Il progetto trota macrostigma

13 Gennaio 2010
Il Rio Ermolinus all'interno della foresta di Montarbu

Il Dipartimento di biologia ed ecologia animale dell’Università degli studi di Cagliari e l’Ente Foreste della Sardegna collaborano insieme ad un progetto per la salvaguardia, il recupero, la gestione e il ripopolamento delle popolazioni di trota sarda. L’importanza di tale operazione di ripopolo è evidenziata dalla rarefazione ed il pericolo di estinzione della Salmo (trutta) macrostigma, entità tipica della Sardegna di elevato pregio ambientale.

L’obiettivo è quello di tutelare la biodiversità di questa specie endemica minacciata dalle continue immissioni di forme alloctone di Salmo (trutta) trutta di dubbia origine. Il risultato di queste introduzioni è stato una profonda modifica del quadro distributivo dovuto alla facilità con cui queste due specie si ibridano.
La salvaguardia e la reintroduzione di individui geneticamente puri di trota sarda risulta particolarmente importante:
• per scongiurarne l’estinzione: si tratta di una forma di considerevole interesse naturalistico considerata la progenitrice delle varie specie di Salmo presenti attualmente nell’area mediterranea e attualmente inserita nell’allegato II della Direttiva Habitat 92/43/CEE tra le “specie animali e vegetali d’interesse comunitario la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione”.
• per reintrodurre una forma con maggiore resistenza e migliore adattamento all’ambiente naturale: tra le varie sottospecie di Salmo la macrostigma risulta la più adatta a vivere in corsi d’acqua di tipo “mediterraneo”, cioè con lunghezza e portata limitata, soggetti a consistenti magre estive e innalzamento della temperatura.

Inoltre la reintroduzione di macrostigma, allargandone la distribuzione e aumentando la dimensione complessiva delle popolazioni, consentirebbe di ridurre il rischio di ulteriore impoverimento del patrimonio genetico per i continui incroci tra consanguinei o per deriva genetica e di recuperare popolazioni autoctone così mirabilmente adattate geneticamente al proprio ambiente.

A conferma dello spessore scientifico che ricopre l’iniziativa, la tutela della trota sarda rientra tra gli impegni che l’Ente Foreste ha sottoscritto nell’ambito del Countdown 2010, progetto promosso dall’IUCN che si pone l'obiettivo di "raggiungere una riduzione significativa della perdita di biodiversità entro il 2010 a livello globale, nazionale e regionale".

Stato dell’arte

I risultati fino ad ora ottenuti e le indicazioni sulle fasi future del progetto trota macrostigma vengono evidenziate nella relazione tecnica del Dipartimento di biologia ed ecologia animale dell’Università di Cagliari.

Gli elementi che consentono di attuare un buon ripopolo sono vari: devono essere prese in esame la lunghezza del corso d’acqua, la qualità dell’habitat, la presenza e l’entità della riproduzione naturale ed infine lo stadio vitale degli avannotti utilizzato per il ripopolo. In questo senso è stato individuato il Rio Ermolinus, nella foresta demaniale di Montarbu-Seui, come importante sito per la tutela della trota sarda con avannotti geneticamente puri.

Al fine di determinarne lo stato di salute ecologica sono stati effettuati dei campionamenti ittici in due diversi tratti del rio ed è stata fatta la caratterizzazione genotipica dei pesci mediante l’analisi di alcuni tratti del Dna mitocondriale e del Dna nucleare. Contemporaneamente sono stati selezionati individui geneticamente puri e in questo modo è stato possibile costituire un parco riproduttori nell’impianto ittico di Sadali. Inoltre, tramite la riproduzione artificiale degli individui puri di Salmo (trutta) macrostigma, sono stati prodotti avannotti certificati geneticamente per il ripopolo.

Sulla base dei risultati ottenuti è in corso di studio un piano di ripopolo dettagliato dove è stata individuata la sezione del fiume da utilizzare ed inoltre sono state individuate modalità e i tempi di bonifica ittica. L’operazione di bonifica verrà effettuata dal personale della foresta demaniale di Montarbu-Seui con l’ausilio tecnico scientifico del personale del Dipartimento di biologia ed ecologia animale dell’Università degli studi di Cagliari.

 

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