Corrivazione delle acque dopo grandi piogge: Ruolo Protettivo del Bosco nei Pendii Esposti

21 Gennaio 2026
Fenomeno della corrivazione su terreno boscato, lecceta a Villagrande Strisaili, foto M.Puxeddu

Una prospettiva integrata

In questo breve approfondimento si vuole evidenziare quanto incida positivamente la presenza di un bosco su un terreno in pendenza, come vero e proprio sistema protettivo del territorio, dell'ambiente e dei centri abitati, specie nei casi delle grandissime piogge verificatesi nell'ondata ciclonica che ha interessato la Sardegna nelle giornate del 19 e 20 gennaio 2026.

I discorsi che seguono sono generali e divulgativi, con la sola finalità di evidenziare un dato tecnico fondamentale nella difesa del suolo e nella resilienza ai fenomeni intensi di questi tempi.

La Corrivazione e il ruolo protettivo del bosco nei pendii esposti: una prospettiva integrata

La corrivazione - come riportano varie fonti - è un concetto tecnico che descrive il processo di raccolta e concentrazione dell'acqua meteorica all'interno di un bacino idrografico. Più precisamente, è il fenomeno per cui le acque piovane, disperse inizialmente su tutta la superficie del bacino in un dato territorio, confluiscono progressivamente negli impluvi e nei corsi d'acqua fino a riunirsi nell'alveo principale.

In termini pratici, la corrivazione rappresenta il percorso di una goccia di pioggia dal punto in cui tocca il terreno fino al punto dove misuriamo il deflusso dell'acqua piovana. Un parametro fondamentale legato a questo concetto è il tempo di corrivazione, ovvero, semplificando, quanto impiega ogni goccia caduta per attraversare il territorio.
Questo valore varia significativamente a seconda della topografia, della geologia, della struttura del suolo e - aspetto rilevante per questo nostro breve approfondimento - varia a seconda dall'uso del territorio e dalla copertura vegetale.​

Un bosco denso aumenta il tempo di corrivazione rispetto a un suolo nudo: più protezione = minori danni!

Poiché l'acqua viene rallentata e deviata dalla vegetazione, permettendo infiltrazioni gradualmente maggiori nel suolo anziché deflussi superficiali rapidi e concentrati, è facile intuire il ruolo fondamentale dell'ecosistema-bosco nella protezione dalle frane disastrose nel nostro territorio, dei terreni circostani gli abitati, e più in generale, delle stesse vite dei cittadini
Il bosco è un presidio idrogeologico, il migliore possibile! Uno "scudo" verde, benefico e attivo, e soprattuto a costo "zero" e senza effetti collaterali.
Il bosco è il miglior alleato della Protezione Civile!

Coesione del suolo: come le radici rafforzano il terreno

Il fenomeno delle frane in pendii esposti è legato a un delicato equilibrio tra le forze stabilizzanti e quelle destabilizzanti del versante. Uno dei fattori critici è la coesione del suolo - l'attrazione naturale tra le particelle terrose che le mantiene compatte e resistenti al taglio.

Le radici degli alberi svolgono un ruolo fondamentale nel migliorare questa coesione

Ciò avviene in due modi complementari:

1. ANCORAGGIO MECCANICO DIRETTO: le radici, penetrando profondamente nel terreno, lo "imbrigliano" creando una fitta rete di rinforzo. Questo è particolarmente efficace negli alberi di latifoglie - come quelli comuni nei boschi mediterranei che sviluppano apparati radicali robusti e numerosi, spesso penetranti a oltre un metro di profondità. Le radici sottili e omogenee lavorano principalmente a trazione, ovvero resistono alla "tirata" lungo il versante, comportandosi in modo simile alle armature in un'opera di ingegneria civile. Gli studi dimostrano che le radici aumentano la resistenza al taglio del terreno, incrementando il fattore di sicurezza che determina se un pendio è stabile o a rischio di frana.​

2. MIGLIORAMENTO DELLA STRUTTURA A LUNGO TERMINE: oltre all'effetto meccanico immediato, le radici (insieme all'attività biologica dell'ecosistema forestale) migliorano la struttura edafica nel tempo. Con questo termine (edafica) indichiamo la disposizione spaziale e l’organizzazione delle particelle del suolo (sabbia, limo, argilla, sostanza organica) in aggregati (grumi, terricci, strutture) che conferiscono al terreno una sua forma caratteristica e una sua resistenza alle frane.

I depositi organici, l'attività dei microrganismi e le micorrize fungine che vivono in simbiosi con le piante - rafforzano i legami chimico-fisici tra le particelle, creando un suolo più stabile e coesivo.​

Ricerche condotte in Svizzera hanno evidenziato un risultato sorprendente: i versanti con una copertura vegetale ottimale rimangono stabili fino a una pendenza di 5° superiore rispetto ai pendii senza vegetazione. Questo significa che la vegetazione arborea non è un complemento, ma un fattore decisivo nella stabilità!

Permeabilità e controllo dell'acqua nel suolo

Se la coesione riguarda la resistenza meccanica del terreno, la permeabilità determina come l'acqua vi si muove attraverso - e questo è essenziale per prevenire le frane. Un suolo nudo, esposto a piogge intense, presenta un grave problema: l'acqua non riesce a infiltrarsi efficacemente e tende a scorrere in superficie (deflusso superficiale o runoff). Questo crea tre effetti destabilizzanti:

  1. Erosione superficiale, che asporta il terreno più superficiale e destabilizza i pendii
  2. Concentramento rapido dell'acqua in impluvi, che aumentano il carico idrostatico sui versanti sottostanti
  3. Riduzione della capacità portante del suolo per l'accumulo localizzato di acqua

Un bosco trasforma radicalmente questo scenario. E lo fa in modo efficace ed efficiente. I suoli forestali possiedono naturalmente una permeabilità molto superiore (6-8 mm/min) rispetto ai suoli degradati (0.5-2 mm/min). Questo perché:​

  • La lettiera (foglie, rami, materiale organico al suolo) funge da primo filtro, assorbendo l'impatto delle piogge battenti e rallentando il flusso
  • L'apparato radicale crea canalicoli naturali che favoriscono l'infiltrazione verticale
  • L'humus e la sostanza organica abbondante nei suoli forestali aumentano la porosità e la capacità di assorbimento idrico
  • La struttura pluristratificata del bosco (alberi, arbusti, erbe) aumenta le micro-asperità che rallentano il flusso superficiale​.

