Dolina di Su Suercone, Orgosolo

La dolina di Su Ercone

L'area protetta: inquadramento normativo

Rientra tra i Monumenti Naturali istituiti ai sensi della Legge Regionale 7 giugno 1989, n. 31 con decreto istitutivo D.A.D.A. 18.01.94 n.20
Inoltre fa parte della Rete Natura 2000, ove sono invece inseriti tutti i Siti d’Interesse Comunitario (S.I.C.) istituiti ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/CEE.
Il S.I.C., che interessa un'area di 23.488 ettari è denominato Supramonte di Oliena, Orgosolo e Urzulei - Su Suercone (Codice ITB02221) ed include, oltre ai comuni citati, anche Dorgali.

L'origine del nome

Il nome Su Suercone deriverebbe dalla parola suerca ("ascella") e significherebbe pertanto grande ascella, mentre secondo un’altra interpretazione (Miglior, 1987) significherebbe grande sughera (tuttavia questa seconda ipotesi è meno probabile, dato che le sughere tipicamente non crescono in aree calcaree).
I pastori di Orgosolo e di Urzulei invece, lo chiamano Su Sellone o Su Sercone.

L'utilizzo del territorio nella storia

La dolina ed i suoi dintorni risultano utilizzati come di luogo di sepoltura già in epoca preistorica e poi in epoca storica, come risulta dai numerosi reperti archeologici ritrovati e come testimoniato dagli anfratti scoperti sul fondo della dolina.
Purtroppo l’opera devastatrice degli scavi abusivi, peraltro denunciata in tutto il Supramonte, non ha risparmiato neanche questo sito dove le tombe, aperte nella ricerca di oggetti di valore, sono andate distrutte ed i loro contenuti (costituiti da residui di ossa umane, miste con terra e resti di antichi corredi funerari riconducibili all’epoca nuragica) sparpagliati nelle vicinanze.
L'area archeologica di Su Suercone si inserisce certamente all'interno di una più vasta area ricca di molte testimonianze archeologiche di grande importanza e suggestione come il Campu Donanìgoro dove si trova il complesso archeologico di Nuragheddu costituito da un nuraghe che stupisce per l’imponente ingresso architravato e da alcune capanne circostanti nelle quali sono visibili abbondanti resti di ceramiche risalenti all’età del bronzo recente e finale (XI-IX sec. a.C.).
Più a nord troviamo poi l’importantissimo sito archeologico, nonché popolare meta escursionistica, del villaggio nuragico di Tìscali, che, rimasto nascosto ed inviolato per secoli, conservava ancora fino a pochi anni fa numerose capanne con l’originale parte dell’alzato; sfortunatamente, successivi atti di vandalismo ne hanno compromesso l’originaria bellezza ed intattezza.
Nella vicina gola di Gorropu (che secondo una leggenda sarebbe una fenditura prodotta da Dio per punire gli uomini del luogo allontanatisi dalla retta via) sono stati rinvenuti materiali bronzei votivi di epoca nuragica e foglie in lamina d’argento di epoca ellenistica. Il nuraghe di Gorropu, costruito per controllare la gola, è stato recentemente oggetto di scavi clandestini che hanno distrutto parte delle capanne comprese all'interno dell’antemurale. Stessa sorte ha subito la tomba dei giganti che si trova nei pressi dell’ovile Presetu Tortu.
Il motivo di questa antica frequentazione dell’uomo del Supramonte è da ricercare nelle ideali condizioni di quest’area per l’allevamento ovino, ancora oggi assai diffuso, tanto da essere conteso per secoli dai diversi paesi dell’area; molto aspra fu la lunga disputa tra i pastori dorgalesi e orgolesi per il piano di Donanìgoro ed i suoi fertili pascoli; ed alla cultura del pascolo appartengono i numerosi ricoveri in pietra dei pastori, chiamati “pinnettas”, disseminati in tutto il Supramonte.
L'eccesso di pascolo, insieme ai numerosi incendi, hanno però inciso profondamente sull’ambiente e se la dolina in sé, si presenta in buono stato di conservazione, gran parte del territorio circostante è invece notevolmente degradato, quasi da apparire come un deserto calcareo. Oggi, un ulteriore minaccia alla bellezza di questo territorio è rappresentata dall’apertura di nuove strade.

