Fruizione dei sentieri: le (necessarie) regole per la convivenza del trekking (hiking) e della mountain bike

15 Giugno 2022
Guado nel bosco di Urzulei (foto M.Usala)

Il compito più difficile per l’Agenzia Forestas, cui la Legge regionale affida la gestione della Rete (ciclo-)escursionistica ed ippoviara della Sardegna, è quello legato al rispetto degli standard di sicurezza e di percorribilità, ed al conseguente comportamento ed utilizzo sulla rete sentieristica della Sardegna.

Sicuramente il compito dell’autorità è quello di favorire il processo di auto-regolamentazione, valutarne l’efficacia e stabilire l’eventuale necessità di interventi e sanzioni. Questi aspetti sono, negli ultimi mesi, sotto l’attenzione del Tavolo Tecnico Regionale istituito dalla Giunta per governare lo sviluppo dei sentieri in Sardegna, anche alla luce della crescita del segmento del “turismo attivo” e del (conseguente) intensificarsi delle fruizioni sui sentieri, con (inevitabile?) aumento di incidenti e interferenze tra le varie fruizioni: un fenomeno quest'ultimo che è forse impossibile azzerare, ma che va ridotto il più possibile.

Se ci basiamo su un parallelismo con la disciplina dell’uso delle piste da sci - solo apparentemente improprio - è interessante osservare che in quel settore si è partiti con l’auto-regolamentazione, anche basata su regole di buon senso e di buona condotta racchiuse in un “decalogo” e poi divenute Regolamenti e Leggi sia a livello nazionale che regionale e locale.

La Mountain Bike (MTB)

Molte associazioni di tutto il mondo, in particolare americane ed europee, hanno formulato proposte e “regole interne” per la fruizione della montagna in modo sicuro e poco impattante. Gli Stati Uniti d’America, dove il  fenomeno della MTB ha avuto origine, sono stati il primo paese a porsi il problema delle regole di comportamento e dell’impatto della MTB sul soprassuolo forestale e montano, ma anche della sicurezza nella pratica di queste attività e dei rapporti tra i vari fruitori in ambiente naturale.   Le prime regole sono state scritte negli anni '80 proprio in forma di “autoregolamentazione” - ossia di una disciplina posta dallo stesso soggetto che la deve rispettare, a base dell’appartenenza ad una associazione o movimento. 

Le dieci regole del Codice NORBA

Sintetizzando, sono queste:

  1. Dare la precedenza agli altri escursionisti non motorizzati
  2. Ridurre la velocità e fare attenzione quando si incontrano altri escursionisti, avvisando con anticipo del proprio passaggio
  3. Tenere sempre sotto controllo la propria velocità, commisurando l’andatura al contesto
  4. Rimanere sempre all’interno dei percorsi tracciati
  5. Non disturbare o spaventare gli animali
  6. Non lasciare rifiuti
  7. Rispettare le proprietà private e pubbliche, inclusa la segnaletica e le prescrizioni
  8. Essere autosufficienti e coscienti del proprio livello di preparazione
  9. Non intraprendere mai da soli escursioni in zone isolate
  10. Rispettare il principio del minimo impatto con la natura

Dopo l’interesse attivato da NORBA negli anni Ottanta, la disciplina della mountain bike è passata ad un’altra associazione di più recente creazione, la “International Mountain-Bicycling Association”, meglio nota come IMBA, presente anche in Italia che ha ri-codificato e integrato le regole della fruizione in montagna con la MTB nel proprio Codice 

Le sei regole IMBA, in sintesi

  1. Non lasciate tracce
  2. Date la precedenza
  3. Percorrete sentieri accessibili
  4. Mantenete il controllo del mezzo
  5. Pianificate la vostra escursione
  6. Rispettate gli animali

Autoregolamentazione vs norme

Se da un lato l’auto-regolamentazione è un’ottima premessa, tuttavia queste regole non saranno mai perseguibili per legge in quanto dettate solamente all’interno dell’associazione. L’ente che in Italia assume un ruolo notevole nella normativa del ciclo-escursionismo è il C.A.I. (Club Alpino Italiano) con cui peraltro l’Agenzia Forestas collabora sia a livello nazionale (attraverso un protocollo rinnovato di recente) e sia a livello regionale (dove però è rappresentato da un raggruppamento e da sezioni territoriali che hanno varie ragioni sociali in qualità di associazioni: OdV, ETS, Onlus,APS).  Nel 1981 (Bidecalogo di Brescia) e successivamente nel 1990 (charta di di Verona) e nel 1995 (tavole della Montagna di Courmayeur) il CAI ha redatto una serie di “regole” e proposte per le attività ludico-sportive legate alla montagna, riconoscendo che le attività praticate in ambiente naturale - se collettive (di massa) - possono costituire intrinsecamente un fattore di alterazione significativa dell’ambiente e sono quindi da regolamentare per evitare danni all’eco-sistema naturale; per cui è necessario che la presenza dell’escursionista, sia a piedi o soprattutto in MTB, sia rispettosa

