[tempo di lettura: 3 minuti]
L'Agenzia Forestas ha fornito supporto per lo studio internazionale, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature e coordinato dall’Università di Tartu (Estonia) che ha rivelato un fenomeno preoccupante: nelle regioni più disturbate dall’attività umana, molte specie vegetali autoctone sono scomparse dai loro habitat naturali. L'Ente ha dunque favorito la ricerca, nelle aree naturali che gestisce, facilitando l'accesso ai luoghi di studio, macchia e boschi del Sulcis. Questa ricerca, che ha prodotto risultati di grande rilevanza, è stata condotta dalla rete scientifica DarkDivNet, una collaborazione internazionale che coinvolge oltre 200 botanici di tutto il mondo. La portata dello studio è stata vasta, gli esperti hanno analizzato la flora di quasi 5500 siti distribuiti in 119 regioni.
L'articolo evidenzia che la conservazione della biodiversità non può limitarsi alla protezione delle sole riserve naturali: è fondamentale adottare un approccio più ampio che includa interventi mirati anche nelle aree circostanti. Questo è cruciale per garantire la sopravvivenza delle specie autoctone e per contrastare la perdita silenziosa della diversità vegetale. Le politiche di conservazione dovrebbero essere ampliate per includere aree esterne alle riserve, riconoscendo che la salute degli ecosistemi protetti è interconnessa con quella del paesaggio circostante. La ricerca sulla diversità oscura apre nuove prospettive per la gestione ambientale, sottolinea che la protezione della biodiversità non può essere relegata ai soli confini delle aree protette, ma deve considerare l'intero contesto ecologico in cui queste si trovano.
Questo apre a una visione più olistica e integrata della conservazione, promuovendo un approccio che vada oltre i confini tradizionali delle aree protette e che consideri l'importanza di interventi mirati anche nel paesaggio circostante per una tutela efficace della biodiversità vegetale.
Link all'articolo completo : Nature Article



