Una recente rassegna scientifica australiana conferma che le foreste gestite con criterio sono decisive per il clima. Dove il fuoco è la minaccia principale, come in Sardegna, le conclusioni indicano una direzione chiara per le politiche forestali.
Una ricerca nata in Australia
Il 28 gennaio 2026 Forestry Australia ha pubblicato la Forest Carbon Balance Evidence Review. Il documento sostiene che le foreste ben gestite con criteri selvicolturali, sono decisive per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni.
L'analisi riguarda il contesto australiano: gli incendi boschivi citati sono i cosiddetti bushfire, e le indicazioni sono calibrate su quel Paese.
Tuttavia le conclusioni generali, trovano conferma nella letteratura internazionale. Ne emerge un indirizzo utile alle politiche forestali sarde.
Cosa dice la ricerca
Il carbonio forestale non è fisso. Le foreste in crescita attiva assorbono più carbonio, mentre i grandi alberi ne immagazzinano quantità maggiori. Assorbimento e stoccaggio, insomma, non hanno le stesse dinamiche.
Le perturbazioni, in particolare gli incendi, possono però ridurre gli stock. La letteratura indipendente conferma il quadro, con alcune specifiche:
- alcune analisi sulle pratiche selvicolturali indicano che il taglio parziale favorisce il sequestro e mantiene più carbonio nel suolo rispetto ai tagli a raso
- la conservazione delle foreste vetuste, d'altra parte, trattiene più carbonio nel suolo
- una scoping review del 2026 sulla climate-smart forestry segnala (con alcune lacune di evidenza) che le foreste gestite possono stoccare più carbonio di quelle non gestite, ma con diradamenti moderati
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i prodotti legnosi di lunga durata prolungano lo stoccaggio fuori dal bosco. Uno studio del 2025 sul diradamento selettivo li considera parte del bilancio climatico.
La realtà forestale sarda: alcune conclusioni generali.
Va premesso che questo focus ha scopo divulgativo sui temi generali della gestione forestale, e sono necessarie ulteriori "cautele metodologiche" riguardo ai dati australiani (la ricerca è prodotta da un'associazione professionale e non è peer-reviewed). Le conclusioni sono quindi "indicative" e vanno quindi lette insieme al resto della letteratura scientifica forestale indipendente, che condivide l'impostazione ma pone limiti all'intensità dei prelievi.
Le specie, il clima e il regime degli incendi sardi (macchia mediterranea, sugherete, leccete) differiscono da quelli australiani, quindi il trasferimento riguarda i principi e non i parametri.
Gli incendi sardi sono poi quasi sempre di origine umana, mentre quelli australiani hanno cause diverse. Per questo, in Sardegna, la gestione del combustibile va accompagnata da misure su comportamenti e territorio.
La Sardegna ha circa 1,21 milioni di ettari di superficie boscata, con un coefficiente di boscosità del 50,34% secondo l'inventario nazionale. Includendo le altre terre boscate, la superficie forestale totale sale a circa 1,24 milioni di ettari. Era la prima regione italiana per estensione già nell'inventario precedente, con quasi 54 mila ettari in più rispetto al 2005.
Il rischio principale sono gli incendi. Nel 2023 la regione ha registrato 2.693 incendi e 8.294 ettari percorsi dal fuoco. Nel 2024 la Sardegna era tra le regioni con più superficie forestale bruciata in estate, insieme a Sicilia, Calabria e Campania. Nel 2026, tra gennaio e il 15 ottobre, sono bruciati circa 5.000 ettari di bosco, un dato che colloca la Sardegna al quarto posto in Italia.
Il quadro è però variabile. Nei primi sette mesi del 2026, secondo i primi dati, la superficie boscata colpita è stata di 212 ettari contro i 709 del 2025, anche se la superficie totale percorsa dal fuoco ha superato del 25% la media 2014-2025.
