La Carta ittica della Sardegna

02 Maggio 2022
fauna ittica

Adozione della carta Ittica - acque dolci della Sardegna

Con la Delibera del 20 gennaio 2022, n. 2/28  la Regione ha approvato i documenti, elaborati in collaborazione con l'Università di Cagliari, per la Carta ittica delle acque dolci della Sardegna.
Il documento rappresenta il quadro aggiornato e completo, a livello di bacino idrografico, delle specie ittiche che attualmente popolano i corsi d'acqua, con un approfondimento specifico sulla consistenza delle popolazioni di salmonidi, in particolare della Trota sarda (Salmo ghigii ex Salmo cettii ex S. macrostigma) unico salmonide endemico della Sardegna, ricompreso nell'allegato II della Direttiva 92/43/CE (Direttiva Habitat) perché in pericolo di estinzione. La parte sostanziale del documento è consultabile tra gli allegati della DGR: 

  1. Allegato Delibera 2-28:  Carta Ittica della Sardegna Vol I - Parte Generale.pdf
  2. Allegato Delibera 2-28 : Carta Ittica della Sardegna Vol II - Schede Bacini indagati.pdf

Una parte consistente della Carta ittica, dunque, riguarda la stessa area di intervento che Forestas sta seguendo sul campo in tutta l'Isola: siamo tra le sei aree-pilota nazionali su cui il progetto LIFE STREAMS (Salmo ceTtii REcovery Actions in Mediterranean Streams – LIFE18 NAT/IT/000931) agisce per il recupero della trota mediterranea nativa (Salmo cettii) attraverso la progettazione e l’adozione di azioni coordinate di conservazione

Le direttive UE

La direttiva 92/43/CE Habitat, insieme alla direttiva 2009 /147/CE (Direttiva Uccelli) è il principale pilastro della politica comunitaria per la conservazione della Natura: nell'ambito della regione bio-geografica mediterranea, la Sardegna assume un ruolo di primo piano per l'eccellenza e complessità delle componenti di biodiversità. In questo senso, lo sviluppo di una ricerca applicata sulle componenti abiotiche e biotiche dei sistemi dulciacquicoli interni soddisfa pienamente l'obbligo di studiare e mantenere questo patrimonio in uno stato di conservazione soddisfacente, con particolare riguardo alle specie minacciate, vulnerabili e rare, nonché alle specie e sottospecie endemiche.

La strategia

Si basa sul trinomio conoscenza/ricerca, pianificazione /programmazione degli interventi e monitoraggio ed è indispensabile per solide politiche gestionali: la Carta ittica regionale è insomma uno strumento informativo indispensabile per la pianificazione e gestione territoriale.

La situazione sarda

Nei fiumi e nei laghi della Sardegna, scrigno di biodiversità, nuotano in prevalenza pesci provenienti da altri luoghi. Le specie alloctone, cioè introdotte nell'ultimo secolo nei nostri corsi d'acqua sono ormai il 74%, a fronte del 26% di quelle autoctone, come l'anguilla europea e la trota sarda: quest'ultima, segnalata per la prima volta nel 1777 dal naturalista e abate Francesco Cetti (da cui il nome scientifico) è considerata a grave rischio di estinzione

Specie ittiche originarie della Sardegna

Su otto, una è ormai estinta, mentre gli esemplari 'alieni' sono cresciuti soprattutto dagli scorsi anni Novanta. La 'mappa' della fauna ittica nella rete idrografica della Sardegna - alcuni fiumi perenni, tanti laghi artificiali (salvo Baratz) e numerosi torrenti 'effimeri' - è tracciata nella Carta ittica regionale frutto di ben sette anni di lavoro (dal 2015). Studi e monitoraggi sul campo sono frutto del lavoro dell'università di Cagliari mentre le analisi genetiche sono state affidate all'università delle Marche. 

Le specie importate trasformano la composizione (anche genetica) delle comunità ittiche delle acque interne della Sardegna - come emerge dai 214 siti in 39 bacini idrografici monitorati, censendo circa 45 mila esemplari di 23 specie, di 11 famiglie. Oltre il 60% delle alloctone è stata introdotto nei laghi, per la pesca ricreativa o come pesci-foraggio necessari per le popolazioni utili alla prima attività, e da qui si sono diffuse nella maggior parte dei corsi d'acqua dell'isola. Le specie 'aliene' sono 16, 7 le autoctone: la più abbondante delle quali (per numero e presenza nei siti monitorati) è l'anguilla europea.  Quando le specie introdotte si stabilizzano in un ecosistema è quasi impossibile eradicarle, e contenerle richiede notevoli risorse pubbliche.   L'analisi genetica sulla trota sarda ha consentito  - ad esempio - di certificare nuove popolazioni 'pure', non ibridate con specie straniere (es: trota fario). Nel Rio Ermolinus, foresta demaniale di Montarbu (Seui) non è stato possibile il ripopolamento con trota sarda perché in passato non si è riusciti a eradicare la trota atlantica, ormai componente principale della popolazione (vitale, peraltro); il monitoraggio è stato possibile ancora grazie al progetto LIFE Streams.  In tutta la Sardegna sono state individuate inoltre sette varianti genetiche di questa specie, più che in Corsica. 

Ora la Carta ittica regionale diventa lo strumento Regione per definire politiche per la tutela della biodiversità.

La pesca sportiva

La pesca sportiva è consentita, su concessioni demaniali, solo in cinque tratti fluviali, nel rio Butule (Sassarese) e nei laghi Posada, Gusana e Govossai (nel Nuorese). Dipende soprattutto dall'attività dell'uomo il modo in cui distribuzione e abbondanza dei pesci d'acqua dolce si sono modificate in Sardegna. Hanno contribuito l'inquinamento e gli sbarramenti artificiali, l'alterazione degli alvei dei fiumi, la pesca illegale e l'introduzione delle specie 'aliene'.

La minaccia della plastica

Solo il 5% della rete idrica sarda è risultata in condizioni ambientali pessime. Fortunatamente la maggior parte dei corsi d'acqua dell'isola (62%) ha ancora un buon indice di funzionalità fluviale (stima dello stato di salute dei fiumi: buono). Ma c'è poco di che gioire: anche su questi ecosistemi incombe l'abbandono indiscriminato dei rifiuti, soprattutto legato all lancio di sacchetti lungo le strade vicine ai corsi d'acqua, sempre più inquinati dalla plastica. Nel corso della  stesura della Carta abbiamo rilevato la presenza di macrorifiuti nell'86% delle 214 stazioni di campionamento.
Di questi macrorifiuti oltre il 70% è rappresentato da plastica (il 60% sono buste o frammenti di sacchetti).

Ci sarà molto da lavorare, soprattutto sull'educazione ambientale, la consapevolezza e, quando tutto ciò non bastasse, controlli e sanzioni. 

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