Fauna e avifauna selvatica: come aiutare i piccoli esemplari

02 Maggio 2020
Piccolo passerotto caduto dal nido

DI SOLITO NON HANNO BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO!

La primavera è decisamente arrivata: in questo periodo i boschi brulicheranno di nuove vite. La stagione delle nascite comincia, ed è importante sapere cosa fare in caso di ritrovamento.
Gli animali selvatici vivono in habitat sempre più alterati e invasi dalle attività umane: è nostro dovere rispettare queste piccole vite selvatiche e invece spesso - pur agendo in buona fede - si rischia di compromettere le loro esistenze.
Nella bella stagione, andando per boschi, capiterà di imbattersi in giovanissimi animali che (ri)popolano il nostro territorio.

L'Agenzia Forestas, soprattutto nel periodo primavarile, riceve moltissime segnalazioni o richieste di consigli da parte di cittadini che hanno incontrato piccoli esemplari di fauna selvatica, o pulli (uccellini) di varie specie. 

Esemplari nati da pochi giorni o settimane, ad esempio Mufloni (Ovis musimon) o Daini (Dama dama) ma soprattutto Cervi (Cervus elaphus), che suscitano (naturalmente) tenerezza e attrazione. Uccellini che sembrano aver bisogno di aiuto...

Come comportarsi ?

MAMMIFERI

Se ci si imbatte in piccoli esemplari (soprattutto cerbiatti) restano acquattati, immobili, e neppure tentano di fuggire in caso di avvicinamento.
Questo strano comportamento può far nascere dubbi sulle loro condizioni, portare l'escursionista inesperto a pensare che siano malati, debilitati o bisognosi di cure, o addirittura che siano stati abbandonati dalla madre...
In realtà, questo comportamento (pronazione) è assolutamente normale nei piccoli cervidi.
Il piccolo ha pochi giorni di vita, malfermo sulle zampe, potrebbe non essere ancora in grado di seguire la madre: questo atteggiamento permette quindi ai piccoli di non esporsi a maggiori pericoli.
Istintivamente, dunque, si accucciano immobili sulla lettiera del bosco, o tra l'erba. Le macchie chiare sulla pelliccia scura aiuta questi piccoli a mimetizzarsi alla perfezione nelle radure e nel sottobosco.
La Natura aggiunge altre caratteristiche al "kit di sopravvivenza" di queste specie: ad esempio, grazie alla mancanza di odore nei primi giorni di vita, i giovanissimi cervidi passano inosservati alla maggior parte dei predatori naturali.

La mancata reazione all'avvicinarsi di un predatore (anche l'uomo) è tipicamente nient'altro che il fortissimo istinto di non muoversi; raramente sono malanni o debilitazioni a provocarla nei cuccioli.
La madre non ha affatto abbandonato il suo piccolo e probabilmente non é stata "uccisa dai cacciatori": si mantiene sempre nei paraggi, si allontana temporaneamente per nutrirsi e si avvicina al figlio più volte al giorno per prendersene cura e allattarlo. Cosa che non può fare, per ovvie ragioni, in presenza di persone: sostare nelle vicinanze, anche in silenzio, per assicurarsi che la madre torni é sbagliato. Si rischia seriamente di intimorire gli esemplari adulti, che non si avvicineranno finchè non avranno percepito la fine della situazione di pericolo.
Dopo qualche settimana dalla nascita, invece, il piccolo ormai sicuro sulle sue zampe potrá iniziare a seguire costantemente la mamma.

UCCELLINI

Se ritrovate un uccellino, in ambiente naturale ma anche in città, rimettetelo su un ramo in alto, vicino al luogo del ritrovamento, oppure su un muro dove non arrivino predatori (cani e gatti in città) e nemmeno troppo in vista (ci sono i predatori alati, rapaci - gabbiani o cornacchie in città) Non bisogna portarsi a casa un uccellino ritrovato: i genitori sono sicuramente lì intorno, lo cercano, e lo ritroveranno se non lo avremo allontanato.

Cosa fare e cosa non fare

Come norma generale di comportamento, si può senz'altro dire che quando si trovano pulli o cuccioli, giovani di qualsiasi specie, lasciarli dove sono è la cosa migliore (a meno che non si presentino feriti o chiaramente minacciati). 
Al limite si può intervenire sui pulli, brevemente, per "metterli in sicurezza" dove non arrivino i predatori (specie quelli domestici, i gatti, se in città). In caso di ferite gravi, o di situazione chiaramente compromessa, si potrà contattare il Corpo Forestale oppure portare i piccoli nei Centri per il Recupero della Fauna Selvatica (CARFS) gestiti dall'Agenzia Forestas.

Raccogliere il cucciolo, asportarlo dal suo ambiente naturale, è quanto di più sbagliato si possa fare: pur se in buona fede, anche pensando di salvare la vita alla giovane creatura, in realtà la si strappa (letteralmente) al suo habitat e certamente la si sottrae alle cure della madre.
Anche affidare il cucciolo a personale esperto non ne garantisce la stessa possibilità di sopravvivenza: la mortalità di un cucciolo, già alta in natura, cresce esponenzialmente se non riceve le cure dirette della madre nel suo habitat naturale.  Unica eccezione può essere rappresentata da una situazione in cui chiaramente c'è stata un'aggressione, in cui il piccolo è ferito.
Stressati, impauriti, orfani e senza il loro vero nutrimento base, molti piccoli cervidi o pulli di rapaci o passeriformi muoiono semplicemente perchè "rapiti" dai gitanti della domenica.
Anche la madre riporta gravi danni: stressata e confusa, cercherà il suo piccolo per ore, esaurendo le energie. Non potendo allattare, una madre-cervo può andare incontro a gravi problemi fisiologici come la mastite.
Anche solo toccare il cucciolo per accarezzarlo può essere un grave errore: la madre, confusa dall'odore umano sul corpo del figlio, potrebbe spaventarsi e non riuscire più a prendersene cura.

La cosa migliore da fare, se ci si imbatte in un piccolo muflone/daino/cervo è una sola: voltarsi e andarsene, lentamente e in silenzio. La natura si rispetta con discrezione, e in punta di piedi.

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