Quasi tutti gli incendi derivano da attività umana. Il rischio dipende quindi anche da comportamenti scorretti: abbandono delle campagne, gestione del combustibile e manutenzione delle fasce di interfaccia.
Sulle emissioni da fuoco i dati sono parziali. Uno studio del 2026 stima circa 655 Gg di CO₂e all'anno per l'eco-regione delle foreste sclerofille tirreno-adriatiche, che include la Sardegna. Non è però una quota delle emissioni regionali totali . Il CNR ha analizzato le emissioni degli incendi sardi nel periodo 2003-2010.
Quali indicazioni per le politiche sarde
Le indicazioni della rassegna australiana si possono tradurre in cinque conclusioni utili anche per la Sardegna:
- Proteggere dai grandi incendi. La Regione aggiorna ogni anno il piano antincendio (PRAI). La legge regionale 8/2016 disciplina la prevenzione.
- Rendere la prevenzione strutturale. Resta importante la prevenzione attiva basata su una gestione forestale sostenibile, curando la manutenzione del territorio
- Gestire attivamente, con intensità moderata. Secondo questa ricerca, non serve tagliare di più, serve gestire meglio: diradamenti, riduzione del combustibile e cure colturali dove il rischio è alto, e protezione integrale dove prevale il valore di conservazione;
- Valorizzare la filiera legno. Il carbonio dei prodotti legnosi di lunga durata entra nel bilancio climatico. Il dossier citato propone una filiera bosco-legno-energia;
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Misurare. Servono inventari aggiornati e un bilancio regionale del carbonio che includa le emissioni da incendio. Nel quadro attuale, questo manca.
Le fonti utilizzate per questo breve focus divulgativo
- Il comunicato stampa di Forestry Australia (28 gennaio 2026, NB: non è un testo scientifico, ma divulgativo - qui il comunicato) basato sul documento: Forest Carbon Balance Evidence Review
- Forest Carbon Balance Evidence Review ( PDF della Review) con focus sull'Australia e sul concetto che le foreste ben gestite sono "critical to Australia meeting its emissions reduction targets"
- Conclusioni sul fatto che le foreste giovani assorbano più carbonio di quelle vecchie, e che gli alberi grandi contengono circa il 50–70% del carbonio di un sito (qui il riferimento)
- Riferimenti alle considerazioni (qui e qui ancora) e analisi del ciclo di vita (LCA) che includa stock in loco, emissioni di gestione, trasporto, prodotti legnosi e sostituzione; ragionamento sul fatto che la riduzione del combustibile (fuoco prescritto) e la silvicoltura possano ridurre le perdite da incendi ad alto rischio
- Su gestione forestale e stock di carbonio: rassegna in Current Forestry Reports conclude che il taglio parziale aumenta il sequestro e mantiene più carbonio nel suolo rispetto ai tagli a raso. Aggiunge però che la conservazione delle foreste vetuste dà più carbonio nel suolo (link qui)
- Prodotti legnosi (HWP) e sostituzione: TimberTracer (2025 sul fatto che il diradamento selettivo sia lo scenario migliore (link qui)
Un lavoro su Environmental Research Letters (2025) tratta gli HWP come sink a lungo termine. Anche una simulazione del 2024 attribuisce un ruolo importante ai prodotti a lunga vita - Gestione e biodiversità: uno studio PMC (2023) confronta scenari gestionali con simulatori di crescita, e mostra che le strategie di mitigazione e protezione danno più carbonio stoccato( link pmc.ncbi.nlm.nih)
- Studio su Scientific Reports (2026) che stima le emissioni dell'ecoregione delle foreste sclerofille tirreno-adriatiche, annue dagli incendi (dato regionale, non una quota delle emissioni totali (qui la pagina web)
- Analisi CNR (IRIS) delle emissioni da incendio in Sardegna per il periodo 2003–2010 e per gli eventi estremi. Un abstract AGU analizza gli stessi eventi con modelli e telerilevamento (link qui e qui)


