Perda LongaPerda Longa, Baunei

Perda Longa

Veniva chiamata, per la caratteristica forma, dagli antichi naviganti, “Guglia”, “Aguglia” o “Agugliastra”: ciò che diede origine, secondo alcuni studiosi, allo stesso nome della regione, l’Ogliastra. Il monumento si presenta come un avamposto roccioso sul mare, dislocato ad un’altezza inferiore rispetto alla retrostante bastionata calcareo-dolomitica, dalla quale si sarebbe isolato per processi di erosione marina e atmosferica e per intensi fenomeni carsici. Si presenta parzialmente sezionato in tre elementi: uno verso terra, uno centrale maggiore (128 m) ed uno più piccolo e sottile a mare. Cespugli e alberelli contorti vegetano nelle fessure.

Organismo di gestione: Comunità Montana n. 11 Ogliastra
provvedimento istitutivo: D.A.R. 3113, 02.12.93
superficie a terra (ha): 9,96
superficie a mare (ha): 0   

Interesse culturale:
Il toponimo Perda Longa (var. Pedra), di immediata comprensione e molto comune in Sardegna, è usato per monoliti sia naturali che artificiali. Nella cartografia ufficiale compare la dizione Punta Pedra Longa. Una veduta del litorale di DELLA MARMORA riproduce la Perda sullo sfondo dei rilievi costieri (cfr. Emendamenti..., p. 89). Nella Carta degli Ingegneri Piemontesi, del 1753, compare, a S di Capo Monte Santo, il toponimo L’Aguila. In quella di DELLA MARMORA (1845), la Perda è chiamata ‘Guglia’ e nel testo Aguglia. In altra sede lo stesso autore la menziona come un obelisco naturale (ill. n.32, terza parte del Viaggio in Sardegna, p. 161). È possibile che da Guglia, o Agugliastra, nome usato dai naviganti e riportato nei Portolani, sia derivato alla regione il nome di Ogliastra, un coronimo che potrebbe quindi avere due spiegazioni: il termine Guglia, Aguglia, Agugliastra, si sarebbe evoluto verso il nome Ogliastra, un’interpretazione condivisa anche da ANGIUS-CASALIS. In favore di questa spiegazione, DELLA MARMORA scartò l’idea che il nome derivasse dall’olivo selvatico. Il promontorio di Monte Santo era un importante punto di riferimento per i naviganti, che lo indicavano come Monte Santu di Baunei, per distinguerlo da altri monti dello stesso nome. La visuale sul Monte Santu di Baunei, in particolare su Punta Ginnircu, è molto bella. Verso S, il panorama include la costa di S. Maria Navarrese e le isole d’Ogliastra. Dal porticciolo l’escursionismo via mare permette di raggiungere le località più attraenti della costa. Non si conoscono nelle immediate vicinanze resti archeologici, che sono invece abbondanti nella cerchia di montagne e altopiani circostanti la piana di Girasole e Tortolì.
Tutela e valorizzazione:
Il monolito è stato oggetto di ascensionismo negli anni Ottanta, ma la qualità della roccia è considerata scadente. Agli appassionati di questo sport va indicata nei pressi una parete di 350 m sulla Punta Giradili, con una via d’ascesa anch’essa aperta negli anni Ottanta. Meta degli scalatori è anche il vicino M. Ginnircu. Perda Longa rientra nella perimetrazione provvisoria del parco del Gennargentu (LR 31/89). L’essere vicina ad altri importanti motivi di attrazione le assicura le migliori condizioni per la fruizione turistica. Al presente è soggetta a vincolo paesistico in quanto rientra nella fascia costiera e nel PTP. Come altre attrattive naturali del comune di Baunei, Perda Longa non era spesso nemmeno menzionata nelle vecchie guide turistiche. Per la sua posizione remota essa era infatti poco conosciuta e frequentata. Perda Longa è attualmente raggiunta da una strada asfaltata di 4 km, costruita nel 1988, che si diparte dalla ss 125 nel tratto tra S. Maria Navarrese e Baunei, per terminare ai piedi della Perda in un piazzale servito da bar-ristorante e da un parcheggio, dal quale una gradinata scende sulla battigia. È in costruzione nei pressi un punto-sosta per ippoturismo, con annessi locali coperti. L’accessibilità quindi è più che assicurata, ma la strada asfaltata con il punto di ristoro al suo termine banalizza il monumento, che avrebbe conservato un’attrattiva maggiore se essa si fosse arrestata a una certa distanza.
Emergenza naturale e ambiente:
Dalla bastionata calcareo-dolomitica del Monte Santu di Baunei spicca un lembo che, isolato e dislocato ad un’altezza inferiore, si protende sul mare come un avamposto roccioso, testimonianza del processo di arretramento della costa orientale sarda nel suo tratto centrale. Dalle cime più alte del promontorio di M. Ginnircu (m 811) si scende precipiti a soli 128 m slm, l’altezza massima di Perda Longa, torrione calcareo che si immerge nel mare raccordandosi al blocco centrale con versanti ricoperti di detrito, sul quale la vegetazione è per lo più rada ma non priva, negli impluvi, di esemplari maestosi di olivastri e carrubi. Processi di erosione marina, in concomitanza con le azioni di erosione e modellamento degli atmosferili e fenomeni carsici molto sviluppati, hanno determinato la separazione ed il successivo modellamento del torrione calcareo residuale, guidati da lineazioni tettoniche e fratture principali. La forma del torrione dolomitico ricorda quella del leggìo, per la presenza sulla sommità di strati con pendenza a NE, per cui la punta più elevata scoscende a SO. L’inclinazione degli strati da SO a NE domina anche nei vicini rilievi di maggiore altezza ai quali Perda Longa si raccorda. Il monolito si presenta parzialmente sezionato in tre elementi, uno verso terra, quello maggiore (128 m) al centro e uno più piccolo e sottile a mare. In basso prevalgono bancate di maggior spessore, mentre verso l’alto la stratificazione più fitta rende la roccia meno resistente e pertanto più facile preda dell’erosione. Cespugli e alberelli contorti vegetano nelle fessure. Perda Longa è parte del complesso sedimentario mesozoico della Sardegna centro-orientale. La costa si presenta alta e rocciosa con falesie di altezza superiore ai 50 m. L’area è interessata da fenomeni carsici e sono riconoscibili sia forme carsiche minori, dovute a corrosione, come scannellature, solchi, superfici carreggiate, sia più evolute come doline, inghiottitoi, valli carsiche, grotte. Per i suoi valori panoramici assai elevati e la scarsa antropizzazione, questo tratto di costa è diventato il simbolo della Sardegna selvaggia, uno stereotipo turistico che ha dimostrato di avere un notevole potere di richiamo.
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