Massiccio attacco di lepidotteri defogliatori sui boschi del monte Arci

17 Luglio 2009
differenze nella vegetazione investita dal defogliatore

Il contesto biologico

Con il nome collettivo farfalle ci si riferisce a quel gruppo di insetti che costituiscono l'ordine dei Lepidotteri, uno dei più importanti e più ricchi di specie. Hanno uno sviluppo indiretto che passa attraverso tre stadi principali assai diversi per morfologia. Dall'uovo schiude la larva (bruco) che evolve in pupa (crisalide) la quale infine si trasforma in immagine (l'insetto nello stato adulto).
Per gli insetti che hanno colpito le foreste del centro Sardegna, la fase larvale (la più dannosa per gli alberi, perchè vede in attività i bruchi che si nutrono delle foglie) finisce tipicamente nella terza decade di giugno, con lo sfarfallamento (ossia il passaggio dalla crisalide alla forma adulta, che porterà al nuovo ciclo di accoppiamento e deposizione delle uova).
Generalmente le popolazioni di Lymantria dopo una simile esplosione demografica vengono ripoortate a valori di densità bassi da attacchi di nemici naturali quali predatori (Calosoma), parassitoidi vari e virus (NPV)

Gli effetti sulle foreste

I bruchi si sono concentrati quest'anno prevalentemente sulle leccete del monte Arci (oltre alla Gallura, dove il fenomeno è endemico e quindi costante) e sono comparsi anche sulle leccete del monte Ortobene a Nuoro.
L'attacco di defogliatori ha interessato su monte Arci una zona di oltre 500 ettari di terreni (privati, comunali o in gestione Ente Foreste) devastando il fogliame soprattutto del leccio ma anche del corbezzolo, dell'erica e (parzialmente) la sughera, lasciando invece indenne altre piante come la fillirea.

Tra i fattori che hanno favorito la comparsa e la proliferazione, il particolare clima piovoso e le condizioni climatiche generali dell'ultima annata silvana (con quest'ultimo termine si intende il periodo dell'anno che va dall'autunno alla primavera e durante il quale si possono svolgere in bosco i lavori colturali in campo aperto: taglio, rimboschimento etc.).

Fortunatamente, l'effetto apparentemente catastrofico non vede la morte degli alberi interessati: le foglie, dopo il periodo dell'attacco, ricrescono sebbene la pianta risulti indebolita a causa della limitata o assente attività di fotosintesi clorofilliana. Ne consegue, inoltre, un ridotto accrescimento (che resterà visibile anche ispezionando il tronco: gli anelli di accrescimento manifesteranno uno spessore inferiore anche del 50%).
Ingente il danno economico quando questi attacchi interessano la sughera, poiché il mancato accrescimento stagionale può ridurre anche del 70% la produzione.

Il Servizio Territoriale di Oristano ha avviato la dovuta procedura di segnalazione ai sensi delle vigenti P.M.P.F. alla competente struttura del Corpo Forestale.

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