Resoconto "Giornate Studio sul ruolo del settore pubblico nella gestione del patrimonio forestale in Sardegna, Italia ed Europa"

14 Marzo 2015
la tavola rotonda finale con tutti i relatori della Regione Sardegna

Un ottimo viatico per il percorso di riforma del settore forestale in Sardegna

Si sono state registrate oltre 220 presenze (in entrambe le giornate) con operatori del settore, studenti di Scienze Forestali, altri portatori di interesse.
Alla fine del seminario, nella tavola rotonda, l'assessore regionale alla Difesa dell'Ambiente ha tracciato le linee guida, definendo le motivazioni e gli obiettivi di un percorso difficile ed ambizioso, ma altrettanto necessario ed urgente, che porterà la Giunta Regionale a formulare un disegno di legge organico per il settore forestale: integrare gli aspetti della tutela del territorio e della protezione dal dissesto idro-geologico, prevedere la messa a punto di un sistema di governance su scala regionale delle filiere produttive legate all'ecosistema forestale. Il bosco, quindi, come sistema complesso e delicato, sia per l'aspetto ambientale che per quello, non meno importante, legato alla società ed al ciclo economico, in un contesto di sostenibilità ed eco-compatibilità.

Di seguito una sintesi, mentre gli interventi nel dettaglio sono stati riportati in estratto nel report pubblicato "in diretta" da Nuoro durante le due giornate dei lavori.
 

Conclusioni della prima giornata sul tema "scelte gestionali ed organizzazione delle strutture governative"

L'analisi riferita alle esperienze nelle altre regioni italiane ha fatto emergere tre possibili modelli:
- un modello connotato dalla pressoché totale assenza d intervento pubblico (ben rappresentato dall'esperienza della Regine Liguria);
- un modello caratterizzato dalla imponente presenza del settore pubblico (anche in termini di costi per il bilancio regionale) con migliaia di operai assegnati a varie tipologie di soggetti pubblici (enti, agenzie etc...) che si presenta quasi come una costante nelle regioni meridionali (Calabria, Sicilia ed altre regioni a sud di Roma);
- un modello "ibrido" - che appare più equilibrato e produttivo - ben rappresentato dal caso della regione Lombardia.
Non è conveniente, secondo quanto emerso dalle presentazioni, una totale deroga della gestione dei beni ambientali agli operatori economici; ma anche le esperienze del sud Italia mostrano un impatto ormai insostenibile per il settore pubblico - se improduttivo e poco efficiente - sui bilanci regionali. La necessità di conseguire economie di scala, conciliando filiere corte, sfruttamento eco-sostenibile della "risorsa bosco" e contemporaneamente protezione e valorizzazione del bene ambientale e della biodiversità della montagna, suggerisce quindi di convergere verso un modello di cooperazione pubblico-privato ("ibrido" dunque) mantenendo e rafforzando la supervisione ed il potere di controllo del settore pubblico, che detti regole e garantisca il rispetto dei vincoli e la tutela sul bene ambientale, un bene assoluto per la società. A supporto di questa tesi, si possono considerare i casi del nord Italia, che dopo una fase (scorso decennio) di quasi totale abbandono del presidio statale si sta tentando di recuperare il controllo del settore pubblico sugli aspetti strategici (regolamentazione e pianificazione, innovazione, presidio tecnico della filiera produttiva e del settore ricreativo, anche con uno sguardo attento al valore strategico della Rete Sentieristica Regionale)

Conclusioni della seconda giornata sul tema delle "buone pratiche forestali"

Grazie anche all'apporto dei relatori provenienti da Corsica, Castilla y Leon ed EUSTAFOR si è potuto approfondire quali siano i migliori modelli di riferimento per la gestione del patrimonio pubblico secondo criteri economici: Foreste Modello, Certificazione Forestale, filiera corta del legno, valorizzazione turistica delle Reti Escursionistiche e dei sistemi di ospitalità nel bosco, organizzazione delle attività anti-incendio boschivo, ammodernamento ed automatizzazione delle segherie, istituzione di scuole forestali per favorire ancora l'osmosi pubblico-privato, utilizzo razionale e sostenibile delle Biomasse. Questi sono i fattori, complessi da conseguire ma parimenti decisivi per il successo di un modello gestionale, secondo quanto emerso anche dal confronto con le altre numerose ed interessanti realtà regionali. Anche la comunicazione e la socializzazione delle azioni e del loro impatto si rivela fattore decisivo in molte delle iniziative esaminate (filiera del legno, certificazione forestale, rete sentieristica e valorizzazione di altre funzioni e servizi resi dal bosco): si dovrebbe dunque dare il giusto peso a questi aspetti (anche nel senso proprio del marketing del prodotto e del marketing territoriale) che sono il vero e proprio punto debole di politiche esclusivamente presidiate dal settore pubblico.

Proposte per il riordino delle competenze e della struttura organizzativa del settore forestale pubblico in Sardegna

Colmare il deficit legislativo regionale: manca una legge forestale regionale e la Sardegna dovrà dotarsene, prestando grande attenzione al coordinamento di tutti quei soggetti pubblici (Ente Foreste, Protezione Civile, C.F.V.A., DG Ambiente, DG Agricoltura, Enti Locali e Protezione Civile) che concorrono alla gestione e tutela del bene forestale. Qualità nella fruizione dei beni ambientali ed adeguatezza rispetto alle esigenze della fruizione turistica sostenibile, innovazione nelle politiche forestali e tutela del Territorio, dovranno accompagnarsi ad importanti innovazioni tecnologiche nelle strutture regionali. Si è parlato del S.I.R.A. (Il Sistema Informativo Ambientale della Regione) e si è parlato di un Polo Forestale ove tutti questi attori istituzionali avranno un ruolo insieme alle Università (in particolare la facoltà di scienze forestali di Nuoro).
E si dovrà senz'altro tener conto, come è stato sottolineato dal direttore della Protezione Civile, che l'attuale Ente Foreste è una delle tre "colonne portanti" che può garantire operatività in caso di calamità naturali con personale altamente qualificate e capaci di movimentare uomini e mezzi in qualunque tipo di emergenza. Senza questo piccolo esercito di 2500 (tra operai e tecnici qualificati) la Protezione Civile non potrebbe attualmente funzionare, così come l'antincendio boschivo.
 

I pdf delle presentazioni della sessioni seminariali

5 marzo, I sessione

- Presentazione Ente Foreste [pdf, 2.3MB]
- Presentazione della fondazione METES [.pdf]
- Presentazione della Regione Liguria [.pdf]
- Presentazione ERSAF Regione Lombardia [.pdf]
- Presentazione Regione BASILICATA [.pdf]

6 marzo, II sessione

- Presentazione European State Forest Association (EUSTAFOR) [.pdf]
- Presentazione OFFICE NATIONAL DES FORETS DE CORSE [.pdf]
- Presentazione Junta de Castilla y León [.pdf]
- Presentazione Azienda Foreste e Demanio Provincia Autonoma Bolzano [.pdf]
- Presentazione Friuli Venezia Giulia [.pdf]
- Presentazione Toscana [.pdf]
- Presentazione Veneto Agricoltura [.pdf]
- Presentazione Regione Piemonte [.pdf]

6 marzo, III sessione (Tavola Rotonda sul ruolo del settore pubblico nella gestione del patrimonio forestale)

- Presentazione Scienze Forestali di Nuoro [.pdf]
- Presentazione Assessore D.A. (su ruolo pubblico in gestione forestale [.pdf]
- Presentazione DG Ambiente (Regone Sardegna) [.pdf]

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