Altudè

Foresta Demaniale di Altudè - Digital Library

Il territorio comprende la foresta demaniale di Artudè (circa 900 ettari pervenuti nel 1983 all’Ente Foreste dall'ex Azienda Foreste Demaniali) ed il cantiere forestale Sa Cropecata-Tuppui (ulteriori 300 Ha di proprietà del comune di Lula). Ricade all'interno dell’area proposta come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) denominata “Monte Albo”. Dal punto di vista altimetrico l’area si estende da quota 1.101 m. slm di Mesu 'e Puntas a quota m. 577 di Prariu Altudé

Superficie: ha 1202

 

Aspetti climatici:
L'inverno è moderatamente freddo, potendo usufruire dell'azione termoregolatrice del mare data la modesta distanza da questo. La temperatura minima del mese più freddo con un valore di 2,5 °C dà un'idea dell'intensità del fenomeno. La stagione fredda, calcolando la sua durata in base ai giorni con temperatura media inferiore o ugale a 10 °C, si protrae per quattro mesi. L'escursione termica annua è abbastanza pronunciata con 19,2 °C. Il minimo assoluto con -7 °C, indica che si verificano gelate che possono provocare danni alla vegetazione o ridurne il periodo vegetativo (che dovrebbe essere di 320 giorni l'anno) se si considerano i giorni con temperatura superiore a 10 °C (soglia che rappresenta il minimo indispensabile per lo svolgimento dell'attività' fisiologica di molte piante presenti). Le precipitazioni medie annue delle stazioni considerate sono notevoli e, si ritiene di essere vicini alla realtà se al Montalbo si attribuisce una piovosità media di oltre 900 mm. Le precipitazioni sono concentrate nel periodo invernale, in questa stagione si ha infatti il primo massimo, il secondo essendo invece autunnale. Le pioggie vanno via via decrescendo per diventare scarse d’estate, rispecchiando quelle che sono le caratteristiche del clima mediterraneo. Il periodo di aridità si protrae da metà giugno fino alla fine di settembre per complessivi 105 giorni.
Aspetti geopedologici:
Interessato da intensi fenomeni carsici (campi carreggiati, doline, voragini etc...) si sono originati suoli in cui sono riscontrabili caratteristiche che bene esprimono le relazioni esistenti tra l'ambiente in genere, la sua morfologia, la vegetazione, l'azione antropica e il substrato pedogenetico su cui si sono evoluti. In condizioni morfologiche estremamente difficili (pendenze elevate, aree di vetta) i suoli sono sempre sottili (10-20 cm.) e associati alla roccia nuda affiorante (75%). Alla base di ripidi pendii o versanti che hanno subito forti utilizzazioni boschive o incendi, si sono accumulati notevoli quantità di materiali provenienti dai suoli. erosi a monte. Altre zone sono caratterizzate dalla presenza di detriti grossolani ed uno strato poroso, a volte profondo oltre 30 cm, che ne esalta la capacita' di ritenzione idrica permettendogli di ridurre il deficit idrico estivo anche a favore di un maggior rigoglio della vegetazione che vi insiste. Spesso, a seguito di fasi erosive di un recente passato (anche a seguito di tagli boschivi troppo intensi con conseguente brusca interruzione di copertura) si è determinata una perdita di fertilità e l'affioramento del substrato roccioso. Ma la categoria di suoli maggiormente diffusa in tutto il Montalbo è quella caratterizzata da ricchezza di ossidi di ferro ed alluminio che gli fanno assumere una colorazione rossastra (Rhodoxeralfs) quando non e' influenzato dalla sostanza organica: si tratta delle "Terre Rosse" spesso associate alla roccia nuda affiorante sui versanti acclivi, dove la foresta di leccio e' stata sostituita da macchie e garighe. La parte fertile di questo suolo è spesso relegata alle spaccature del calcare, che talvolta costituiscono sacche di terra anche di alcuni metri di profondità. Su questi suoli la 'foresta di leccio, anche dove oggi e' scomparsa, ha contribuito alla formazione di profondi orizzonti ricchi di sostanza organica, soffici con presenza di humus.
Aspetti vegetazionali:
