Un altro astore è morto per una fucilata

25 Novembre 2020
Astore ferito gravemente 2020-11-19

IL FATTO

Ancora una vittima dell’ignoranza e vigliaccheria umana: una femmina adulta di Astore sardo (Accipiter gentilis arrigonii) è stata recentemente ricoverata presso il Centro Fauna Selvatica (CARFS) di Bonassai (Olmedo,SS) qui recapitata grazie al personale del CFVA di Nuoro (che lo ha rinvenuto a Prato Sardo) dopo la giornata di caccia di giovedì 5 novembre.  Si tratta di un bellissimo esemplare che purtroppo, a seguito di esame radiologico, è risultato colpito da diversi pallini che hanno lesionato la colonna vertebrale con relativi gravi problemi neurologici.

Subito sottoposta a terapia farmacologica dal personale veterinario di Forestas, purtroppo non è sopravvissuta alle lesioni traumatiche conseguenti alla fucilata.

Vandalismi contro la fauna selvatica: una piaga difficile da arginare

Purtroppo anche quest’anno l'Isola - nostro malgrado - è testimone di gravi azioni vandaliche perpetrate ai danni dell’ambiente naturale e della nostra fauna. La fucilata a questo raro esemplare è una tra le tante.  È necessario sottolineare la gravità di queste azioni, e la corrispondenza con le giornate di caccia, probabilmente compiute da sedicenti “cacciatori” che manifestano comportamenti troppo distanti dallo spirito venatorio, tanto da rappresentare un'offesa per quelli "veri" - che mai sparerebbero ad una specie così protetta e preziosa.  Eppure nelle giornate di caccia si continua purtroppo a registrare atti irresponsabili ai danni di fauna protetta, senza alcuna cognizione del grave danno ambientale causato dal gesto. Un “divertimento” che vanifica le azioni di conservazione di specie già portate al limite di sopravvivenza negli ultimi decenni.

L'Astore sardo: un rapace caratteristico dei boschi di Sardegna e Corsica

L'individuo ferito nel nuorese (e poi irrimediabilmente morto) era un esemplare di questo bel rapace che secondo le ultime stime, ha una consistenza di di appena 70 coppie nidificanti in Sardegna.

L’astore sardo è una specie classificata in pericolo (EN) dalla IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura). Più piccolo rispetto alla specie nominale (Accipiter gentilis) presente nel resto d’Italia, l’astore sardo si differenzia per la colorazione più scura del dorso, un marrone scuro che contrasta con la parte anteriore chiara barrettata. La livrea somiglia a quella dello sparviere sardo (Accipiter nisus wolterstorffi), dal quale si differenzia per le maggiori dimensioni (la femmina di sparviere ha la grandezza di un gheppio, quella di astore è grande quanto una poiana).
Le principali caratteristiche biometriche sono un’apertura alare fino a 120 cm e un peso che oscilla tra 780-880g per le femmine e 520-600g per i maschi.

Si tratta di un rapace specializzato nella caccia in ambienti boschivi e per ciò è caratterizzato da ali corte, rispetto alle dimensioni corporee e una lunga coda che gli consente una eccezionale agilità nella caccia in mezzo agli alberi.  Questi rapaci sono oggi (e sono stati storicamente - cit. Carta de Logu di Eleonora d’Arborea) molto apprezzati nell’arte della falconeria e definiti “falchi da basso volo” e la piccola sottospecie sarda era particolarmente apprezzata per la velocità ed agilità nella caccia “da penna” in mezzo ai boschi.  La gamma di specie predate da questo rapace è molto ampia e varia: da quelle più tipiche degli ambienti boschivi, come il merlo, la ghiandaia, il colombaccio, il picchio, a quelle tipiche di ambienti aperti come la pernice, la quaglia e le cornacchie, fino a specie di ambienti umidi come gli anatidi o i rallidi. Ma la gamma di prede include anche piccoli mammiferi.  Questa sottospecie è tanto preziosa perchè esiste solo in Sardegna e Corsica ed è tuttora considerata in pericolo di estinzione: negli anni '60-'70, ha rischiato di essere cancellata completamente, complice anche un'assurda normativa che prevedeva la cosiddetta “lotta ai nocivi”, in base alla quale tutte le specie di rapaci erano considerate cacciabili perchè accusate di sottrarre selvaggina pregiata.
Negli ultimi anni nelle due isole si è registrata una lenta ripresa numerica e la graduale ri-occupazione di areali storici.

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