Le Regole proposte dal CAI

In sintesi, e rimandando anche in questo caso alle fonti per approfondire, il CAI propone alcuni principi-chiave che sono stati in gran parte recepiti ed estesi anche dalla normativa regionale che Forestas ha proposto nel 2017-18 e nel 2021, e la Regione Sardegna ha approvato (Legge Regionale e Delibere di Giunta attuative):

  • l’uso minimale e corretto delle infrastrutture esistenti, da raggiungere preferibilmente con mezzi pubblici e da fruire con la rimozione scrupolosa di rifiuti ed ogni genere di tracciadel proprio passaggio, nel massimo rispetto di flora e fauna;
  • la conoscenza naturalistica della zona di fruizione
  • il controllo rigoroso nell’apertura dei nuovi sentieri e delle reti sentieristiche (e relativa segnaletica realizzata)
  • evitare nell’escursionismo il proliferare di scorciatoie concentrando la fruizione sui sentieri pre-esistenti per prevenire il dilavamento e il dissesto del soprassuolo, anche canalizzando i flussi ciclo-escursionistici sui sentieri “ufficiali” del catasto sentieri coordinato su base regionale (da Forestas) per minimizzare il carico ambientale anche in ragione della c.d. carrying capacity;
  • evitare l’utilizzo della MTB come mero “attrezzo da discesa” ispirandosi nella fruizione ai codici comportamentali IMBA e NORBA;
  • riconoscimento della pratica sportiva lungo i sentieri nel più generale ambito del “ciclo-escursionismo” come proposto sin dal 2008 dal CAI, sulla stregua delle prime norme adottate anche dalle regioni Liguria, Piemonte, Val d’Aosta (che sono state tenute in estrema considerazione anche nelle norme predisposte dall’Agenzia Forestas per la Sardegna, come fatto anche in altre regioni quali Lombardia, Trentino, Abruzzo ed Emilia Romagna);
  • scegliere i tracciati per la MTB in funzione di condizioni ambientali che consentano il passaggio senza arrecare danni al patrimonio naturalistico, raccomandando tecniche di guida eco-compatibili (specie in bosco) evitino manovre dannose quali la derapata (slittare, scivolare o spostarsi lateralmente specie in curva con contemporaneo bloccaggio della ruota posteriore); 
  • commisurare la velocità di conduzione alle capacità personali, alla visibilità, alla presenza di altre fruizioni ed alle condizioni del percorso, in modo da non creare pericolo per sé e per gli altri;
  • dare sempre la precedenza agli escursionisti a piedi ed a cavallo, che devono essere garbatamente avvisati a distanza dell’arrivo di una MTB;
  • evitare danni all’ambiente limitando discipline impattanti quali il downhill e classificando i percorsi senza equivoci secondo le scale di difficoltà regolamentari (Forestas ha proposto, e la Giunta approvato, una classificazione curata dal Tavolo Tecnico Regionale basata sugli standard nazionali ed internazionali del CAI e di IMBA, individuando precisi livelli massimi ed estremi da non superare

Il Codice della Strada

Oltre alla disamina “regolamentare” e di “auto-condotta” esiste una vera fonte normativa, che è il Codice stradale (D.lgs. 285/1992 e successive, numerose, modifiche ed integrazioni).  L’articolo (modificato negli anni recenti) che consente di applicare il Codice della strada alla MTB è l’art. 50, che  annovera tra anche i velocipedi sia come “veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali (...)” ma anche “le biciclette a pedalata assistita”.   L’art. 150 prevede poi al comma 2 l’applicazione implicita del Codice della strada anche sulle strade di montagna o di forte pendenza, prescrivendo appositi comportamenti. 