La vegetazione del Monte Albo è formata in gran parte da specie tipiche dell’area mediterranea ed è costituita da circa 660 specie elemento questo che la distingue come area di notevole importanza botanica per la ricchezza e la peculiarità della flora in esso presente. Tra le specie, alcune sono particolarmente rare in senso assoluto (endemismi), altre lo sono nell’ambito della Sardegna o del bacino mediterraneo, altre ancora, la maggior parte sono piante distribuite su aree geografiche molto vaste e talune cosmopolite. Nel cantiere forestale di Artudè, da un punto di vista fisionomico-strutturale, il tipo di vegetazione forestale piu' rappresentativo e' il bosco di leccio, diffuso nelle localita' "Pranu de Altude', Sa Palitta, Sa Costera, Calancone, Cuile Ortorutta, anche perchè le condizioni di relativa aridita' estiva, (le precipitazioni occulte non sono trascurabili), e il moderato freddo invernale (Sottozona media del Lauretum di Pavari e sottozona fredda nelle esposizioni nord) costituiscono l'optimum per la specie. La foresta di leccio, molto densa, nel suo corredo floristico e nel suo rado sottobosco non ammette che pochi elementi tolleranti dell'ombra: Phillirea latifolia, Ruscus aculeatus, Arbutus unedo, Crataegus monogyna, Viburnum tinus, Cyclamen repandum, Epipactis latifolia, Geranium lucidum, Carex halleriana etc. Nelle zone piu' elevate e con esposizioni a nord spesso al leccio si associano, anche se in maniera sporadica, elementi montani come Acer monspessulanum, Sambucus nigra, Amelanchier ovalis, Taxus baccata, Sorbus aria. Quando lo strato arboreo si dirada, per motivi topografico-edafici e per conseguenza di interventi antropici sul soprassuolo, subentrano elementi piu' eliofili come Juniperus oxycedrus e phoenicia, Erica arborea, Pistacia lentiscus, Asparagus acutifolius. Su vaste zone, (in localita' "Praza sa Ichedda, Su Crapolu, Mangallu, Sa e Mussinu, Janna Cummitarvu, Janna Aiutu e Voe), l'intervento antropico, (come dimostrano le frequenti piazzuole dei carbonai che si incontrano nel percorrere il bosco e risalenti all'ultima utilizzazione di trentasette anni fa) sul preesistente bosco di leccio, ha determinato la comparsa di stadi di vegetazione secondaria rispetto a quella che era la fase climax della foresta di leccio originaria, aprendo la strada alla degradazione. Il risultato e' che oggi vaste porzioni del territorio in esame risultano coperte da macchie e garighe fino ad arrivare agli estremi della roccia nuda, soprattutto là dove l'intervento antropico ed il pascolo, associato a particolari condizioni stazionali (pendenze accentuate) e all'azione erosiva delle acque meteoriche hanno favorito la messa a nudo della roccia madre. In queste formazioni di origine secondaria le specie vegetali che si incontrano piu' frequentemente sono Phillirea latifolia e angustifolia, Juniperus oxicedrus e phoenicea, Pistacia lentiscus, Rosmarinus officinalis, Stachys glutinosa e nelle zone piu' elevate Teucrium marum e polium, Anthyllis hermanniae, Santolina corsica ed Euphorbia spinosa. Nelle zone rupestri e di vetta è presente una flora spesso ricca di specie rare e di endemismi nonché formazioni ad arbusti montani prostrati.
Aspetti faunistici:
La fauna e i biotipi presenti nel Montalbo sono numerosi e lo classificano verosimilmente come “biotopo di importanza internazionale”. La fauna principale presente nella Foresta Demaniale di Artudè annovera specie come la Pernice sarda (Alectoris barbara), la Lepre sarda (Lepus capensis maditerraneus), il Gatto selvatico (Felis libica sarda), la Martora (Martes martes latinorum), il Topo quercino (Eliomys quercinus sardus), il Cinghiale (Sus scrofa), il Muflone (Ovis musimom), Il Geotritone del Montalbo (Speleomantes flavus), l’Aquila reale (Aquila chrysaetos), la Poiana (Buteo buteo arrigonii), l’Astore (Accipiter gentilis arrigonii), il Barbagianni (Tyto alba), il Discoglosso sardo (Discoglossus sardus), la Raganella sarda (Hyla sarda), la Biscia dal collare (Natrix natrix), il Rinofolo minore (Rhinolophus hipposideros), il Rinofolo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum), il Vespertilio di capaccinii (Myotis capaccinii). La gestione dell’attività faunistica nella F.D. Artudè è incentrata sull’acquisizione di un’adeguata conoscenza delle caratteristiche della popolazione di Mufloni (consistenza, distribuzione, stato sanitario) presenti sul Monte Albo di Lula, premessa indispensabile per una adeguata pianificazione. Dopo aver realizzato un approfondito studio del territorio, al fine di acquisire tali conoscenze, si effettueranno censimenti primaverili ed autunnali, che impegneranno il personale di Cantiere, debitamente formato. All’attualità si è già provveduto al ripristino dei punti d’acqua esistenti impedendo così durante il periodo estivo la discesa dei mufloni nel fondovalle che causava una notevole mortalità nella popolazione presente.
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