Sa Pruna

 Montes, panorama dal Monte Novo San Giovanni

L'UGB Sa Pruna, si estende su una superficie di Ha 955 circa di proprietà del Comune di Dorgali. Gli interventi ricadenti in quest’area contemplano lavori di ricostituzione boschiva, interventi colturali, manutenzione di opere infrastrutturali, nonché servizio di prevenzione e lotta antincendi.

“…..e la fame e la febbre di malaria la perseguitavano come cani arrabbiati, una volta mentre scendeva fra i ciottoli, acuti come coltelli, in faccia al sole cremis fermo sopra i monti violetti di Dorgali, un signore l'aveva raggiunta, silenzioso, toccandola per la spalla.”
"Canne al Vento" di Grazia Deledda

Inquadramento geografico:
Provincia: Nuoro Comune: Dorgali Superficie: 955 Ha circa
Aspetti climatici:
Per l’inquadramento del clima della zona, ci si è avvalsi dei dati forniti da Arrigoni (1968) per la stazioni termopluviometriche di “G.na Silvana” e di Calagonone e pluviometrica di C.ra Noce Secca. Un esame dei dati relativi ai parametri termici e pluviometrici mette in evidenza alcuni caratteri significativi della zona. L’inverno è moderatamente freddo per la vicinanza del mare che esercita un’influenza mitigatrice sulle temperature estreme. La temperatura media annua con valore attorno a 12°-18° ci dà un’idea del fenomeno che si verifica nel nostro Comparto Forestale. Altro dato importante è la stagione fredda che si protrae per 6 mesi (180 gg), a Silvana mentre a Calagonone la stagione fredda non esiste, il che porta a desumere che nel C.F. in esame la stagione fredda abbia durata limitata, sia più marcata nelle zone poste ai piedi delle falesie, e abbia comunque scarsa influenza nel ridurre il periodo vegetativo. L’escursione termica annua è abbastanza pronunciata a Silvana, con valori intorno ai 21 °C, che sono quelli più frequenti nella montagna sarda, ma nell’area in argomento risulta in realtà più ridotta. Dall’esame dei minimi assoluti, confortati dalle osservazioni dirette, si deduce che si possono verificare gelate con una certa frequenza ma solo nelle parti più elevate e rivolte a Nord. Il periodo vegetativo ha una durata media di 230-240 gg. Le precipitazioni annue sono notevoli in tutte le stazioni prese in esame, per cui si è vicini alla realtà se al complesso si attribuisce una piovosità media annua di 1000 mm. Le piogge sono concentrate nei mesi autunno-invernali, mentre durante l’estate le precipitazioni sono scarse e prevale il carattere tipico del clima sardo che è l’aridità, la quale ha durata media di 90 giorni. Esse sono in gran parte dovute ai venti del quadrante occidentale, pur tuttavia in questa zona sono frequenti le piogge dovute ai venti provenienti da est. Le precipitazioni nevose sono poco frequenti, e quando si verificano sono di scarsa entità.
Aspetti fitoclimatici:
Dal punto di vista fitoclimatico, seguendo la classificazione fatta dal Pavari (1916), il territorio rientra nel Lauretum con variazioni locali verso la sottozona fredda media e calda a seconda della quota ed in relazione all’esposizione e solo marginalmente per le quote più elevate di M.te Oddeu del Castanetum caldo.
Aspetti geopedologici:
Il substrato geolitologico è costituito da roccia calcarea, da dolomie del mesozoico e da graniti ercinici. Dai calcari dolomitici si originano suoli caratterizzati da rocciosità affiorante e pietrosità elevata, a tessitura franco-argillosa-sabbiosa, scarsamente profondi e soggetti a rischio di erosione. Sono suoli poco permeabili, a reazione neutra, di difficile colonizzazione per la vegetazione. Le maggiori profondità si trovano nelle cavità e nelle depressioni carsiche; occorre ricordare che i processi pedogenetici dei calcari dolomitici richiedono molto tempo, in quanto la frazione minerale dei suoli si forma lentamente dal residuo insolubile. I suoli forestali esistenti sono generalmente costituiti da terre brune tipiche della foresta xerofila, caratterizzate da un orizzonte superficiale organico più o meno sviluppato. Ad altitudini maggiori sono frequenti i rendzina (mollisuoli), aventi orizzonte A scuro, organico e grumoso. Dalle terre brune, si possono formare suoli in prossimità di doline o altipiani. I suoli che si originano dai graniti sono caratterizzati da scarsa profondità, reazione acida e discreta permeabilità, tessitura da sabbiosa-franca a franco-sabbiosa-argillosa. Sono suoli a scarsa fertilità, infatti si hanno bassi contenuti di sostanza organica, fortemente erosi, le situazioni più favorevoli si hanno nelle zone di detrito di falda, dove i suoli raggiungono maggiori profondità.
Aspetti vegetazionali:
La vegetazione è quella tipica del climax delle foreste di leccio e, in parte, del climax termoxerofilo delle foreste miste di sclerofille. Il paesaggio vegetale è peraltro alterato dalla continua azione dell’uomo e presenta preoccupanti fenomeni di degradazione, pur conservando qua e là, lembi della vegetazione forestale pregressa. Il bosco naturale di leccio si presenta alquanto irregolare, prevale il bosco ceduo più o meno intensamente matricinato e degradato, mentre piccoli lembi di fustaia si sono conservati solo nei recessi meno raggiungibili. Su ampie zone, a seguito di sovrapascolamento, incendi e passate utilizzazioni boschive irrazionali, la foresta di leccio ha lasciato il posto a stadi di degradazione più o meno accentuati, che vanno dalle formazioni a macchia nei suoi diversi aspetti (macchia foresta, alta, bassa) alla gariga. La tipologia vegetazionale dominante è la macchia mediterranea secondaria più o meno evoluta, che si insedia nelle zone dove la morfologia e la permanenza di un suolo più o meno profondo lo consentono. Tale formazione vegetale, costituita da sclerofille sempre verdi arborescenti e sviluppatasi a seguito della scomparsa della lecceta che costituiva la fase climax, da un punto di vista fisionomico caratterizzata da Arbutus unedo, Erica Arborea e in maniera minore da Phillirea latifoglia, Phillirea angustifolia, Erica scoparia e sporadiche Genista aetnensis nelle zone alte e Pistacia lentiscus nelle zone basse e più termofile. La dove la macchia evoluta si dirada per motivi topografico-edafici va assumendo più le caratteristiche della macchia bassa e compaiono specie più eliofile come Juniperus oxycedrus, Cistus salvifolius e monspeliensis, Genetista corsica, Lavandula stoechas, Stachys glutinosa.La lecceta la cui estensione è notevolmente ridotta rispetto al passato, viene governata prevalentemente a ceduo. Tuttavia permangono dei lembi governati a fustaia costituiti da esemplari di leccio misto a esemplari arborei di corbezzolo, con presenza nelle zone più elevate e nelle vallette fresche anche se in maniera sporadica, di elementi tipicamente montani come Fraxinus ornus e Genista aetnensis. Lungo i corsi d’acqua e nelle vallette fresche si insedia una vegetazione riparia costituita prevalentemente da Salix e Alnus glutinosa. Nel corso della gestione operata dalla Azienda Foreste Demaniale, attraverso gli interventi di sistemazione idraulico-forestale sono state recuperate consistenti porzioni di territorio degradato a favore di formazioni importanti di leccio consociate con diverse varietà di pini (pino marittimo, pino delle canarie) e cedri.
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