Chiarito dunque che la bici è un veicolo e che come tale viene ricondotto alla disciplina del Codice stradale, esistono dei principi che possono essere estrapolati per il caso bikeristico:

  1. senso di marcia e divieti: valgono le stesse regole applicate agli altri veicoli e devono essere rispettate non soltanto su strade urbane ma anche su percorsi forestali/montani 
  2. rispetto delle precedenze agli incroci: vale anche su mulattiere e sulle strade forestali, dove è importante ricordare la possibilità di incrociare altri fruitori in MTB o pedoni o altri animali 
  3. le distanze di sicurezza e una velocità moderata nei tratti a scarsa visibilità o fondo sdrucciolevole anche in MTB, tali  da permettere la frenata in sicurezza (art 182: “I ciclisti devono avere libero l'uso delle braccia e delle mani e reggere il manubrio almeno con una mano; essi devono essere in grado in ogni momento di vedere liberamente davanti a sé, ai due lati e compiere con la massima libertà, prontezza e facilità le manovre necessarie”)
  4. adattare la condotta alle condizioni del sentiero: sempre dall’art 182 il Codice prescrive: “I ciclisti devono condurre il veicolo a mano quando, per le condizioni della circolazione, siano di intralcio o di pericolo per i pedoni. In tal caso sono assimilati ai pedoni e devono usare la comune diligenza e la comune prudenza.”

Il caso del Trentino

La Regione Trentino e la Provincia di Trento, pur non prevedendo un divieto generalizzato per la fruizione della montagna in MTB, ha comunque previsto una disciplina molto rigida, oggetto anche di aclune contestazioni da parte degli appassionati di MTB (esempio: questa pagina e quest'altra pagina)
Questo caso è di assoluto interesse anche per la Sardegna, che infatti attraverso Forestas l’ha analizzata e presa ad esempio, in alcuni aspetti. Tra gli altri: il Trentino ha previsto di consentire la MTB solo sui sentieri con determinate caratteristiche, da classificare per MTB con alcuni limiti; alcuni di questi risultano interessanti:

  • sentieri di montagna con pendenza non superiore al 20%
  • sentieri di montagna con larghezze superiori all’ingombro trasversale della bicicletta sul terreno

Dunque, anche in presenza di una larghezza sufficiente, il transito in MTB non è ammesso se la pendenza è troppo elevata. Comuni a quelli riscontrati all’attualità da Forestas, sono alcuni altri dubbi interpretativi, ad esempio:

  • se ritenere  necessaria per tutto il tracciato (o solamente per la maggior parte dello stesso) la prescrizione categorica delle caratteristiche minime;
  • se considerare l’ingombro trasversale della MTB nel terreno come la distanza tra i punti di contatto delle ruote della bici
  • se la pendenza inferiore al 20% debba intendersi misurata sull’intero tratto oppure come una pendenza media del percorso

Considerazioni finali

Secondo numerosi osservatori, la situazione (anche in Trentino) non trova ancora un nè equilibrio nè un quadro applicativo ben preciso anche perchè molti Comuni sono consapevoli dell’utilizzo della MTB su sentieri in teoria vietati, ma preferiscono lasciare il divieto (nella sostanza non attuato) senza procedere ad introdurre delle deroghe, stretti tra la preoccupazione della propria responsabilità civile in caso di incidente e la consapevolezza di dover necessariamente disciplinare il fenomeno, in grande espansione. 

Situazione in Sardegna

La logica del regolamento regionale - di cui Forestas è il garante - è improntata al fine ultimo di tutelare le varie fruizioni, assicurare lo sviluppo uniforme e standard della rete per tutti i percorsi nel territorio regionale e (in conseguenza di ciò) elevare la qualità della Rete ciclo-escursionistica della Sardegna, per garantire un collegamento anche tra itinerari di media-lunga percorrenza, consentire la realizzazione di circuiti ciclo-escursionistici, assicurare la percorribilità e la libera fruizione responsabile nell’intera rete sentieristica regionale secondo caratteristiche tecniche e di percorribilità omogenee. Favorire, di conseguenza, lo sviluppo di un prodotto turistico coerente a standard nazionali ed europei.  Condivisa con la situazione analizzata in Trentino e in molte altre regioni, è la grande necessità di coordinamento con gli enti territoriali competenti, nella stretta tra la difficoltà di governance territoriale e regionale e la consapevolezza di dover disciplinare il fenomeno, in grande espansione anche nella nostra isola.

Per ciò che riguarda l’escursionismo in MTB all’interno delle aree forestali gestite, così come in tutta l’Isola e lungo le coste, l’obiettivo è lo sviluppo dei percorsi segnati e inseriti nel catasto regionale, appositamente previsti per la fruizione MTB, per assicurare sicurezza e gestire il rischio di sovrapposizioni e di disturbo tra le varie fruizioni.

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