Il caso del Grifone in Sardegna è tra i progetti di conservazione di successo a livello europeo. I risultati che stiamo registrando rappresentano il ripristino di un "servizio ecologico" essenziale: il grifone come spazzino naturale.
Negli anni 2000, la popolazione si ridusse a un numero critico, appena una trentina di coppie territoriali nel 2014, confinate nel nord-ovest lungo la costa tra Bosa e Alghero.
La sua scomparsa dal resto dell'Isola aveva lasciato un vuoto evidente tanto nei cieli e nei paesaggi della Sardegna, quanto nella catena ecologica del nostro ambiente naturale.
Oggi fortunatamente i dati raccontano una realtà diversa: la popolazione è in crescita, il territorio occupato si amplia e il ritorno di questo grande avvoltoio è ormai un fatto concreto, misurabile.
I Numeri del Successo
I dati confermano il successo del progetto:
- Popolazione: si è passati dalle circa 30 coppie censite negli anni critici, agli oltre 500-570 individui stimati oggi.
- Nuovi Nuclei: oltre alla storica roccaforte dele grifone di Bosa, si stanno consolidando presenze stabili nel Logudoro e nel Goceano, e nel Sarrabus-Gerrei
- Riproduzione: Il numero di giovani nati in libertà in Sardegna è in costante aumento, segno che l'habitat è tornato a essere ospitale.
Oggi fortunatamente i dati raccontano una realtà diversa. Grazie all’attività di immissione di giovani individui, provenienti principalmente dalla Spagna, la popolazione è in netta crescita e il territorio occupato si amplia ogni anno, tanto da poter guardare con moderato ottimismo al futuro ritorno nelle altre aree storicamente occupate in tutta l'isola.
Restocking (ripopolamento)
L’Agenzia Forestas, grazie alle operazioni di restocking effettuate con i due ultimi Progetti LIFE a partire dal 2018, ha gestito e rilasciato in natura oltre 80 grifoni nell’ambito del progetto “Under Griffon Wings” (terminato nel 2020) e ulteriori 90 individui grazie all’attuale progetto “Safe for Vultures” che si concluderà a dicembre 2026.
Si tratta di un numero importante di animali, in gran parte giovani individui che al momento del rilascio avevano uno o due anni di età e che, gradualmente, stanno arrivando a maturità riproduttiva - condizione nella quale potranno contribuire all'incremento della popolazione.
Questo fattore, unito alla maggiore disponibilità alimentare, garantita dalla rete di stazioni di alimentazione (tre delle quali centralizzate e gestite da Forestas - ed oltre 60 gestite dai privati) ha consentito il risultato della forte crescita della popolazione di questo vulturide e aperto nuove prospettive per il ritorno delle altre specie scomparse.
La strategia del ritorno: oltre il rilascio
Il successo non è dovuto solo alla liberazione degli esemplari spagnoli, ma ad una complessa macchina organizzativa, gestita da più partner:
- La grande collaborazione della Spagna: questo paese europeo ha una situazione faunistica decisamente invidiabile e proprio grazie ad animali provenienti da questa nazione sono stati garantiti progetti di reintroduzione e conservazione in tutta Europa e in Italia, Sardegna compresa. Forestas, grazie ai progetti LIFE, collaborando con partner internazionali come la VCF (Vulture Conservation Foudation), continua a gestire l’arrivo di questi animali che, dopo un periodo di quarantena nelle voliere del CARFS di Bonassai, vengono custoditi in ampie voliere di ambientamento prima del rilascio.
- La Rete dei Carnai: uno dei nostri problemi storici era la carenza di alimentazione dovuta alle normative sanitarie sullo smaltimento delle carcasse di animali domestici degli allevamenti. Grazie all’accordo tra l’Assessorato della Sanità, l’Assessorato della Difesa dell’Ambiente e l’Università di Sassari, in Sardegna, primo caso in Italia, si è arrivati ad una deroga che consente ai proprietari di aziende zootecniche ricadenti all’interno della Rete Natura2000, di poter creare un’area di smaltimento naturale di queste carcasse (stazione di alimentazione privata). Grazie ai costanti controlli sanitari, questo garantisce alimenti sicuri e privi di farmaci veterinari (come l’antinfiammatorio Diclofenac, estremamente tossico per gli avvolti) che spesso determinano intossicazioni, fino alla morte degli avvoltoi.
- Monitoraggio Tecnologico: con l'uso di GPS satellitari, si possono seguire i voli dei grifoni. Questo ha permesso di valutare come i giovani esemplari esplorano il territorio della Sardegna e come iniziano a ricolonizzare aree dove non si vedevano da decenni..
Il Ruolo del Progetto "Life Safe for Vultures"
Forestas agisce come braccio operativo regionale all'interno di questo progetto LIFE, che vede la collaborazione tra l'Università di Sassari, il Corpo Forestale, e partner internazionali (Vulture Conservation Foundation - una fondazione per la tutela degli avvoltoi) ed Enel Distribuzione.
Il successo con il Grifone ha dato a Forestas e ai partner scientifici la forza per guardare oltre. Proprio nel 2025 si è tenuto un vertice internazionale ad Alghero per pianificare il prossimo, incredibile passo: la reintroduzione del Gipeto (Gypaetus barbatus) e dell'Avvoltoio monaco (Aegypius monachus).
L'obiettivo finale è ambizioso: estendere l'areale del grifone a tutta l'isola, ricollegando le popolazioni del nord con i nuovi siti di nidificazione nel sud Sardegna.
Le splendide foto sono del Socio AFNI Sardegna Mauro Sanna









