Obiettivi del G8 per il futuro del pianeta

25 Luglio 2008
Astragalus genargenteus

Un pò di storia
Il primo vertice del G8 si tenne nel 1975 in Francia per volere di Germania, Inghilterra, Francia, Giappone e Stati Uniti con la partecipazione di Italia e Canada. La preoccupazione che ha indotto i “grandi” ad affrontare e discutere i problemi finanziari ed economici del periodo fu una situazione di disequilibrio e progressivo logoramento delle regole a cui le maggiori potenze internazionali avevano fatto riferimento subito dopo la seconda guerra mondiale. L’inclusione dell’Italia nei grandi è stata nella quasi totalità una scelta dettata da considerazioni di ordine politico. Altresì l’Italia approfittò dell’occasione per inserire il suo impegno diplomatico tra gli obiettivi principali.
Nel corso degli anni sono state avanzate diverse ipotesi di allargamento del G7 ad altri paesi seppur con esito negativo.
L’unico allargamento è avvenuto nel 1998 dopo un quinquennio di trattative con l’entrata ufficiale nei “big” della Russia.
A trent’anni di distanza temi nuovi quali ambiente, sicurezza, politica, crisi alimentare, sviluppo ecc. sono entrati a far parte delle attività del tanto “discusso” quanto atteso G8.
Nel 2007 ad Heiligendamm in Germania avviene un fatto importante: il G8 assume la decisione di istituire un forum di dialogo organico con le potenze emergenti (Cina, India, Brasile, Messico e Sud africa). Si chiamerà “processo di Heiligendamm” della durata di due anni e servirà per trovare un impegno comune su diversi temi tra cui il riscaldamento globale.

È proprio l’ambiente uno degli argomenti più importanti che si sono consolidati nel corso degli ultimi anni tra le questioni da affrontare con la massima urgenza. I recenti incontri sono stati positivi in tal senso in quanto i leader dei paesi più industrializzati hanno deciso di assumere impegni concreti per elaborare delle strategie sinergiche in grado di contrastare i cambiamenti climatici in atto prima che diventino pericolosi ed irreversibili.

L'incontro di Hokkaido
Il G8 2008 che si è svolto in Giappone a Hokkaido dal 7 al 9 luglio scorso ha elaborato un’importante dichiarazione (Declaration of leaders meeting of Major Economies on Energy Security and Climate Change) che impegna i paesi industrializzati e responsabili di circa il 60% delle emissioni di CO2 nell’atmosfera ad un progressivo abbattimento delle stesse. Un primo passo in avanti anche se non mancano le perplessità e i dubbi: primo fra tutti la mancanza di cifre certe sulla riduzione dei gas serra. L’unico dato certo è il riferimento al recente documento stilato dall’Ipcc (Commissione delle Nazioni Unite sul Clima) con il quale gli stati membri si impegnano, entro il 2050, ad avviare un processo di riduzione del 50% delle emissioni di anidride carbonica rispetto a quelle accertate nel 1990. Per ora è solo un impegno formale condiviso all’unanimità dai 16 Paesi che insieme rappresentano l’80% delle emissioni mondiali. D’altro canto i Paesi emergenti tra cui India e Cina mettono in evidenza che, la possibilità di raggiungere l’obiettivo di abbattimento dei gas serra entro il 2050, dipenderà da processi evolutivi tecnologici oggi solo ipotizzabili ma che comporteranno necessariamente un rilevante dispendio di risorse economiche.
La dichiarazione sul clima si conclude con un’attenzione particolare alle politiche forestali (corretto uso del suolo, riforestazione ecc.) alla cooperazione per la lotta agli incendi, all’educazione ambientale, al riciclo.

La Regione Sardegna considera la sfida dei cambiamenti climatici come uno degli obiettivi più importanti nel suo programma di governo.
L’Ente Foreste della Sardegna, in quanto gestore della gran parte del superficie boschiva della Sardegna, come risposta agli obiettivi succitati ha avviato un processo di innovazione delle politiche di gestione del patrimonio forestale e agro-forestale, migliorando gli aspetti legati alle politiche energetiche e di manutenzione del territorio.

L’Italia ospiterà il G8 il prossimo anno all’isola della Maddalena. Sotto la presidenza italiana il summit svolgerà un ruolo importante e decisivo per i processi di riforma.

"I cambiamenti climatici sono una delle sfide più grandi dei nostri tempi"

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