Diffidare delle soluzioni semplicistiche in un sistema complesso come il clima: questa - secondo il noto scienziato del clima Antonello Pasini - è la lezione da trarre da un recente articolo scientifico dell'ETH di Zurigo con la partecipazione del CNR-Isafom di Perugia. Gli alberi sono senz'altro degli assorbitori di anidride carbonica: essa entra dalle foglie e, mediante la fotosintesi clorofilliana, il carbonio lì contenuto si stocca in tronchi, rami e chioma. Sembrerebbe la soluzione semplice e ideale per togliere CO2 dall'atmosfera e dunque raffreddare il pianeta, e questo contributo climatico è indubbio.
Ma attenzione: nel clima interagiscono numerosissime altre variabili, non si può considerare solo la CO2.
E infatti gli autori di questo articolo hanno integrato per la prima volta modelli biogeochimici e biofisici, valutando non solo la capacità delle foreste di assorbire carbonio, ma anche i loro effetti regionali su riflettività del suolo, evaporazione e scambi di calore.
L’analisi mostra che le foreste di conifere, come pini e abeti, tendono ad assorbire più energia solare per via delle chiome scure e compatte, riducendo l’albedo e amplificando il riscaldamento locale.
Al contrario, le foreste di latifoglie, come querce e faggi, riflettono meglio la luce e favoriscono un maggiore scambio termico con l’atmosfera, con un effetto di raffreddamento netto.
CONCLUSIONI
Non basta piantare alberi, bisogna anche sapere quali piantare. Ancora una volta, la scienza ci permette di evitare percezioni non corrette della realtà.
Per approfondire
Qui l'articolo originale: https://www.nature.com/articles/s41467-025-64580-y
e qui un suo sunto in italiano: 30science.com/2025/11/news/scienza-piantare-abeti-o-faggi-non-e-la-stessa-cosa-per-il-clima-europeo/