Descrizione del territorio

La grande dolina chiamata Su Suercone si trova nel comune di Orgòsolo, ad ovest del polje di Campu Donanìgoro. La dolina, a forma d’imbuto, ha una superficie di 18 ettari ed un diametro di circa 400 metri. Il ciglio della depressione, cioè la parte più elevata, si trova a 884m s.l.m. mentre il fondo a 685m determinando così una profondità di ben di 200m. La parete settentrionale strapiomba fino a circa 700 m, seguendo poi un pendio meno ripido per l’accumulo di detrito (prevalentemente costituito da friabilissima terra rossa, residuo della dissoluzione del calcare). Il versante meridionale, dopo un primo tratto di parete scoscesa, è meno inclinato. Al suo interno, a circa 700 m.s.l.m. si apre un inghiottitoio sub-verticale, profondo 30m e forse comunicante col vasto sistema carsico sotterraneo, forse connesso all’imponente complesso di Su Bentu. La discesa al fondo può avvenire da una cengia che segue l’immersione degli strati verso nord-est oppure sfruttando una scala naturale di roccia lungo la parete nord, più bassa.
Le pareti ripide indicano l’origine dallo sprofondamento del tetto di una cavità carsica sotterranea, come avviene, appunto, per le doline dette "di crollo". Il carattere di eccezionalità di questa dolina, oltre che nelle dimensioni, anche nell’ esemplarità della sua forma.

La formazione della dolina

La genesi della dolina è da attribuirsi al processo di formazione di cavità carsiche a prevalente sviluppo verticale, denominate fusoidi, che, come nel caso di Su Sterru a Baunei, si innestano lungo le fratture e le altre discontinuità del calcare. Lo sviluppo del fusoide inizia in profondità da un volume di roccia fratturata, denominato fuso embrionale, dove si attiva una veloce circolazione dell’acqua in senso verticale, tale da determinare un richiamo idrico dalle fessure carsiche circostanti, con conseguente erosione. La cavità si amplia prevalentemente verso l’alto fino ad intersecare altri vani carsici o la superficie esterna.
L'area di Su Suercone ha una grande importanza naturalistica ed ambientale in quanto ospita numerosi endemismi e specie selvatiche animali di interesse, alberi di straordinaria bellezza come i tassi secolari che crescono all’interno della dolina, alti anche 18-20 metri e dotati di tronchi che possono raggiungere anche il metro di circonferenza, e la foresta di lecci di Sas Baddes. L'importanza naturalistica di questo altopiano è tale che nel 1984 ne fu proposta l’istituzione in "Riserva naturale guidata" (Riserva del Supramonte), estesa ai comuni di Orgòsolo, Oliena, Dorgali e Urzulei.

Escuriosnismo

Al momento non esiste una segnaletica di tipo sentieristico che consenta un di raggiungere la dolina partendo dalla Gola di Gorropu, passando per altre polje, doline minori e grotte, per cui è sempre meglio farsi accompagnare da guide locali.
Utile ricordare che il C.A.I., all’interno del Sentiero Italia, ha inserito un itinerario per la traversata del Supramonte partendo da Dorgali ed arrivando ad Oliena diviso in sette tappe e che la tappa n. 5 partendo da Genna Sìlana, costeggia il Nuraghe Gorropu, il Nuraghe Mereu, il Campo Donanìgoro e si conclude nella Valle del Lanaittu; il tempo totale di percorrenza di questa tappa è di 7.5 ore.

Come si raggiunge

Dalla strada provinciale Dorgali-Oliena: girare per la valle del Lanaittu e percorrerla interamente fino a Campu Donanigoro;
Dalla strada statale 125: in località Genna Sìlana prendere la strada sterrata che giunge fino al Cuile Sedda Arbaccas per poi proseguire a piedi lungo il sentiero che porta a Campu Donanigoro;
Da Orgòsolo: percorrere per 27 km la strada carrabile in direzione Fontana Bona e poi proseguire a piedi per altri 2 km;
[B]Da Orgòsolo[/b]: percorrere per 15 km la strada carrabile che passa da Scala Arenargiu e poi proseguire a piedi per circa un’ora e mezza.

Cenni sulla morfologia del Supramonte

Il Supramonte di Orgòsolo e Urzulei è costituito da rocce calcaree e calcareo-dolomitiche, formato da micascisti, filladi, lenti di calcare cristallino e rocce granitiche. Il passaggio tra il basamento cristallino ed i termini basali è evidenziato da un deposito, potente qualche decina di metri, di conglomerati quarzosi ed arenarie micacee, a cemento rossastro (ferretto) ed a cemento biancastro ed argilloso nella parte sommitale. Localmente il deposito terrigeno è sovrastato da un orizzonte lignitifero. La serie carbonatica è la stessa della costa di Baunei-Dorgali. L'area mostra i segni della tettonica “a zolle” con effetti di carattere epidermico, che ebbe sviluppo durante il Cretaceo provocando la formazione di pieghe con asse orientato secondo due andamenti principali: nord-sud ed est-ovest. 

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