesi sia a migliorare la struttura dei soprassuoli che a favorire una diversificazione compositiva verso formazioni miste per piede d’albero o a piccoli gruppi di Pinus pinea e Juniperus oxycedrus. Gli interventi selvicolturali realizzati hanno previsto diradamenti dal basso e diradamenti dall’alto; nel primo caso i prelievi hanno interessato le piante del piano dominato senza futuro, aduggiate e caratterizzate da accrescimenti stentati, mentre nel secondo caso sono state eliminate piante del piano dominante e codominante in competizione con nuclei di Juniperus oxicedrus. Interventi simili sono stati effettuati lungo i litorali di Gonnesa e Buggerru, modulati sempre con estrema cautela per evitare repentine scoperture, associati ad interventi di carattere fitosanitario a carico di soggetti che presentavano sintomatologie riconducibili di natura patologica e da attacchi entomatici. Con riferimento agli interventi fitosanitari in ambito dunale si citano quelli effettuati sui litorali di Arborea, di Santa Teresa di Gallura e ogliastrini (Lotzorai, Barisardo, Cardedu) su soprassuoli a prevalenza di Pinus pinea, con tagli molto localizzati per eliminare singole piante o nuclei e la loro eliminazione mediante cippatura o abbruciamento controllato.
ERADICAZIONE DELLE SPECIE VEGETALI INVASIVE
In tutti i contesti litoranei si sono effettuati interventi per il controllo/eradicazione delle specie alloctone a comportamento invasivo (Carpobrotus spp. e Acacia spp.).
Nei contesti litoranei non dunali
A parte gli interventi di natura fitosanitaria che ricalcano come modulazione quelli effettuati negli ambiti dunali, un notevole interesse dal punto di vista naturalistico hanno rivestito gli interventi di rinaturalizzazione, come quelli eseguiti sul litorale di Alghero su substrati calcarei e sul litorale di Siniscola e Orosei su substrati granitici. In questi casi gli interventi sono stati estremamente vari, ma tutti tesi a creare le condizioni per l’insediamento per via autonoma della vegetazione autoctona. Gli interventi realizzati nel litorale di Alghero hanno supportato le dinamiche evolutive in atto verso formazioni più resistenti e resilienti ai fattori di perturbazione dell’ambiente mediterraneo e sono stati variamente modulati a seconda delle condizioni dei soprassuoli: nei popolamenti molto densi e semplificati, sono stati effettuati tagli di “avviamento a maggiore complessità”, ovvero diradamenti dal basso di grado moderato per aprire leggermente il soprassuolo e migliorare la funzionalità ecologica; in presenza di nuclei di vegetazione autoctona particolarmente sviluppati e vigorosi sono stati invece effettuati tagli di margine in maniera tale da ampliare la fascia ecotonale tra i due sistemi forestali (soprassuoli a prevalenza di Pinus pinea e Pinus halepensis di origine artificiale e formazioni autoctone a prevalenza di Olea oleaster) e facilitare in questo modo l’introduzione per via autonoma della vegetazione autoctona. Anche sul litorale di Orosei sono stati effettuati interventi simili (presidio forestale di Biderrosa), per favorire lo sviluppo di nuclei di Juniperus oxicedrus, facilitando l’espansione della chioma e l’affermazione della rinnovazione. Anche in questo caso a diradamenti dal basso di grado moderato nelle aree a maggiore densità, sono stati associati diradamenti dall’alto molto localizzati che hanno agito sulle piante del piano dominante e codominante che esercitavano un’azione di aduggiamento nei confronti dei nuclei di vegetazione autoctona. Lungo il litorale di Siniscola, sono stati effettuati interventi di su giovani popolamenti di Pinus pinea e Pinus halepensis finalizzati da un lato a migliorare la stabilità dei soprassuoli e dall’altro a ridurre il rischio di incendio mediante l’eliminazione di notevoli quantità di necromassa potenzialmente combustibile.
Conclusione
La Regione Sardegna con l’approvazione del Piano Forestale Ambientale Regionale (RAS, 2007) ha individuato tra gli obiettivi prioritari per il settore forestale la difesa del suolo e la mitigazione degli effetti della desertificazione.
Da allora la Regione ha attivato una serie di programmi per il miglioramento della funzionalità protettiva dei sistemi forestali (Tabella 1 nel PDF allegato) affidandone la realizzazione attraverso un Accordo quadro all’Ente preposto alla gestione forestale pubblica, oggi Agenzia FoReSTAS.
L’ultimo programma attivato e realizzato ha interessato i sistemi forestali litoranei presenti in diversi ambiti territoriali della Regione. Il programma si è concentrato sulle pinete costiere, riconosciute come sistemi forestali multifunzionali in grado di erogare una molteplicità di servizi ecosistemici: dalla stabilizzazione delle dune, alla conservazione della biodiversità e degli habitat, dal miglioramento della qualità percettiva del paesaggio al supporto ad attività turistico ricreative, senza dimenticare l’aspetto produttivo (produzioni legnose e non).

