S'Archittu di Santa Caterina, Cuglieri

S'Archittu

Enfatizza la suggestione del sito il colore bianco-avorio della roccia. Il monumento prende nome dalla vicina chiesa di Santa Caterina, unica testimonianza rimasta dell’antico villaggio di Pittinuri. E’ costituito da un arco (archittu, piccolo arco) o ponte roccioso sul mare, alto circa 15 m, modellato con forme sub-arrotondate dall’azione erosiva marina ed atmosferica. E’ il relitto di un’antica grotta di erosione marina, il cui tetto avrebbe ceduto per il susseguirsi violento delle onde e per i sussulti di compressione e decompressione della massa d’aria in essa contenuta.

Provvedimento istitutivo: Decreto Assesorato Difesa Ambiente n. 703 del 29.04.93

Interesse culturale:
Il toponimo Archittu è un diminutivo di arcu, termine logudorese e campidanese che significa “arco” (PAULIS, 1987), qui riferito alla vicina chiesa di S. Caterina, nel cui cortile sono sistemati reperti antichi, tra cui alcuni bétili. Il nome di Pittinuri si riferisce ad un villaggio scomparso, di cui la chiesetta è l’unico resto. Il toponimo Pittinuri deriverebbe da pittu, cima, e nur, radice preromana (PAULIS, 1987); secondo altri (MIGLIOR, 1987), significherebbe “casa del toro” da bith (casa) e uri (toro). Numerosissimi monumenti preistorici costellano le pendici collinari e montane. I siti archeologici più importanti sono riferibili ai periodi punico e romano. Tra i resti punici si ricordano l’area sacra di Sessa e le necropoli di Fame Massa, Furrighesos e Mussori. Nella zona passava la strada romana Tharros - Cornus, documentata da un miliario rinvenuto sul posto. Un’altra iscrizione attesta la presenza della città romana di Cornus con l’indicazione del nome. Il centro abitato era sulla collina di Corchinas (vincolo archeologico con DM del 20.2.1979, registrato il 4.7.1980). L’acquedotto, l’acropoli e gli edifici privati sono visibili sul colle e in regioni Sisiddo, Angrone e Columbaris (vincolo archeologico con DM del 23.2.1979, registrato il 26.4.1979). Altri abitati e necropoli di età romana sono riconoscibili in localita Sant’Imbenia, Lenaghe, Tanca Su Anzu, Mammine, Freari, Utturu e su Clericu, Su Copercu, Filigarzu e Su Laccheddu. Nelle vicinanze sono venute alla luce imponenti rovine di un centro paleocristiano. A causa della profonda trasformazione di tutta la costa per uso turistico, solo le necropoli punica e romana sono discretamente conservate. Nei pressi di Santa Caterina sorgono la torre Pittinuri, ancora ben conservata, e la torre Su Puttu, in condizioni non altrettanto buone, entrambe risalenti al secolo XVI. Nelle vicinanze si trova anche la chiesa diruta di S. Elena. L’interesse della visita sarà arricchito dalla Collezione archeologica di proprietà del Comune di Cùglieri.
Tutela e valorizzazione:
Lo stato di conservazione del monumento appare comunque buono, ma la sua durata nel tempo è certamente precaria, per quanto non si segnalino crolli recenti. Minacce di crollo del bordo della falesia si verificano più a N, dove il processo erosivo viene favorito dalla lavorazione della terra per uso agricolo fino al limite della falesia. Il maggior pericolo tuttavia è da vedersi nella perdita d’immagine a causa della crescente antropizzazione della costa: le costruzioni sono aumentate al punto da formare tre nuclei abitati: S. Caterina, S’Archittu e Torre del Pozzo, con un totale di circa 300 residenti. Lo sviluppo edilizio è cominciato negli anni Cinquanta a S. Caterina, proseguendo poi negli anni Settanta fino a formare gli altri due nuclei. L’abbattimento della roccia per la ricerca e la raccolta di fossili è uno dei pericoli di compromissione del monumento. Nonostante il divieto esistente, si continua anche ad effettuare la raccolta dei datteri di mare. La vista si gode anche dalla ss 292. Il percorso a piedi riguarda un sentiero in buone condizioni di circa 500 m. Il sito può essere meta di escursioni via mare e via terra. L’accesso via mare avviene a partire dalla cala di S. Caterina (scivolo in cemento) e dal porto di Torre Grande, attrezzato per imbarcazioni più grandi. La tutela deve mirare a contenere la frequentazione diretta di persone via terra sulla zona dell’arco, allo scopo di alterare il meno possibile lo stato naturale dei luoghi, già sottoposti a forte pressione antropica nella stagione balneare. S’Archittu si inserisce in un itinerario naturalistico della costa dal Sinis fino a Punta Foghe o, volendo, in un itinerario misto che comprende i resti archeologici. Un progetto di valorizzazione infatti riguarda il sito archeologico di Cornus-Columbaris, dove si costruiranno la strada di accesso e una guardiania, attrezzando l’area per la visita.
Emergenza naturale e ambiente:
