In questo approfondimento si analizzano discorsivamente i dati recentemente resi disponibili su alcuni portali governativi anche a seguito del dibattito aperto dal DPCM 2026 sui comuni montani, legato alla classificazione amministrativa ma anche al valore strategico della montagna e dei suoi boschi (acqua, carbonio, difesa idrogeologica).
Un piccolo dossier con dati, impatti regionali e riflessioni sistemiche
Qui si vuole semplicemente riassumere a beneficio del lettore il contesto normativo (DPCM), territoriale (Sardegna) e ambientale (boschi/ecosistemi) emerso dalle analisi più attuali.
Evedenziare le criticità, meramente offrendo un'analisi semplificata dei dati oggettivi, dedicando alcuni paragrafi alle informazioni desumibili dai dati ISTAT/L.991 e dagli effetti su FOSMIT ed eventuali azioni compensative.
La montagna italiana - e nondimeno quella sarda - rappresenta un patrimonio strategico, dove i servizi ecosistemici del bosco – come la produzione di acqua potabile, la regolazione climatica, la prevenzione dell’erosione idrogeologica e la biodiversità – generano un valore economico stimabile in decine di miliardi di euro annui, spesso superiore alla ricchezza prodotta dalle attività antropiche locali.
Valore dei servizi ecosistemici
I boschi montani, oltre all'immenso valore paesaggistico e ambientale, forniscono servizi fondamentali non remunerati direttamente: la stabilizzazione del suolo evita danni per miliardi legati a frane e alluvioni; la cattura di carbonio contribuisce agli obiettivi climatici; l’acqua delle sorgenti montane serve il 70-80% del fabbisogno idropotabile italiano.
Questo capitale naturale sostiene l’intero Paese, ma le aree montane ricevono risorse pubbliche sproporzionatamente basse - dati alla mano - rispetto al loro contributo sistemico.
Legame con la classificazione montana
La qualifica di “comune montano” non è solo amministrativa: è il prerequisito per politiche compensative che riconoscono questo ruolo. Riperimetrare i limiti amministrativi montani, come nel caso del DPCM 2026, rischia di penalizzare proprio chi gestisce questi servizi ecosistemici essenziali, creando un paradosso evocato da vari esperti in questi mesi:
che la montagna paghi il prezzo della propria utilità senza riceverne in cambio adeguati sostegni.
Implicazioni per la Sardegna
Nelle regioni come la Sardegna, dove la montagna è meno estesa ma cruciale per la resilienza idrica e la difesa costiera, questa stretta può accelerare lo spopolamento e indebolire la manutenzione del bosco, con effetti a catena sull’intero sistema regionale.
Classificazioni nazionali
L'analisi dei dati disponibili sulla montagna (si veda ad esempio il portale PNRR Agritech che ne ha pubblicato un set ben strutturato) permette di descrivere le montagne italiane attraverso mappe e classificazioni dei comuni montani. Sono ricondubicili essenzialmente a due sistemi-inventari:
- la legge n. 991/1952 identificava 3.419 comuni totalmente montani e 643 parzialmente montani, coprendo il 61% del territorio (187.121 km²) e il 33,3% della popolazione (19,7 milioni di abitanti);
- l'ISTAT classifica 2.487 comuni montani, per il 35,2% del territorio (106.308 km²) e il 12,1% della popolazione (7,2 milioni) .
Da notare che oggi la Legge n. 131/2025 sta riperimetrando il concetto di “montagna per le norme di legge” .
Dati regionali
Elencando per regione la % di territorio montano e popolazione montana, si possono osservare (vedi infografiche) valori estremi:
Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige sono al 100% ; Puglia al 1,48% territorio e 0,24% popolazione;
Sardegna al 13,61% territorio e 3,36% popolazione - tra gli ultimi valori nella classifica nazionale.
Il DPCM 2026 sulla classificazione dei comuni montani può avere un impatto molto penalizzante per la Sardegna, tanto che la Regione ha già contestato i criteri usati e segnala una possibile riduzione significativa dei comuni riconosciuti come montani.
Effetti attesi
Secondo la Regione, la nuova classificazione basata soprattutto su altitudine e pendenza, senza considerare accessibilità, posizione dei centri urbani e distribuzione delle attività produttive, rischia di produrre risultati poco aderenti alla realtà sarda. Questo potrebbe tradursi in una minore presenza di comuni sardi nell’elenco ufficiale dei montani.
Conseguenze pratiche
La riduzione dei comuni classificati come montani avrebbe effetti sull’accesso ai fondi nazionali, in particolare al FOSMIT, e potrebbe incidere su servizi sanitari e scolastici, politiche contro lo spopolamento e, più in generale, sulle risorse destinate alle aree interne.
In parallelo, la Regione ha annunciato un confronto con i Comuni interessati e la valutazione di misure compensative per limitare gli svantaggi.
Stato del processo, in sintesi
A febbraio 2026 la Sardegna non aveva dato parere positivo all’intesa in Conferenza Unificata sulla proposta di DPCM, ma il Governo ha comunque proseguito nell’iter. Da marzo 2026 risulta pubblicato l’elenco febbraio 2026 con i nuovi criteri di classificazione, quindi l’impatto diventa operativo sul piano delle future assegnazioni e delle misure collegate alla qualifica di comune montano.