Quindi: l'acqua penetra più facilmente nel suolo, raggiungendo strati più profondi e riducendo i fenomeni di ruscellamento superficiale che creano instabilità. Studi comparativi hanno mostrato che la copertura vegetale riduce il tasso di deflusso totale del 7.5-16% e la produzione di sedimenti erosivi dell'81-94% rispetto al suolo nudo.

Radicamento profondo: drenaggio naturale e riduzione della pressione idrostatica

Un meccanismo meno visibile ma estremamente importante è il drenaggio biologico esercitato dalle radici attraverso la traspirazione. 

Gli alberi assorbono continuamente acqua dal terreno attraverso le loro radici per il proprio metabolismo. Durante il giorno, questo processo di assorbimento crea una pressione idrica negativa nello xilema (il tessuto conduttore), che agisce come una "pompa biologica" richiamando acqua dagli strati più profondi verso la parte aerea. In sintesi, gli alberi "drenano" il terreno in modo naturale e continuo.​

Questo è cruciale perché la pressione dell'acqua nei pori del suolo (pressione idrostatica) è uno dei principali fattori di instabilità nelle frane. Quando il suolo è saturo d'acqua, la pressione interna riduce l'attrito tra le particelle, indebolendo drasticamente la resistenza al taglio. Un bosco denso mitiga costantemente questo rischio: le radici richiamano acqua continuamente, mantenendo il suolo in condizioni di minore saturazione anche in caso di piogge prolungate.​

Le piante restituiscono all'atmosfera il 60-70% dell'acqua ricevuta con le piogge attraverso la traspirazione. In un bosco, questo significa che una frazione significativa dell'acqua meteorica non rimane nel suolo, ma torna all'atmosfera—riducendo così il carico idraulico sul versante.

In conclusione: la capacità di un bosco di attenuare il rischio di frane in pendii esposti a forti piogge è basata su tre benefici fattori, collegati

  • Coesione meccanica: Le radici aumentano letteralmente la "tenuta" del terreno, come se lo armassero dall'interno.
  • Permeabilità controllata: L'acqua penetra profondamente anziché scorrere in superficie, riducendo i fenomeni erosivi e la saturazione.
  • Drenaggio biologico: Gli alberi estraggono continuamente acqua dal suolo, mantenendolo in uno stato meno saturo e quindi più stabile.

Questi tre aspetti operano simultaneamente, creando un effetto sinergico che rende il bosco una difesa naturale estremamente efficace contro le instabilità idrogeologiche.

Un suolo nudo, al contrario, è vulnerabile su tutti e tre i fronti: privo di coesione radicale, impermeabile al suolo superficiale, e incapace di drenare biologicamente l'eccesso idrico.

Un'altra funzione importantissima: anche le chiome degli alberi proteggono il suolo! 

Molto spesso questo fattore è trascurato, ma è cruciale nella difesa del soprassuolo: si tratta della capacità di intercettare la pioggia da parte delle chiome che, riducendo la velocità dell'arrivo delle gocce sul terreno, ne riducono l'azione erosiva che poi aumenta il trasporto solido fino a valle.

In conclusione: la miglior strategia contro il rischio alluvioni sono i boschi!

Per tutte le ragioni esposte sopra, la conservazione e la corretta gestione forestale rappresentano non solo una concreta ed efficace misura di protezione ambientale, ma una strategia di mitigazione dei rischi naturali tra le più economiche ed efficaci disponibili. Quando si parla di difesa del suolo e di protezione dal dissesto idrogeologico, di riduzione del rischio erosivo e de degrado dei terreni, la cura forestale è sempre la migliore, oltre che la più naturale, sostenibile ed ecologicamente valida.

Teniamolo sempre a mente quando ci chiediamo: a cosa serve un bosco?

La legge forestale italiana, in particolare il Decreto Legislativo n. 34/2018 che recepisce la direttiva UE sulla protezione delle foreste, attribuisce ai boschi un ruolo multifunzionale di protezione ambientale, idrogeologica e paesaggistica.

Lo prevede anche la Legge forestale nazionale e la legge forestale sarda

Definizione di Bosco

I boschi sono definiti come superfici coperte da vegetazione arborea o arbustiva con estensione minima di 0,5 ettari e copertura del 20%, includendo vivai, fasce protettive e aree soggette ad obblighi di rimboschimento per difesa idrogeologica, qualità dell'aria, biodiversità e tutela del paesaggio.

Ruolo Protettivo

La normativa impone un vincolo forestale che vieta trasformazioni o dissodamenti senza autorizzazione, enfatizzando funzioni come la prevenzione di frane e smottamenti, la regolazione del deflusso idrico, la mitigazione del cambiamento climatico e la conservazione degli habitat.

Misure Specifiche

La Legge prevede - non a caso - obblighi di gestione sostenibile, lotta agli incendi boschivi (Legge 353/2000) e divieto di abbandono e sanzioni penali per danni dolosi o colposi, promuovendo rimboschimenti e manutenzione per preservare la stabilità idrogeologica oltre che la biodiversità.

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