L’arco in roccia sul mare chiamato S’Archittu - circa 15 m di altezza - è stato modellato dall’azione erosiva marina e degli atmosferili nei calcari detritici fossiliferi (Echinidi e Bivalvia) della sequenza sedimentaria del Miocene medio inferiore, articolati in vari promontori. Esso rappresenta il resto di un’antica grotta di erosione marina. L’impeto delle onde ha fatto crollare il tetto al fondo della grotta, per il loro urto diretto e soprattutto per i sussulti di compressione e decompressione della massa d’aria in essa contenuta. Si distinguono due solchi di battente, di cui uno attuale e l’altro più antico. Sulla piattaforma di abrasione marina, nelle immediate vicinanze dell’arco, sono presenti tracce di conglomerato marino fossilifero (Panchina Auct.) del Quaternario. Nel modellamento della scogliera prevalgono le forme subarrotondate, dovute all’abrasione del mare piuttosto che all’erosione per crolli successivi. La parte sovrastante l’arco è coperta di rada gariga, molto compromessa dal calpestio. Al termine del ciclo vulcanico oligo-miocenico si instaura dapprima un ambiente continentale, testimoniato dai depositi lacustri di tufi contenenti resti di conifere, affioranti nei pressi di Cùglieri, e successivamente un ambiente marino, con deposizione di marne calcaree, calcari e calcareniti fossiliferi. Questi terreni sedimentari si sviluppano nella fascia costiera da Cabras fino a Bosa, spesso obliterati e/o ricoperti dalle successive vulcaniti, ma ben esposti nell’area tra Torre Su Puttu e Santa Caterina. Lungo la costa affiora prevalentemente la facies calcareo-arenacea, di colore bianco avorio, fossilifera con abbondanti resti di Echinidi, Lamellibranchi e Gasteropodi e stratificazione regolare debolmente inclinata verso O, attribuita da COMASCHI CARIA (1959), su base paleontologica, al piano Elveziano del Miocene medio. Nell’entroterra, oltre alla facies calcarea, è molto diffusa quella marnosa, conosciuta nella zona come “tufo”, estratto in numerose cave come materiale da costruzione. L’ambiente continentale è testimoniato da depositi detritici del Quaternario, rappresentati da sottili coltri alluvionali e piccoli conoidi di deiezione fluviale, nonché dalle sabbie di origine eolica, ben sviluppate al confine con il Sinis, mentre l’ambiente marino è indicato da conglomerati e arenarie fossilifere (Panchina Auct.). Il tratto di costa nei sedimenti miocenici è articolato in una serie di promontori rocciosi alternati a cale orientati parallelamente alla costa, secondo fratture dirette mediamente N - S. Essi sono il risultato dell’azione erosiva e modellante del mare di maestrale, il vento dominante di NO, che raggiunge spesso velocità assai elevate. Nelle cale più riparate è prevalsa la formazione di piccole piane di deposito alluvionale che permettono l’approdo di natanti e hanno favorito l’insediamento umano. Anche l’arco, modellato dall’azione erosiva marina e degli atmosferili nei calcari detritici fossiliferi della sequenza sedimentaria del Miocene medio-inferiore, è il risultato del processo evolutivo della costa in arretramento. Altre forme dovute all’azione erosiva del mare sono le piccole piattaforme di abrasione marina ed i solchi di battente, attuali e fossili, incisi nella scogliera. La fascia costiera tra Torre Pittinuri e Torre Su Puttu appartiene all’ambiente miocenico del Sinis, che, laddove si avvicina al mare, è caratterizzato da morfologie simili di falesie interrotte da canaloni o da spiagge dunose molto estese. Nella vicina penisola del Sinis si segnala l’Arco di Su Tingiosu, modellato in una formazione simile. L’area rientra nel perimetro del Parco naturale del Sinis- Montiferru, nel punto in cui la località raccorda la parte collinare - montana vulcanica del parco (Montiferru) con la parte pianeggiante costiera sedimentaria (Sinis), così riunendo i pregi di due unità paesaggistiche diverse. Le attrattive sceniche del sito sono accresciute dalla vicinanza di altri elementi pure di interesse naturalistico, quali la spiaggia dunare di Is Arenas e la morfologia vulcanica del Montiferru con la grande colata tra il Rio Sàlighes e il Rio di S. Caterina, che ha dato luogo ad una lunga falesia uniforme, affacciata sul mare da 50-70 m slm. La falesia è interrotta dalla Cala di Foghe e orlata da isolotti e scogli. In località Su Fossigheddu si trova un altro arco in roccia. Tutta questa zona è stata a lungo disabitata e pertanto conserva una flora e una fauna relativamente intatte. Con la scomparsa dell’antico villaggio di Pittinuri e fino al recente ripopolamento erano rimaste sul posto soltanto dimore di pastori. L’interesse paesaggistico-geografico è dato anche dalla presenza di un nucleo agrario di riforma fondiaria, la Borgata ERSAT ubicata sulla colata lavica a N di S. Caterina.
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