Per la Sardegna il punto centrale non è solo la classificazione in sé, ma il fatto che una stretta del perimetro dei comuni montani può ridurre risorse, tutele e capacità di intervento sui territori più fragili.
Nelle immagini allegate a questo articolo, le infografiche più significative.
Altri Dati: sulla copertura boschiva nazionale e sulla rilevante quota sarda
Stimare con esattezza la copertura boschiva di un territorio vasto (regionale, nazionale o continentale) è impresa ardua, ma disponiamo di dati abbastanza aggiornati. Secondo i dati dell'Inventario Forestale Nazionale (IFNC) del 2015, la superficie forestale totale in Sardegna è di circa 1.300.000 ettari (corrispondenti ad un enorme terreno quadrato con il lato lungo 13.000 chilometri).
- Di questa superficie il 48%, circa 626.140 ettari sono classificati come “bosco”,
- mentre circa 674.851 ettari sono classificati "Altre terre boscate"
Quanti tipi di "bosco" esistono in Sardegna?
Per quanto riguarda le categorie inventariali del bosco, la più significativa è quella delle foreste ad alto fusto, che coprono circa 600.255 ettari in Sardegna, di cui circa 2.229 ettari sono temporaneamente privi di copertura forestale, probabilmente a causa di interventi di gestione o eventi naturali (incendi etc). Le foreste ad alto fusto sono caratterizzate da alberi di altezza superiore a 5 metri, con una copertura arborea superiore al 10%. Queste aree rappresentano il cuore delle risorse forestali dell’isola, contribuendo in modo importante alla capacità di assorbimento di carbonio e alla tutela dell’ambiente.
Le categorie forestali più rappresentative dei boschi alti
In Sardegna sono, in ordine di ampiezza:
• Leccete (Quercus ilex L.): circa 255.463 ettari
• Sugherete (Quercus suber L.): circa 152.755 ettari
• Querceti caducifogli, principalmente roverella (Quercus pubescens L.): circa 87.780 ettari
• Pinete di pini mediterranei: 34.633 ettari
Ma i boschi alti ricomprendono anche gli impianti di arboricoltura da legno, principalmente di latifoglie e in minor misura di conifere, per 25.885 ettari.
Per quanto riguarda le categorie inventariali delle Altre terre boscate si evidenzia l’ampiezza della categoria degli Arbusteti, che con circa 558.795 ettari rappresentano quasi la metà del totale nazionale.
Cos'è il carbon stock e perchè è importante...
Il carbonio organico immagazzinato nei suoli o soil organic carbon stock (SOC-Stock) descrive il quantitativo di carbonio organico contenuto in un dato spessore di suolo per unità di superficie, è espresso in Mg/ettaro e tiene conto anche delle aree prive di suolo (dove la capacità di immagazzinamento del carbonio organico è pressochè nulla).
Dal SOC-Stock è possibile stimare la quantità di Anidride Carbonica (CO₂) immagazzinata nei suoli regionali - attraverso la relazione CO₂ eq.=SOC-stock * 3,667.
La conoscenza del contenuto attuale di carbonio organico dei suoli permette non solo di valutare lo stato qualitativo dei suoli ma anche di stimare la quantità di CO₂ immagazzinata e i potenziali di accumulo o perdita in seguito a variazioni d’uso o a modifiche di gestione. E...ci fa anche capire meglio - o almeno intuire - quanti danni ambientali produca un incendio boschivo!
Quanto carbonio immagazziniamo grazie ai boschi?
In Italia, le stime indicano che il suolo forestale immagazzina circa il 57,6% del carbonio organico, seguito dalla biomassa epigea (38,1%) e da legno morto e lettiera (4,3%).
In Sardegna il contenuto di carbonio negli alberi, nella rinnovazione e negli arbusti nel Bosco italiano è dicirca 20 milioni di tonnellate, corrispondenti a circa 31,2 Mg/ettaro.
La Sardegna è una delle regioni in cui il contributo di arbusti alla biomassa vivente supera il 3% del totale. Questo indica che anche gli arbusti immagazzinano una quantità significativa di carbonio nella regione.
Anche i piccoli alberi, in Sardegna forniscono un contributo al carbonio totale immagazzinato di oltre il 3%.
La nostra regione si distingue quindi per un ruolo importante di arbusti e piccoli alberi nel sequestro di carbonio,anche se la maggior parte del carbonio (il 96,8%) è immagazzinata dagli alberi di dimensioni maggiori
Assorbimento per ettaro
Sapere quanto carbonio viene assorbito da un ettaro di bosco ci aiuta a valutare quanto sia necessario preservare e gestire le foreste per mitigare le emissioni di CO₂
Per quanto riguarda la produzione di carbonio di una persona, ecco alcuni dati interessanti:
- Emissioni in Italia: nel 2022, la carbon footprint annua di una persona in Italia è stata di circa 7 tonnellate di CO₂ equivalente.
Questo valore è stato fornito dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). - Emissioni globali: si stima che una persona emetta in media tra 4 e 6 tonnellate di CO₂ all'anno, a seconda del paese e dello stile di vita.
Questi dati evidenziano l'importanza di adottare pratiche sostenibili e di ridurre le emissioni di carbonio per combattere il cambiamento climatico!




