Oggi, 8 luglio 2025, si celebra la Giornata internazionale del Mar Mediterraneo 2025, un’occasione per riflettere sull’importanza, la bellezza e la fragilità di uno dei mari più unici e preziosi del mondo. Il Mediterraneo rappresenta meno dell’1% della superficie degli oceani globali e contiene appena lo 0,3% delle acque marine mondiali, eppure ospita oltre 12.000 specie, tra il 4% e il 12% della biodiversità marina globale.
Uno straordinario patrimonio naturale che, però, ogni giorno è in pericolo, a causa dell’inquinamento, costruzioni costiere, pesca intensiva, microplastiche e, soprattutto, dei cambiamenti climatici, che stanno accelerando il degrado degli ecosistemi marini.
L'Italia scende in campo con il Progetto MER
Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’Italia ha promosso il Progetto MER – Marine Ecosystem Restoration, il più grande mai realizzato per la tutela del mare italiano. Sotto la guida del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e con ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il progetto prevede 37 linee d’azione da completare entro il 2026.
Gli interventi si basano su tre pilastri principali:
- il ripristino e la protezione dei fondali marini
- il rafforzamento dei sistemi di osservazione marina e costiera
- la mappatura degli habitat di interesse conservazionistico
Tra le attività già in corso, spicca l’operazione GhostNets, la cui attività ha dato i suoi frutti lungo la costa siciliana, tra Augusta e Siracusa, dove ISPRA ha ispezionato 60.000 m² di fondali, recuperando oltre 30 reti fantasma, alcune lunghe fino a 260 metri, e liberando ampie porzioni di habitat marino.
La scienza e la tecnologia al servizio della biodiversità
Il progetto MER investe anche su infrastrutture tecnologiche all’avanguardia. ISPRA ha già completato la prima campagna oceanografica su larga scala per mappare 79 montagne sottomarine al largo delle coste italiane, molte delle quali inesplorate. I ricercatori hanno raccolto dati cruciali per la conservazione della biodiversità e la valutazione dei rischi geologici.
Il 29 maggio è stata presentata, nell'ambito del Progetto CapSenHAR, la Sentinella del Mare, una moderna unità mobile per il monitoraggio marino costiero. Un vero e proprio laboratorio itinerante in grado di raccogliere dati sulle correnti, la batimetria e lo stato delle acque, offrendo supporto diretto alle aree più sensibili.
Il 15 luglio sarà invece svelato, presso la Camera dei deputati, il rendering della nuova nave oceanografica maggiore dell’ISPRA. Progettata per esplorare fondali fino a 4.000 metri, sarà dotata di sonar, veicoli autonomi, sistemi acustici e propulsione sostenibile.
La minaccia del riscaldamento globale
Il Mediterraneo è oggi uno dei mari più colpiti dal riscaldamento globale. Le ondate di calore estive stanno provocando autentici disastri ecologici: morie massive di organismi sessili come coralli, gorgonie, spugne e ricci, causate dal calore e dallo sviluppo di patologie.
Durante l’estate 2024, le temperature record hanno devastato intere foreste di alghe e praterie di Posidonia oceanica, compromettendo gli habitat di numerose specie.
Il professor Roberto Danovaro, biologo marino e presidente della comunità scientifica del WWF Italia, sottolinea come il Mediterraneo sia un laboratorio naturale dove è possibile osservare e anticipare le dinamiche globali dei cambiamenti climatici. A tal proposito, è stato evidenziato come il pH delle sue acque stia diminuendo tre volte più rapidamente rispetto agli oceani, mettendo a rischio gli organismi calcifici.
WWF: agire subito per tutelare la vita marina
Per affrontare questa crisi, il WWF Italia promuove il progetto LIFE ADAPTS, cofinanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Università di Pisa. In collaborazione con Grecia e Cipro, il progetto mira a trovare soluzioni di adattamento per tre specie simbolo: la tartaruga verde (Chelonia mydas), la tartaruga Caretta caretta e la foca monaca (Monachus monachus), tutte minacciate dalla crisi climatica.
Parallelamente, l’Italia ha aderito all’Accordo di Montreal, che mira a proteggere il 30% delle aree marine e terrestri entro il 2030. L'Italia oggi conta 29 aree marine protette, due parchi sommersi e partecipa alla gestione del Santuario Pelagos, l’unica area protetta transfrontaliera dedicata ai mammiferi marini del Mediterraneo.
Il Mediterraneo offre ossigeno, cibo, equilibrio climatico e biodiversità. È tempo di restituirgli qualcosa, proteggendolo e valorizzandolo come merita. Custodirlo è un dovere verso le generazioni future.

