La defogliazione dei boschi: un fenomeno "naturale"

03 Agosto 2017
limantria su roccia

Bruchi defogliatori
All’inizio dell'estate capita di osservare aree estese di bosco completamente defogliate e numerosi bruchi che vagano in cerca di cibo.
Si tratta - nella maggior parte dei casi - di due specie di farfalle: la Limantria (Lymantria dispar) e la Malacosoma (Malacosoma neustrium) che nella fase larvale si nutrono delle foglie di querce e di circa 300 altre specie di piante.

effetti sul paesaggio, dopo l'arrivo della Limantria: qui uno scatto del 2009 (nel Monte Arci)

Queste farfalle non devono essere confuse con la processionaria delle querce (Thaumetopoea processionea) che è molto pericolosa per i problemi di ordine sanitario legati alla presenza di peli urticanti negli stadi larvali ma che non è presente nella nostra regione.

Le ovature di Lymantria dispar sono utilizzate per la stima della densità di popolazione (nella foto il dettaglio: in giallo le ovature sulla corteccia di un leccio, scattate ad aprile 2017 presso il bosco di Sas Baddes - Orgosolo)

In Sardegna e in tutte le aree del Mediterraneo, la Limantria preferisce la quercia da sughero, ma durante un’esplosione demografica colonizza numerose piante del bosco (roverelle, lecci, macchia mediterranea e anche conifere) e dei campi coltivati adiacenti (frutteti e vigneti).
Nel corso dell'estate le piante defogliate riescono comunque a rigermogliare formando un nuovo apparato fogliare, sebbene solo nelle annate con abbondanti piogge primaverili il bosco riacquisti un aspetto lussureggiante. Nelle annate siccitose le foglie che si formano dopo la defogliazione rimangono piuttosto piccole e nella primavera successiva si assiste anche a un ritardo della ripresa vegetativa.

Gli eventi di defogliazione
Si possono ripetere per 2-3 anni consecutivi nella stessa zona, indebolendo le piante e rendendole più sensibili agli attacchi di agenti patogeni che possono portarle alla morte. La proliferazione di questi lepidotteri defogliatori innesca tuttavia alcuni processi naturali che determinano la scomparsa delle stesse farfalle: si assiste, infatti, a una forte mortalità dei bruchi, falcidiati dalla fame e da epidemie di malattie fungine o virali. Esistono inoltre diversi nemici naturali che si nutrono delle uova, dei bruchi e delle pupe di queste farfalle, che nei boschi misti non eccessivamente antropizzati riescono normalmente a controllarne le popolazioni.
Le infestazioni più frequenti si manifestano nelle sugherete pure , dove per l’eccessivo pascolamento o per le lavorazioni del terreno, scompare il sottobosco, rendendo l’ecosistema eccessivamente semplificato e inospitale per i nemici naturali di Limantria e Malacosoma.

Esplosioni demografiche dei bruchi in Europa e nel Mediterraneo
Le invasioni della Limantria sono note storicamente e consentono - generalmente - la sopravvivenza delle piante attaccate, che si sono coevolute con questo insetto. Nell’America settentrionale, dove la Limantria è stata introdotta accidentalmente nel 1869 (Massachusetts), alcune piante defogliate non riescono a rigermogliare e vanno incontro alla morte. Per questo motivo, nonostante siano stati introdotti numerosi nemici naturali provenienti dall’areale originario della specie e sia condotta una costante campagna di lotta, si è verificata nell'America settentrionale una modifica della composizione floristica dei boschi a vantaggio delle specie più resistenti a questo lepidottero.

Danno economico
Per ridurre il danno economico nei boschi di sughera, il Tavolo Tecnico regionale di coordinamento per la pianificazione e la programmazione delle attività di prevenzione, lotta e monitoraggio delle entomofaune forestali valuta per tempo i dati raccolti dal Corpo Forestale sulle densità della Limantria nel territorio regionale.
Sono così programmati interventi fitosanitari con Bacillus thuringensis var. kurstaki, un agente biologico selettivo che può essere autorizzato dal Ministero dell'Ambiente e dal Ministero della Salute - esclusivamente per trattamenti aerei delle sugherete a rischio.

Considerata la mobilità dei bruchi, l’estensione dei boschi coinvolti e i potenziali impatti ambientali, non sono consigliabili trattamenti da terra, se non in superfici limitate di campi coltivati, giardini o parchi urbani, dove la specie può disturbare le attività umane.

(approfondimento a cura di P. Casula ed A. Lentini)

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